Per quanto contenti si possa essere che Sandro Bondi finalmente lasci la poltrona di ministro dei Beni Culturali, non possiamo non condividere la frustrazione che il poveretto deve avere accumulato durante tutto il suo dicastero. Se ne va Bondi e arriva Giancarlo Galan. Speriamo. L'Italia ha bisogno di una cultura sana, dinamica, propositiva e attiva. Bondi esce facendo la lista della spesa di quello che ha fatto. Il problema non è quello che ha fatto, anche se problemi con il suo fare ne ha creati moltissimi, ma i risultati raggiunti con le sue azioni. A occhio nudo è difficile individuare qualche successo. Non è sufficiente dire «ho assunto Mario Resca». È necessario che venga fatta una lista semplice e dettagliata di quello che Resca ha, per esempio, concluso e raggiunto nel corso del suo mandato di manager culturale. La lista dei malanni della nostra povera Italia li conosciamo. Vorremmo capire quali, anche se poche, cure gli sono state somministrate. Non si chiede molto. Una paginetta con una decina di punti, con qualche numero chiaro. Nulla di più. Questione di una mezz'ora di lavoro. Basta con i paragoni con la Francia e le percentuali. Dateci due tre fatti, due tre risultati che ci facciano capire chiaramente cosa il ministero dei Beni Culturali e i suoi manager hanno concluso. Dateci qualche cifra, di spesa o investimento, comprensibile per noi comuni mortali senza una laurea in economia o matematica. Inutile dire 260 miliardi tolti o dati. Diteci come sono stati spesi anche solo 300mila euro. Tanto per capire. Quando io leggo che la Comunità europea ha chiesto indietro 700mila euro al Comune di Napoli perché quei soldi dovevano andare a investimenti per progetti culturali a lungo termine e non al concerto di Elton John, capisco chiaramente quale è il problema e l'entità della spesa. Uno degli obiettivi del nuovo ministro dovrebbe essere proprio quello di fare chiarezza sulla spesa e sugli investimenti. Fare capire la differenza fra progetti a lungo termine con i quali costruire infrastrutture culturali,programmi di vasto respiro e durata e spese per eventi temporanei e intrattenimento. Il grande equivoco oggi nel nostro paese è quello che porta a confondere l'intrattenimento, che distrae, con il tessuto e i contenuti culturali che danno alla società la capacità di crescere e di migliorare. La cultura deve comunicare un bisogno collettivo di conoscenza, non trasformarci tutti e solo in consumatori di concerti o di mostre. Il patrimonio artistico che ci circonda è stato costruito da signori che volevano sicuramente la loro visibilità ma credevano anche in una visibilità che avrebbe dovuto continuare oltre il loro tempo storico. I Medici quando costruivano una chiesa o un palazzo avranno pure loro voluto fare "comunicazione", ma la loro era una comunicazione che durava non un fine settimana ma qualche secolo, anzi un eternità. Il ministro Galan ha questo difficilissimo compito; riportare lo sguardo della cultura oltre il fine settimana, oltre la partecipazione a Che Tempo che Fa o a Porta a Porta. Non gli chiediamo eternità, ma continuità. Sarà complicato riuscirci. Infatti, vedendo Bondi uscire di scena, viene spontanea la domanda: aldilà delle proprie capacità individuali è possibile per un ministro della Cultura riuscire davvero a cambiare qualcosa? Riuscire a semplificare bilanci faragginosi e macchinosi? Trasformare la mentalità politica collettiva? Cambiare le regole? Rifiutare la processione di questuanti che si forma davanti alla porta del ministero per chiedere ora una mostra, ora un posto in Rai, ora un angolo alla Biennale, ora una piazza da invadere con qualche orrenda scultura eccetera eccetera? Sarà possibile per un povero ministro concentrarsi sul vero da farsi e ignorare questo sottobosco retrivo che sembra esistere solo in Italia, o almeno sembra esistere in questa sua natura perversa e pervasiva solo qui da noi? Le vere sfide del neo ministro saranno quella di contenere il vizio italico del "favore", che nella cultura assume dimensioni inimmaginabili, quella di semplificare i bilanci, trasformare i funzionari statali in manager dando loro una dignità economica ma anche un effettiva responsabilità amministrativa e programmatica. Dall'Agricoltura alla Cultura. Campi diversi ma con regole simili. Bisogna seminare. Bisogna raccogliere. La cultura come la natura ha i suoi tempi. Tempi molto più lunghi e regolari di quelli dei governi e della politica.
Se Galan volesse fare sul serio. Ecco un elenco
Il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, lascia la carica e arriva Giancarlo Galan. La critica è che Bondi non ha fatto abbastanza per migliorare la cultura italiana, e che i risultati del suo mandato sono difficili da individuare. Il nuovo ministro ha il compito di fare chiarezza sulla spesa e sugli investimenti del ministero, e di distinguere tra progetti culturali a lungo termine e spese per eventi temporanei. La cultura deve comunicare un bisogno collettivo di conoscenza, non solo intrattenimento. Il ministro Galan ha il difficile compito di riportare lo sguardo della cultura oltre il fine settimana e di cambiare la mentalità politica collettiva.
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