Giro gli occhi e scopro che la statua del Davide è chiusa in una gabbia di legno per lavori di restauro, suppongo. Mi avvicino e busso alla porta del cantiere; mi chiedono chi sia e che cosa volessi. Così dopo essermi presentato, ho espresso il desiderio di salire la scaletta, percorrendo quel corpo perfetto della grande scultura. Il primo shock, superato il basamento, sono stati i piedi che calzavano in proporzione almeno taglia 56; poi salendo, mi sono trovato di fronte ai suoi genitali, grossi come due palloni da rugby. Dita, bocca e occhi, tutto fuori misura. Una giovane signora mi chiedeva sere fa, supponendo un mio interesse nei confronti della città, se avessi visto piazza della Borsa dopo la collocazione di Vittorio Emanuele a cavallo al centro di quello spazio. Non lavevo vista, così di proposito, ci sono andato. Ora bisogna sapere che negli spazi urbani ciò che conta è larmonia delle proporzioni e quindi, qualunque cosa si disponga nel suo ambito, deve essere dimensionata allo spazio che la circonda. I genitali del David ingigantiti, sono in effetti proporzionati non al Davide (che sarebbe troppo!), ma alla piazza della Signoria. Non vale lo stesso per Vittorio Emanuele e il suo cavallo, troppo grandi nella nuova collocazione con un basamento sproporzionato a quello spazio, costringendoci a guardarlo dal basso in alto. Lo stesso discorso vale per la fontana del Nettuno, relegata in un angolo di via Medina, ricollocata in quel posto; se pure il suo ambito in passato è stato quello (ma al centro della via), è troppo truculenta per la dimensione attuale sconvolta dal traffico e senza proporzione, con quello spazio diventato angusto mentre andava meglio lasciata a piazza Borsa, bassa, larga e più schiacciata e con lati complessi e in movimento (zampilli, putti e vasche). A furia di spostare statue, senza criterio, ma solo per trovargli una collocazione qualunque essa sia, si sta squilibrando larmonia estetica dei luoghi, rendendoli irriconoscibili e fuori scala. Facevo lesempio del Davide perché Michelangelo, da par suo, come per la collocazione del cavallo di Marco Aurelio al Campidoglio, aveva accortamente lasciato spazio intorno, profondità e perfino la posizione della testa è indicativa di una speciale direzione del lancio della fionda: basta notare la sproporzione del suo originale, collocato nello spazio del Bargello. Tutto ciò mi fa pensare che una notevole superficialità regola lestetica urbana e che, forse, ci sarebbe bisogno, almeno quanto lattenzione dedicata al Madre, di una commissione per la sua "estetica", per soprintendere alle scelte della "forma urbis". Mentre scrivo, la fontana del Nettuno, senza pace, sarà trasferita a piazza Municipio nello spazio; troppo grande per quelloggetto diventato così piccolo. La grande preoccupazione si sposta verso il centro storico e sui possibili interventi di disegno urbano se, escludendo un piano armonico dei suoi vuoti, si pensa solo a come riempirli, senza turbarne larmonia generale. In una città come Ferrara nel '400, un grande architetto pianificò i suoi spazi in modo che tutti i percorsi, le prospettive e le piazze, avessero proporzioni "divine", senza intrusioni, ma anche senza esclusioni. Di questa scienza non se ne ha più traccia tra gli addetti ai lavori e di "armonia" di forme, contesto e materiali, non se ne conserva memoria, dopo la troppo breve intrusione di Christian Norberg Schulz. La miseria con la quale risolviamo i vuoti delle nostre città, con scacchiere senzanima, trasformate in "non luoghi", è simile al nostro vuoto interiore; di questa scienza antica e affascinante, dovremmo recuperare il principio etico e gli altri obiettivi. Lavorando lentamente, con calma e senza fretta, e con grande sensibilità, cercando di non lasciare a chi verrà , tracce di orme deformi, perché queste rappresenteranno i segni della nostra civiltà.