Il primo atto che Giancarlo Galan ha compiuto ieri nella veste di neoministro dei Beni culturali è stato quello di incontrare tutti i direttori generali. E non per un saluto collettivo. «Li ho ascoltati uno per uno - sottolinea - perché volevo che mi facessero un quadro dell'organizzazione e dei problemi del ministero». Che impressione ne ha ricavato? Che sto entrando in un mare guai. Addirittura? È la pura verità. Sono consapevole che un politico non dovrebbe mai dire una cosa del genere, ma la realtà è questa. La cultura è stata e continua a essere bistrattata, seppure in questa amministrazione ci siano intelligenze straordinarie, con notevole esperienza alle spalle. Ma di quanto sia difficile la situazione da queste parti lo dimostrano le cifre: negli ultimi quattro anni lo stato di previsione di spesa del ministero ha registrato un costante decremento, quantificabile nell'ordine del 30 delle risorse complessivamente stanziate in bilancio. Il che vuol dire che l'incidenza dei finanziamenti culturali sul bilancio statale è passata dallo 0,28 degli anni scorsi allo 0,19 per cento di oggi. Per lo spettacolo, per esempio, la disponibilità si è dimezzata. Fino all'altro ieri. II decreto legge ha rimesso i conti un po' a posto. Senza dubbio. Si è trattato di una boccata d'ossigeno. Un fatto sicuramente positivo, anche se ora i consumatori protestano perché è con l'aumento delle accise sulla benzina che- si sono trovati i soldi. Critiche che capisco, ma ci deve essere una presa di coscienza collettiva, a iniziare proprio dalla politica, che questo è un sacrificio che dobbiamo fare tutti. Per carità, se poi ci saranno altre soluzioni, le valuteremo. Ma è fondamentale che si capisca che in fatto di patrimonio culturale il nostro Paese deve uscire dalla condizione di continua emergenza: lo sgretolamento di Pompei o delle mure Aureliane a Roma, così come la devastazione del paesaggio, devono avere un termine. Dopo quello di Pompei e di Roma archeologica, dunque, stop ai commissari? Non sono contro i commissari. Anche nella mia esperienza di governatore del Veneto ho avuto in questo senso riscontri positivi. Al ministero dei Beni culturali, però, ci sono grandi professionalità a cui fare riferimento. Pertanto, di fronte a situazioni che richiedono interventi urgenti, la nomina di un commissario può essere la strada giusta, purché, però, agisca a stretto contatto con i tecnici del ministero che su quel sito o sul quel museo ci hanno studiato una vita. Non amo i compartimenti stagni. Nel campo della cultura è la fine di questo modo «È proprio necessario che i Bronzi di Riace stiano in Calabria dove li vedono in pochi?» di pensare e agire. Facile a dirsi. Prima di lei, però, lo hanno pensato e dichiarato altri ministri e siamo ancora a mettere toppe un po' dappertutto. La cultura è un settore che ha bisogno di un principe illuminato, che da noi si chiama Stato. Deve, però, essere messo nelle condizioni di fare il principe illuminato. Un messaggio neanche tanto velato a Tremonti? A lui e a tutto il governo. Ho detto che non intendo essere il sottosegretario di Tremonti e che quando avrò problemi li porterò davanti al Consiglio dei ministri. Voglio che si discutano là e voglio sentire tutti, anche il parere del presidente Berlusconi. La cultura è un affare di responsabilità nazionale. Anche il Parlamento ne deve essere investito. La cultura ha senz'altro bisogno di soldi, ma anche di progetti, di idee. Tipo? 'Bisogna, per esempio, abbandonare i conformismi. I Bronzi di Riace sono stati trovati nei mari della Calabria, ma solo per questo devono rimanere in quella zona? È una vera operazione culturale quella di tenerli nel museo di Reggio? Così come la Venere di Morgantina, da poco rientrata in Italia dopo essere stata per anni al museo Paul Getty di Los Angeles, è ragionevole che venga esposta nel museo di Aidone, in provincia di Enna, che è difficilmente raggiungibile? Intendiamoci: sto solo ponendo alcuni problemi. Prima di fare proposte vorrei riflettere con le persone che in questo ministero hanno tutta l'esperienza per affrontare simili questioni. però, evidente che bisogna cercare soluzioni nuove. Come quella dei privati nei musei? È favorevole ad affidargli, seppure sotto il diretto controllo dello Stato, la gestione di alcuni luoghi d'arte? Su questo argomento desidero metterci testa e anima, perché su questioni analoghe nei miei precedenti incarichi ho accumulato molta esperienza. Da governatore del Veneto, per esempio, con la finanza di progetto abbiamo realizzato il passante o il nuovo ospedale di Mestre. Ma in quei casi sapevo cosa offrire in cambio ai privati. In campo culturale, la questione è tutta da studiare, tenendo conto che si ha a che fare con un bene che è di tutti. Potrebbe trattarsi, appunto, della gestione dei musei, seppure sotto il controllo del soprintendente. Ci si può pensare. Al di là di questi articolati progetti, da dove conta già oggi di iniziare? Con il ridare fiducia, entusiasmo e orgoglio a chi lavora nel ministero. Si sentono smarriti. Colpa di Bondi? No. Bondi è stato vittima dell'inevitabile scoramento che ti prende quando non sei messo nelle condizioni di poter lavorare. La mitezza e la dolcezza Bondi sono senz'altro una virtù e un valore, così come la sua pazienza e gentilezza, che gli hanno permesso di resistere in una difficile situazione. Io, di contro, in alcune occasioni non sono né mite né paziente. E sul versante del paesaggio? La tutela del paesaggio è tra le mie priorità. Intendo arrivare a un'elaborazione veloce, in accordo con le regioni, del più alto numero di piani paesaggistici. Anche perché spesso i peggiori scempi avvengono nel rispetto delle leggi.