L'ex ministro Melandri: «Bondi è stato solo un regista di partito, sui tagli non ha mai discusso» Nessun credito in bianco. Giovanna Melandri, ministro dei Beni culturali dal 1998 a12001 e oggi membro della commissione Cultura della Camera per il Partito democratico, aspetta al varco il neo titolare della Cultura e non esprime giudizi affrettati. Perché, spiega: «Il centro-destra al governo, da Urbani in poi, pensa che l'investimento delle risorse pubbliche nella cultura sia uno spreco. Non capisce che genera ricchezza, non solo civile e spirituale, ma anche economica e occupazionale di alta qualità. Finora abbiamo visto solo tagli, commissariamenti e una riformucola varata per camuffarla. E pensare che l'Italia potrebbe essere una superpotenza culturale se solo in questo campo ci fosse un indirizzo politico e strategie. Come dire che Bondi non stato all'altezza? Ne abbiamo chiesto le dimissioni non per testimoniare il suo fallimento come persona ma quello della politica del governo in questo settore". Cosa gli rimprovera? Di non aver fatto il ministro. Quando è stato il mio turno ero la sindacalista degli interessi della cultura nel Consiglio dei ministri. Bondi, soprattutto nel primo periodo, si è occupato più della regia del partito che degli interessi del ministero. In una situazione in cui Brunetta non perdeva occasione per parlare con toni dispregiativi dei "teatranti" e Tremonti diceva che con la cultura non si mangia. Non è stato capace, perché non ha potuto, o voluto perché anche lui credeva la stessa cosa, di contrastare un' opinione diffusa. E ora da Galan cosa si aspetta? Che contrasti il paradigma secondo cui le risorse impiegate nel settore culturale sono risorse buttate via. Se saprà farlo avrà da parte nostra un'opposizione attenta, vigilante, ma costruttiva. In sostanza, che dovrebbe fare? Esserci, battere i pugni, lottare per questo settore, e soprattutto dirci qual è la politica culturale di un governo di centrodestra. Che sicuramente è diversa dalla nostra, ma deve esserci. Perché, finora, non c'è stata. La vostra prima mossa? Abbiamo chiesto al neo ministro di venire in commissione per riferire quali sono le linee di indirizzo con cui intende amministrare il Mibac.