Se c'erano dubbi che il nuovo incarico di governo di Giancarlo Galan fosse un vero ginepraio, è bastata la prima giornata da ministro della cultura a dissiparlo: da un lato è già stato subissato dalle "suppliche", dall'altro ha avuto i primi incontri col capo di gabinetto Nastasi e i direttori generali del ministero, che gli hanno prospettato una situazione quantomeno "delicata". Non si pensi infatti che il ripristino del Fondo unico dello spettacolo ai livelli del 2010, anzi 24 milioni di più, abbia d'un tratto cancellato tutti i problemi del mondo della cultura e dello spettacolo. Se ci limitiamo all'osservatorio veneto, ad esempio, la situazione resta pesante per tutti, con l'aggravante che l'arrivo di Galan è vissuto con grandi aspettative, destinate in parte a rimanere deluse. Va fatta una premessa: i 428 milioni complessivi del Fus devono ancora essere "spacchettati", quindi nessuno sa quanto andrà ai diversi comparti; per questo fra le prime incombenze del ministro ci sarà la convocazione della consulta dello spettacolo, che durante l'ultima fase della gestione Bondi non si era riunita per protesta contro i tagli. Per cercare di orientarsi su come sarà il riparto, ci si può basare solo su quanto accaduto nel 2010, quando la lirica si era incamerata da sola il 47-48 del Fus, il cinema il 18, e il resto era stato suddiviso fra teatro, musica e danza. A questo vanno aggiunti i 255 milioni per la tutela dei beni culturali (erano 199 nel 2010, poi scesi a 125 nella prima stesura della finanziaria di quest'anno) e la conferma dei 14 milioni per gli istituti culturali, che in origine erano stati dimezzati. Vediamo sommariamente cosa dovrebbe accadere ora per alcuni enti culturali veneti: la Biennale ritroverà i suoi 5.2 milioni del contributo ordinario e i suoi 7.1 milioni per il cinema, il che metterebbe in sicurezza la Mostra; la Fenice riavrà i suoi 14 milioni, ma rimarrà con uno sbilancio di 2.2 milioni derivati dai tagli di fine 2009: la fondazione si attende però dalla convocazione del 6 aprile in Regione il ripristino di una parte dei contributi straordinari del passato, anche per riequilibrare il versamento aggiuntivo di 3 milioni di euro (contro 800mila) ottenuto dalla "concorrente" Arena di Verona col decreto "milleproroghe". Cambierà molto poco, purtroppo, nella grave situazione in cui versano gli istituti di cultura, a partire dalla Querini Stampalia, che dal ministero ottenevano ormai poche briciole, ma che hanno perduto via via i contributi degli enti locali, delle fondazioni e dei privati. Ecco, per evitare di doversi limitare ad amministrare una pre-bancarotta Galan dovrebbe perfezionare le modalità di coinvolgimento dei privati. Poi ci sono i restauri (le Gallerie dell'Accademia, che avranno ricadute positive) e il completamento del nuovo Palacinema al Lido, a cui lo stesso Galan aveva dato il via. Ma sul tappeto, a Nordest, c'è un'altra questione su cui Galan aveva puntato molto da governatore: la candidatura a capitale europea della cultura. Ci sono molte altre città in corsa, ma su questa da ex governatore aveva messo il cappello. Riuscirà ora a rimanere neutrale? Noi speriamo sommessamente di no.
VENEZIA Tutte le spine del neo-ministro. La Biennale respira, ma alla Fenice resta un buco di 22 milioni e la Querini Stampalia boccheggia.
Il ministro della cultura Giancarlo Galan ha iniziato la sua carriera con una prima giornata di lavoro pesante, subito da "suppliche" e incontri con i capo di gabinetto e direttori generali del ministero. Il ripristino del Fondo unico dello spettacolo ai livelli del 2010, con un aumento di 24 milioni, ha dissolto i dubbi, ma il riparto dei fondi è ancora incerto. Il ministro dovrà convocare la consulta dello spettacolo per orientarsi su come sarà il riparto. I 428 milioni del Fus devono essere "spacchettati", quindi nessuno sa quanto andrà ai diversi comparti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo