Passaggio di consegne all'insegna della cordialità Roma. Dopo tre anni difficili, culminati con i crolli e le proteste per i tagli al settore, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi dice addio al dicastero dove non si faceva più vedere già da tempo. Lasciando il ministero dopo un passaggio di consegne con Galan all'insegna della cordialità («è stato un incontro tra due amici», chioserà il ministro entrante), Bondi dice: «Sono sereno, molto sollevato». E poi incensa il successore «con lui è il ministero nelle mani migliori». A prendere il suo posto, è per l'appunto Giancarlo Galan, che ha liberato la poltrona del ministero dell'Agricoltura per far spazio al "responsabile" Saverio Romano. Un incarico non semplice, quello dell'ex governatore del Veneto. Bondi - ex comunista folgorato dal premier alla fine degli anni Novanta - è arrivato al ministero nel 2008. Già a febbraio del 2009 cominciano a sentirsi i primi scricchiolii: Salvatore settis si dimette dalla presidenza del dicastero per "un dissenso di fondo" sulla sua gestione. Poi arrivano le nomine. Mario Resca, ex uomo della McDonald's Italia, a direttore della gestione dei musei. Vittorio Sgarbi a soprintendente speciale di Venezia e curatore del Padiglione Italia della Biennale. I tagli acuiscono il dissenso. Bondi non partecipa alla Mostra del Cinema di Venezia e sul red carpet della Festa internazionale del Cinema di Roma 2010 gli attori lo contestano. Per Bondi arrivano fischi nel corso di una diretta su Raidue mentre l'attore Riccardo Scamarcio illustra le istanze del mondo dello spettacolo. Poi è la volta di altri comparti dello spettacolo, a partire dalle Fondazioni Liriche che restano a secco. Per finire, arrivano i crolli al Colosseo e quelli di Pompei, l'accusa di consulenze a pioggia agli amici e al figlio della sua compagna. L'ultima stretta di Tremonti, che taglia al ministero altri 70 milioni, fa dimettere anche Andrea Carandini, successore di settis. Il neoministro della Cultura è felice di questo nuovo incarico: «è un bel momento», dice al cambio del testimone e, per uscire dal tunnel, punta tutto "sulla forza delle idee". «Dobbiamo lavorare a progetti effettivamente sostenibili e puntare a traguardi effettivamente raggiungibili, perché è con le idee e con i progetti che troveremo i finanziamenti necessari per ridare senso e vitalità alla cultura italiana». 24032011