Roma versava alla fondazione quattromila euro l'anno. Ora il contributo è stato annullato. La Lega applaude. Da quest'anno - anzi: dal 2010 - il ministero dei Beni Culturali recupererà una cifra faraonica da reimmettere nel sistema culturale notoriamente a corto di risorse. Sono i quattromila euro tagliati alla Fondazione Camillo Cavour, l'ente morale che persegue l'obiettivo di conservare e valorizzare il castello nel quale si è svolta per generazioni la vita della famiglia Benso di Santena, poi dal 1649 anche marchesi di Cavour: quattromila euro l'anno, azzerati tramite una nota comunicata prima dell'avvio delle celebrazioni di Italia 150. Un tempismo perfetto: alla luce della ricorrenza e del fatto che Cavour è stato uno dei fari del processo risorgimentale. Il contributo a tre zeri, roba da Mille e una Notte, è stato soppresso a partire dall'esercizio 2010: un taglio del 100 su un obolo, o poco più. Quanto basta per amareggiare Nerio Nesi, presidente dell'Associazione Amici della Fondazione Cavour, e fargli seriamente pensare di gettare la spugna: «Quattromila euro in più o in meno non cambiano nulla, ma è uno schiaffo morale». Nessuna motivazione a corredo dell'annuncio? «Nulla». E adesso? «La tentazione di mollare tutto è forte. Oltretutto, non percepisco nulla per questo incarico. Anche così, mi chiedo se sia giusto arrendersi all'evidenza dei fatti». La speranza è che parte dei fondi destinati al Comitato nazionale Cavour, istituito per volontà del ministero, sia girata alla fondazione. Un'altra rassicurazione è arrivata da Giuliano Amato, presidente del Comitato dei garanti per le celebrazioni del Centocinquantesimo dell'Unità d'Italia, informato mentre si trovava a Torino con il Capo dello Stato. A parziale consolazione, la fondazione non vive dei famosi quattromila euro. Il Comune di Torino, proprietario del castello di Santena, versa 80-90 mila euro l'anno. Un contributo analogo, almeno in teoria, dovrebbe arrivare dalla Regione: «Siamo in attesa di capire se verrà confermato», precisa Nesi. Poi ci sono gli interventi una tantum delle fondazioni bancarie 250 mila euro dalla Compagnia di San Paolo per riparare i tetti del castello, altri 110 mila dalla Fondazione Crt per ripristinare il parco secolare - e della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, che con 110 mila euro ha restaurato la cappella funeraria dei Benso di Cavour visitata lo scorso giugno dal presidente Napolitano. Lo Stato contribuiva con quattromila euro l'anno: cifra esigua, come aveva lamentato Nesi in varie occasioni. Sorpresa: ora non c'è più nemmeno quella. «Fatto grave - commenta il presidente della Provincia Saitta - Per le celebrazioni torinesi di Italia 150 da Roma non è arrivato un euro, questa è la goccia che fa traboccare il vaso». Di diverso avviso Mario Carossa, capogruppo della Lega Nord in Regione: «E finito il tempo dei contributi a pioggia, inutile invocare la politica del rigore se poi ciascuno difende il suo orticello. Penso che Nesi, data la sua lunga carriera, saprà mettersi in gioco e di recuperare ben più dei soldi tagliati». Il più pragmatico è Enzo Ghigo. «Ai Beni Culturali si è insediato un nuovo ministro, vediamo che succede - commenta il numero uno del Pdl -. Altrimenti chiederemo alla Regione o al Comitato Italia 150 di farsi carico della somma. Non mi pare un problema insormontabile».