La Procura chiude le indagini sul cantiere paralizzato Limpresa di costruzioni Baldassini Tognozzi Pontello ha goduto per anni di ponti doro a Firenze. Ne sono convinti i magistrati della procura, che ora stanno presentando il conto. Dopo aver contestato una gran quantità di reati in relazione ai lavori del Project Financing (sottopasso di viale Strozzi e parcheggi), ora hanno chiuso le indagini sul piano di recupero dellex area Fiat in viale Belfiore. Indagini suddivise in due capitoli. Uno di essi riguarda i 92 alloggi destinati allaffitto calmierato che la Btp ha potuto costruire non nellarea Belfiore ma in periferia (in via Toscanini a Novoli) e che il Comune ha preso in affitto per subaffittare alle famiglie in stato di necessità, assumendosi (secondo le accuse) il rischio di impresa e rimettendoci quasi mezzo milione di euro perché molti inquilini non ce lhanno fatta a pagare i canoni, seppur calmierati. Laltro capitolo riguarda numerosi profili di illegittimità del permesso di costruire nellex area Fiat in viale Belfiore: profili rilevati dagli inquirenti ma anche dalla nuova amministrazione, e che ora rendono particolarmente tormentato il rilascio di una nuova concessione. I pm Giulio Monferini e Gianni Tei hanno ricostruito la storia del piano di recupero dellarea ex Fiat di viale Belfiore: 14 mila metri quadri acquistati dalla Btp nel 2002 e oggi di proprietà della Fidia, società partecipata da Fusi e dagli imprenditori Becagli e Nencini. Il progetto, elaborato dallarchitetto Jean Nouvel, prevedeva la realizzazione di un albergo con 205 camere, di un grande giardino interno con auditorium, di quattro piani sotterranei, di gallerie commerciali, di un centro benessere, di un edificio composto da 104 monolocali, di un muro verde lungo il viale Belfiore. Nel 2006 il Comune rilasciò il permesso di costruire. Ora i pm contestano agli ex assessori Gianni Biagi e Paolo Coggiola (urbanistica e casa) e agli architetti Gaetano Di Benedetto e Maurizio Talocchini (ex dirigenti dellurbanistica e delledilizia privata) di aver favorito Riccardo Fusi e Vincenzo Di Nardo (rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato della Btp). Numerosi i profili di abuso di ufficio contestati. In Comune venne approvata una variante urbanistica per consentire ledificazione di un albergo in zona A (centro storico) e un aumento degli indici, con deroga dai limiti di altezza previsti dal piano regolatore per quella zona. Fu dichiarato linteresse pubblico dellopera sia per la presenza di un progetto di grande rilievo, sia per lesecuzione dei parcheggi, sia per la riserva di una quota del 20 delledificato ad affitto calmierato, e a tal fine fu applicata la riduzione degli oneri di urbanizzazione. Ma immediatamente dopo fu consentito alla Btp di costruire le case per i poveri a Novoli. Non solo. Secondo le accuse, la Btp ottenne il permesso sebbene non avesse depositato le prescritte indagini idrogeologiche (le produsse solo nel dicembre 2007) e sebbene il progetto non fosse stato inviato alla Provincia per i pareri di competenza relativi alla tutela della falda idrica: pareri assolutamente necessari, secondo laccusa, dato che il progetto prevedeva uno scavo fino a 15 metri e 60, mentre la falda si trova a meno di 5 metri dal piano di campagna. In definitiva, la procura ritiene che i lavori autorizzati con il permesso di costruire del 2006 siano abusivi, in quanto comportano «una evidente trasformazione urbanistica ed edilizia dei luoghi in area vincolata, perché ricadente nella zona "Firenze Viali" sottoposta a specifico vincolo dal 1955», e sono tali «da alterare in modo permanente e significativo il contesto ambientale circostante». Il difensore di Fusi, avvocato Alessandro Traversi, ricorda che in quellarea cera uno stabilimento industriale. Sotto questo profilo - si fa rilevare - un progetto come quello di Jean Nouvel non potrà che riqualificare quellarea, perché (se la situazione si sbloccherà) dovrà essere eseguito sostanzialmente nella sua versione originaria, almeno riguardo allinvolucro esterno, anche se subito dopo aver ottenuto la concessione edilizia Fusi tentò di far passare una variante e il celebre architetto, sdegnato, ritirò la sua firma. Ma i rilievi della procura sui profili di illegittimità del permesso di costruire pesano. Che fare? Lasciare lenorme buca già scavata? Impossibile. Autorizzare il completamento dei lavori sulla base di un permesso di dubbia legittimità? Altrettanto impossibile. Palazzo Vecchio, alle prese con un dilemma di difficile soluzione, non ha ancora deciso.