Il Comune si accinge a bandire la gara di appalto per distruggere il Parco della Rimembranza e, pare, spostare la pietra del Corso e l'obelisco in un angolo. Tutto questo per scavare una specie di anfiteatro e ospitare una decina di manifestazioni canore estive, che meglio troverebbero spazio e parchegggio allo stadio, come in tutte le altre città. O in piazza dell'Anfiteatro, quello vero. Un tempo ogni leccio del parco aveva la targhetta metallica con il nome del soldato caduto nella Prima Guerra Mondiale. Questo luogo è vivo nel cuore e la sua conservazione ed il restauro dovrebbero far parte dei festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Invece lo vogliono distruggere, nonostante la revoca di una prima, incauta autorizzazione della Sovrintendenza. Anzichè accettarla e esprimere la giustezza, il Comune ha fatto ricorso al Tar. Non solo, ma va lo stesso avanti con un progetto privo di autorizzazioni. La Patria, che a parole festeggiamo, muore anche così, con l'irresponsabile rifiuto delle memoria storica e del ricordo dei caduti, moti perchè hanno ubbidito alla chiamata della Nazione. Ormai tutto questo è irrilevante. Spero che la cittadinanza e i comandi militari si rifiutino di subire la banalizzazione dei quanto dovrebbe restare sacro, anche per educare le nuove generazioni a riflettere su cosa è la Patria e quella bandiera che non si sventola solo per le partite di calcio.