Da sindacati e operatori soddisfazione per lo sblocco delle assunzioni. «Ma dopo i crolli nessun intervento» Via dell'Abbondanza è tagliata in due dalle macerie della scuola dei gladiatori; le domus di «Pansa» e della «Fontana Piccola a Mosaico» sono state interdette al pubblico durante l'inverno perché inagibili in quanto interessate da lesioni delle strutture; tredici case dal primo gennaio sono state chiuse per la mancanza di fondi e di personale: Amorini Dorati, Menandro, Sallustio, Marco Lucrezio Frontone, Obellio Firmo, Ara Massima, Quattro Stili, Casca Longa, Giulio Polibio, Casti Amanti, Fontana Piccola, Foro Boario e Termopolio. Alla vigilia dell'alta stagione turistica il quadro degli scavi di Pompei è a dir poco preoccupante. Tra crolli, aree transennate e proibite, ai turisti resta ben poco da vedere. E all'indomani del varo del provvedimento governativo che dedica a Pompei una norma straordinaria, sbloccando un buon numero di assunzioni di operai e tecnici, l'auspicio che arriva tanto dalla Soprintendenza quanto dalla città nuova è che il nuovo corso possa cominciare il prima possibile. La preoccupazione che il rimedio arrivi troppo tardi è palpabile: peraltro, denunciano i sindacati, nel piano triennale degli interventi di restauro e messa in sicurezza del sito non sono previsti interventi incisivi. Con un occhio a Roma e l'altro ben aperto sugli uffici della soprintendente Cinquantaquattro gli stessi sindacati, compatti come non mai, dichiarano lo stato di agitazione del personale e lanciano un ultimatum alla soprintendente: «O ci riceve o chiudiamo gli scavi per sciopero». L'aut aut di Cgil, Cils, Uil, Unsa e Flp è giunta al termine dell'assemblea di ieri, che ha tenuto i turisti fuori dagli scavi per due ore. I sindacati esprimono preoccupazione e allarme rispetto al blocco della macchina amministrativa e, su mandato dei lavoratori, denunciano «l'inefficienza organizzativa della soprintendente, in quanto, nonostante sia stata chiesta ripetutamente la convocazione urgente di un tavolo di trattative sull'organizzazione del lavoro, ancora non abbiamo ricevuto risposte». «Manca totalmente una organizzazione del lavoro - spiegano Carolina lapicca e Antonio Pepe, rispettivamente segretario provinciale e locale della Cisl - che tenga conto dei numerosi pensionamenti e stabilisca, in modo chiaro e determinato, le funzioni, le competenze e le attività assegnate a ciascun lavoratore, a partire dagli archeologi, dai tecnici, dagli amministrativi per arrivare al personale operaio e di vigilanza». Grave - incalza Carolina lapicca - è anche il problema relativo alla messa in sicurezza degli scavi di Pompei. «Dopo i crolli nulla si è fatto se non la chiusura precauzionale di alcune domus e, nonostante la situazione di pericolo, nella programmazione triennale dei lavori poco o nulla è stato previsto per Pompei. Se si continua su questa strada - continua la Iapicca - l'area archeologica più conosciuta al mondo rischia di diventare un ricordo il modello di gestione e di organizzazione concordato tra amministrazione e sindacati». Cgil, Cisl, Uil, Unsa e Flp, nel documento siglato in assemblea chiedono la continuità di attuazione degli accordi sindacali sottoscritti in precedenza; l'autonomia di Pompei come valore generale; la valorizzazione delle risorse umane; il pagamento delle indennità accessorie; la ripresa immediata delle contrattazioni; le relazioni sindacali come valore fondamentale. «Altrimenti - ribadiscono le sigle sindacali - gli scavi di Pompei, Ercolano, Stabia, Oplonti e il museo di Boscoreale chiuderanno per sciopero». Per Libero Rossi, coordinatore nazionale della Cgil, «Pompei è la sconfitta dei beni culturali». «Il problema Pompei - sottolinea Rossi - deve essere risolto in maniera serie e adeguata, non con risposte insufficienti del Governo. I problemi gravi sono di natura strutturale, economia e sono scaturiti dai dirigenti che non brillano per efficienza e preparazione. Chi decide di chiudere Pompei perché piove, non conosce cos'è Pompei e cosa rappresenta per l'economia italiana. Gli scavi hanno bisogno di una squadra di manutentori senior, con esperienza, e non novelli architetti e archeologi. Pompei è una città vasta che ha bisogno di dirigenti agguerriti e con esperienza acquisita sul campo, che rimangano al comando per lungo tempo. Quando Veltroni si è inventato il city-manager è stato un disastro, anche se prima non andava certo meglio. Come è stata un disastro l'era commissariale». La rabbia Confederali e autonomi in assemblea «Per il rilancio serve l'autonomia finanziaria».