Gli italiani "consumano" più cultura. E questo nonostante la crisi. Nel 2010, infatti, il pubblico ha riempito teatri e cinema (rispettivamente 13,5 e 13,2 rispetto al 2009), non è mancato ai concerti di musica classica ( 5,9), ha visitato mostre e musei ( 3,8) e siti archeologici ( 2,3). E quanto emerge dal settimo rapporto di Federculture - la federazione che raggruppa aziende pubbliche (partecipate, dunque, da regioni ed enti locali) attive nel campo della cultura e del tempo libero - presentato ieri a Roma. La fotografia è significativa sia perché dà conto di una realtà in controtendenza rispetto a una congiuntura poco favorevole, sia perché registra un aumento di consensi per la cultura dopo un periodo di calo. Come nel caso del patrimonio storico e artistico: per un biennio musei e siti archeologici statali hanno perso visitatori,mentre nel 2010 hanno visto aumentare le presenze ( 64). Di pari passo sono cresciuti gli incassi. Per esempio, nel settore dello spettacolo, nel primo semestre 2010 la spesa complessiva ha raggiunto 1.662 milioni ( 8,3 rispetto al corrispondente periodo del 2009). In particolare, le biglietterie dei cinema hanno visto crescere i propri introiti del 25 e il teatro di quasi i14 (e questo nonostante un calo del 7 dell'offerta di spettacoli). Non altrettanto positiva, invece, la situazione dei finanziamenti. Quelli pubblici nel 2010 hanno continuato a diminuire e solo l'altro ieri, con un decreto legge, la quota 2011 è stata reintegrata. Sono calati anche gli aiuti privati: l'anno scorso le sponsorizzazioni alla cultura sono state di 181milioni ovvero il 30 in meno rispetto al 2008. In diminuzione anche i contributi delle fondazioni di origine bancaria - nel 2009 (ultimi dati disponibili) sono stati di 408 milioni, il 20 in meno rispetto al 2008 - e le erogazioni liberali destinate al patrimonio storico-artistico e allo spettacolo. Queste ultime, nonostante assicurino la completa deducibilità dal reddito d'impresa delle somme versate, nel 2009 si sono fermate a 294milioni (-7 sul 2008). A questo proposito Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa San Paolo, ha rilevato come una più appropriata leva fiscale sarebbe in grado di attirare verso la cultura maggiori risorse private. Roberto Grossi, presidente di Federculture, ha invece sottolineato la necessità di «una vera politica culturale, che deve entrare a far parte delle strategie nazionali».