FONDI FUS. La svolta, dopo le polemiche e gli scioperi, nel giorno dell'addio di Bondi e dell'arrivo di Galan con la regia di Letta Salta l'euro in più per i biglietti del cinema, i soldi arriveranno dall'aumento delle accise benzina ECCO LE CIFRE: UN SALVAGENTE DA 396 MILIONI DI EURO FUS: a rimpinguare le casse del Fondo Unico per lo Spettacolo ridotto nel 2011 a 258 milioni di euro, arrivano 149 milioni ricavati dalla nuova accise sulla benzina, ai quali vanno aggiunti i 27 milioni che erano stati congelati per effetto della legge di stabilità. In totale quindi 434 milioni, ai quali si aggiungono circa 90 milioni di risorse per il Tax Credit - ovvero le agevolazioni fiscali per il cinema- che da oggi diventa una misura definitiva. Lo sganciamento dalla legge finanziaria garantisce l'arrivo di 149 milioni l'anno per sempre in aggiunta alla base Fus che per il 2012 è di 262 milioni e per il 2013 di 264 milioni. TUTELA PATRIMONIO: per la tutela del patrimonio, il documento preparato dagli uffici del ministero dei beni culturali contava una esigenza di «non meno di 200 milioni di euro». Dal decreto varato oggi arrivano 80 milioni l'anno ai quali bisogna aggiungere la restituzione di 50 milioni che erano stati congelati dalla legge di stabilità. Nonchè, particolarmente importante anche dal punto di vista dei conti la norma che consente nuove assunzioni a Pompei (30 nel 2011) ma anche di rimpinguare sostanziosamente l'organico del ministero con altre 170 assunzioni in tutta Italia e poi di garantire il turn over anche negli anni successivi. Questa norma in particolare, contano al ministero, dovrebbe permettere, nel giro di 4-5 anni, di rimpinguare gli organici da anni depotenziati del mibac. ISTITUTI CULTURALI: per gli istituti culturali, decurtati dal super taglio dalla manovra anticrisi dell'estate scorsa, arrivano 7 milioni di euro. Alla fine sono arrivate, nel giorno dell'addio ufficiale e definitivo di Bondi, le risorse per dare fiato alla cultura italiana soffocata dai tagli. Un corposo salvagente lanciato da governo, complice gli appassionati appelli del maestro Muti e la regia sapiente di Gianni Letta. L'annuncio arriva a sorpresa, in coda al Consiglio dei ministri, giusto in tempo per sminare lo sciopero generale proclamato per domani dai sindacati generali e smontare anche le ragioni della grande mobilitazione lanciata dalle associazioni della cultura. Salta l'aumento di un euro per i biglietti del cinema. I soldi arriveranno, in maniera stabile e quindi anche per i prossimi anni, da un nuovo aumento delle accise sulla benzina. «Un piccolo sacrificio di uno o due centesimi, che tutti gli italiani saranno lieti di poter fare», commenta Letta. Le associazioni dei consumatori e quelle dei gestori di carburanti non la prendono bene, ma la decisione è presa. Grazie alla mini-stangata sulla benzina si riuscirà ad assicurare allo spettacolo ma anche alla tutela dei beni culturali risorse stabili e sicure che anno dopo anno andranno a rimpinguare il Fus e le casse svuotate del ministero. Anche il tax credit, gli sgravi fiscali per il cinema saranno garantiti dalla nuova tassa. Dopo le battaglie degli ultimi mesi il mondo della cultura applaude, mentre opposizione e sindacati di settore rivendicano la vittoria. Bondi firma il decreto ma non compare, non partecipa nemmeno al Consiglio dei ministri, lascia invece una lunga lettera che viene letta con commozione ai colleghi dal sottosegretario Letta. «Una persona specialissima», dirà poi di lui l'ex ministro. «Nei momenti difficili non mi ha lasciato mai solo». Anche per i giornalisti è pronta una lettera in cui il ministro poetasi dice «amareggiato» per non essere stato ascoltato ma anche «soddisfatto» per i risultati che alla fine sono stati raggiunti. Nel pomeriggio, lasciando il ministero dopo un passaggio di consegne con Galan all'insegna della cordialità, Bondi si lascia scappare qualcosa di più: «Sono sereno, molto sollevato», sussurra salutando un direttore generale. Ai cronisti lo ribadisce incensando il successore «con lui è il ministero nelle mani migliori», sostiene lasciando il palazzo del Collegio Romano. Cosa non ha funzionato? Lui sorride, non risponde. Sotto braccio ha già l'impermeabile, insieme a un catalogo d'arte. Allarga le braccia, se ne va. Galan aveva già parlato nel pomeriggio: «Dobbiamo credere nella forza delle idee, lavorare fin da subito per progetti effettivamente sostenibili». Così si riparte. In tutto sono arrivati 396 milioni, poco meno dei 400 ipotizzati nel documento che il capo di gabinetto Nastasi, nella trattativa serrata che lo impegnava da giorni su input di Letta, aveva consegnato l'altro ieri ai tecnici del ministero dell'Economia. Ce ne sarà per lo spettacolo (149 milioni l'anno oltre allo scongela-mento dei 27 bloccati dalla legge di stabilità, 90 milioni l'anno per il tax credit) ma anche perla tutela dei monumenti (80 milioni freschi più 50 scongelati) a tacitare l'allarme per cui si era dimesso qualche giorno fa il presidente del consiglio superiore Andrea Carandini. Soldi ma anche provvedimenti per facilitare la gestione, permettere nuove assunzioni (200 solo quest'anno), snellire la burocrazia, rendere più accessibili per i soprintendenti le risorse impegnate («nelle casse delle soprintendenze italiane ci sono 550 milioni», dice il sottosegretario Giro). Pompei, pietra dello scandalo, avrà più personale e un soprintendente con più poteri. Muti, che della rivolta è stato paladino applaudito, «è soddisfatto», dice chi gli è vicino. La patria sì bella, almeno per il momento, non è perduta. Le misure. Milioni di euro per spettacoli e beni culturali, ma anche provvedimenti e tax credit per il cinema.
Fiato alla cultura: risorse reintegrate
Il governo ha varato un decreto che garantisce risorse stabili per lo spettacolo e la tutela del patrimonio culturale. Arrivano 396 milioni di euro, tra cui 149 milioni provenienti dall'aumento delle accise sulla benzina. Questi fondi saranno utilizzati per rimpinguare le casse del Fondo Unico per lo Spettacolo e per la tutela del patrimonio culturale. Inoltre, il governo ha anche varato misure per facilitare la gestione dei monumenti, permettere nuove assunzioni e snellire la burocrazia. Il ministro della cultura, Bondi, ha lasciato il ministero dopo un passaggio di consegne con il nuovo ministro Galan, e ha espresso soddisfazione per i risultati raggiunti.
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