Per un ministro veneto come Giancarlo Galan che arriva alla Cultura con il vento in poppa del Fus il Fondo unico per lo spettacolo - ripristinato per le fondazioni liriche, a cominciare dalla Fenice (oltre che per altre istituzioni culturali), c'è n'è un altro, veneziano, che non ha affatto gioito e ha anzi espresso tutta la sua contrarietà al provvedimento prima del Consiglio dei Ministri che l'ha varato. E' il ministro dell'Innovazione Renato Brunetta, candidato sindaco mancato di Venezia e da tempo «nemico» delle fondazioni liriche Fenice compresa e di quelli che considera i loro sprechi. Brunetta, dicono i rumors di Palazzo Chigi, ha provato a porre un freno al provvedimento sulla cultura prima della sua approvazione che le opposizioni hanno presentato come una vittoria delle loro proteste - ma è stato rapidamente messo in minoranza, con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, suo primo sostenitore, spalleggiato da Galan oltre che da Bondi e con Berlusconi e soprattutto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ormai convinti a mettere «benzina» nella cultura, attraverso la nuova tassa sui carburanti legata anche ai costi dell'intervento militare in Libia. Per questo sui fondi restituiti alla Cultura, Brunetta è restato muto come un pesce e ieri, alla richiesta di un giudizio sul provvedimento del Governo, si è trincerato dietro un seccato e eloquente «no comment». Ma parlano per lui le precedenti dichiarazioni sul tema. Brunetta ha già accusato le fondazioni liriche di essere «centri di spesa inefficienti e clientelari nei quali non c'è trasparenza e non si giustificano gli occupati», «piuttosto che chiudere una scuola, chiuderei il Fus». E intervenendo alla Bocconi qualche tempo fa aveva ribadito: «Gli enti lirici sono luoghi di accumulo di privilegi e sperpero e lavoro tutti i giorni per combattere queste due cose. Pensate che non posso più entrare alla Fenice perché mi insultano». E' solo di poche settimane fa, infine, la polemica pesante e diretta con il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni che lamentava che non si fosse speso per i fondi aggiuntivi da stanziare per la Fenice, che avevano invece privilegiato l'Arena di Verona e la Scala di Milano. «Abbiamo scelto di premiare - aveva ribattuto Brunetta al sindaco II ministro all'Innovazione Renato Brunetta le realtà virtuose, Orsoni si dia da fare perché forse La Fenice non lo è». .Per questo, adesso, l'improvvisa apertura dei rubinetti dei fondi per le fondazioni liriche da parte del Governo resta per Brunetta che ne fa parte un boccone amaro da digerire. Per questo, non potendo criticarla, se ne sta in silenzio, dopo avere invano cercato di impedirla. Intanto sul ritorno dei fondi alla cultura il responsabile veneziano del settore del Pd Gabriele Scaramuzza osserva che sarebbe bastato riunire nell'Election Day il voto amministrativo e quello dei referendum per evitare di dover aumentare la tassa sulla benzina per finanziare la cultura.