Sulla stampa delle ultime settimane il Parco agricolo della Piana Firenze-Prato, approvato dalla giunta regionale il 14 febbraio scorso nell'integrazione al Pit "Parco della piana e qualificazione dell'aeroporto", è stato oggetto di attacchi ripetuti e in molti casi pretestuosi, relativi sia ai contenuti del progetto che alla procedura prevista per la sua realizzazione. Per quanto riguarda i contenuti, lo "scandalo" consiste nel fatto che il progetto si propone di mantenere la dotazione di aree agricole e ambientali ancora esistenti (ma meglio sarebbe dire "resistenti") nella piana, considerandole una sorta di grande polmone verde che qualifica tutto ciò che sorge intorno. 6800 ettari di piana, cui si aggiungono altri circa 1000 ettari di territorio collinare. In queste aree si intende promuovere innovazione nelle attività agricole, ambientali e di servizio compatibili, trasformando quelle che finora sono state considerate prevalentemente aree in attesa (di future urbanizzazioni) in un esempio di campagna urbana in linea con le più recenti esperienze metropolitane europee, valorizzando al contempo sia la fitta rete di beni culturali e archeologici che vi insistono, che le diverse potenzialità della mobilità alternativa e dell'intermodalità con il trasporto collettivo. Per il continuum di aree urbanizzate che si potranno affacciare sul parco si tratta di una straordinaria prospettiva di nuova qualificazione e valorizzazione, attraverso una progettazione che trasformi gli attuali "retri" in fronti urbani. La stampa locale ha invece dato ampia eco a chi ha accusato il progetto di essere strumento per "affamare" le popolazioni della piana (quando fra i suoi obiettivi vi è anche quello di garantire produzioni agricole per lo straordinario mercato rappresentato dai 190.000 abitanti che vi si affacciano, o degli 800.000 abitanti prossimi alla piana), e di comportare un blocco delle possibilità occupazionali, quando nelle aree già urbanizzate intorno all'area insistono decine di migliaia di metri quadrati di capannoni dismessi e di aree industriali in attesa di acquirenti. In generale, il progetto di parco agricolo è accusato di bloccare "lo sviluppo", quando l'obiettivo è invece quello di riuscire a promuovere un modello di sviluppo diverso e più avanzato di quello basato sulla sola rendita fondiaria e immobiliare. Anche per quanto riguarda la procedura, prevista dal Piano di Indirizzo Territoriale per la realizzazione del parco, s'è scritto di tutto, dando spazio all'idea che la Regione aveva voluto compiere un blitz punitivo imponendo dall'oggi al domani ai Comuni una scelta non condivisa. La Giunta regionale ha approvato il 14 febbraio scorso la propria proposta di integrazione al Pit, comprensiva di due cartografie di progetto relative al Parco della piana e di un areale di salvaguardia temporanea (triennale), in attesa che il progetto venga effettivamente recepito dagli strumenti di pianificazione di livello locale. La salvaguardia, che scatterà con l'adozione dell'atto in Consiglio regionale, è stata proposta per l'insieme delle aree di progetto condivise con i Comuni in un percorso di confronto sostanziatosi nei laboratori che si sono svolti a Campi nel luglio 2010 e a Sesto nel dicembre 2010, e conclusosi con l'individuazione collettiva delle aree in questione, presenti i tecnici di tutti i Comuni interessati. Se nell'individuazione delle aree e nella trasposizione dei dati possono esserci stati alcuni errori (e da questo punto di vista abbiamo già avviato una verifica insieme ai Comuni) il punto più rilevante è comunque che la procedura prevista per il recepimento del progetto di parco agricolo negli strumenti di pianificazione comunali e provinciali è l'Accordo di pianificazione, procedura consensuale che mette sullo stesso piano tutti gli enti territoriali interessati. Vi sono dunque ampi spazi - prima dell'entrata in vigore della salvaguardia e, successivamente, prima del recepimento definitivo del progetto - per rivederne e ridisegnarne i confini che la Regione ha proposto ad una scala territoriale, e dunque priva del dettaglio e delle valenze catastali. L'impressione è pertanto che le accuse, pretestuose, abbiano voluto attaccare l'idea stessa, la visione del "Parco agricolo", più che i suoi confini, esprimendo in questo una forte miopia relativa all'innovazione possibile e auspicabile per il futuro della città e dell'area metropolitana Firenze-Prato. Anna Marson Rif. 256286