Grane a non finire per il governo Berlusconi, alle prese con uno scomodo rimpasto. Ieri la nomina e il giuramento del "responsabile" siciliano Saverio Romano, neo-ministro all'Agricoltura, già coinvolto in un'inchiesta per mafia e corruzione ancora in corso. Subito dopo la cerimonia, ecco una nota durissima del Quirinale nella quale si sottolineano le "riserve di natura politico-istituzionali" sulla nomina. Immediata la replica di Romano: «Mi dispiace, ma Napolitano sbaglia». In contemporanea è avvenuto il balzo del veneto Giancarlo Galan, passato dall'Agricoltura al ministero dei Beni culturali lasciato libero da Bondi. Ci fa un lungo preambolo, ci mette anche i ringraziamenti a Berlusconi e a Napolitano, ma alla fine il neo ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, arriva al punto dolente. Quello che manca al ministero «più bello e più affascinante», come lo ha spesso definito prima di diventarne il titolare, sono le risorse. Per dirla nell'idioma del Veneto, patria dell'uomo che ne è stato presidente per tre legislature e che ha lasciato obtorto collo definendo l'operazione «un tradimento», sono gli "schèi," la pecunia. Insomma il denaro. «La verità dice chiaro Galan nella sua prima nota ufficiale è che bisognerà ripartire dallo 0,21 del bilancio dello Stato che è quanto, finora, è stato messo a disposizione del ministero dei Beni culturali». Non avrà vita facile lo spara-gnino Giulio Tremonti a confrontarsi con l'ex governatore dalla tempra decisa e mai ritroso a sfidare temi caldi (si pensi solo alla sua battaglia pro Ogm contro l'attuale presidente Zaia). Questo della cultura, poi, è un argomento addirittura bollente, da bruciarsi le mani, o la carriera di ministro come è accaduto a Sandro Bondi. Ma Galan non sembra esserne intimorito. E continua : «Dico questo sapendo che a tutt'oggi sarebbe di soli 50 milioni di euro il fondo a disposizione per il complessivo patrimonio dei beni culturali italiani. Le cifre, le statistiche, i raffronti, i tagli, la mancanza di personale, le proteste, le dimissioni, gli scioperi hanno documentato nelle scorse settimane il drammatico stato in cui versa il mondo che gravita intorno alla cultura nel nostro Paese». I finanziamenti al Fondo Unico per lo spettacolo, gli stanziamenti per la conservazione e la tutela dei beni culturali, le attività promosse dagli Istituti, meritano una doverosa "soddisfazione" ma, evidentemente, non bastano. Del resto, di fronte alla diffusa protesta del mondo culturale italiano per le falcidie, Galan aveva già preso posizione qualche giorno fa, quando il tam tam sulla sua designazione era praticamente diventato certezza. «Non considero lungimirante chi fa tagli in un settore che non è la ciliegina sulla torta dell'economia italiana ma è la torta stessa», diceva, facendo capire poi di non vedere di buon occhio neppure i «ragionieristici» tagli lineari tanto cari al ministro dell'Economia: «È il governo che decide cosa sacrificare, se la cultura, l'agricoltura o l'istruzione. Nessuno deve essere un sottosegretario del ministro dell'Economia e io non lo sono di sicuro. Se si decide di tagliare da qualche parte, lo decide il governo, non un ministro». Una lezione di vita politico-governativa e una semi dichiarazione di guerra. Come quella che ingaggia con i pesci quando si cimenta in una delle sue passioni, la pesca d'altura. Anche se lascia il ministero dell'Agricoltura con un po' di magone, perché «il cuore di un uomo è un guazzabuglio e sono questi i miei sentimenti, un misto di rimpianto e di paura per l'immensità del compito che mi aspetta» ha detto ieri liricamente citando il Manzoni, il neo ministro non ha mai nascosto di aspirare a reggere il timone della cultura italiana. Fin dai tempi in cui era governatore il mondo delle attività culturali lo ha infiammato. Ora può unire il pragmatismo che lo caratterizza all'amore per l'arte e l'intelletto. «Se non vogliamo allontanarci per sempre dalla patria fatta di paesaggio, storia e arte ha annunciato ieri dobbiamo lavorare da subito per progetti effettivamente sostenibili, dobbiamo puntare a traguardi raggiungibili». Perché, spiega il pratico Galan, «è con le idee e con i progetti che troveremo i finanziamenti necessari a ridare senso e vitalità alla cultura italiana. Non è vero che per prima viene la bellezza, ciò che conta è preoccuparsi della salute, il che significa proteggere, curare e ridare energie ad un corpo colpito da più malattie e indebolito da una spaventosa carenza di adeguati rimedi». Chiarissimo.
Via al rimpasto, gelo del colle. Polemica su Romano. La cultura va a Galan
Il governo Berlusconi ha nominato Saverio Romano, un uomo coinvolto in un'inchiesta per mafia e corruzione, come responsabile dell'Agricoltura. Il Quirinale ha espresso "riserve di natura politico-istituzionali" sulla nomina. Romano ha risposto che Napolitano sbaglia. In contemporanea, il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan è stato nominato, ma ha espresso preoccupazioni sulla mancanza di risorse per il ministero. Galan ha affermato che il ministero dei Beni culturali ha solo 50 milioni di euro a disposizione e che bisognerà ripartire dallo 0,21 del bilancio dello Stato.
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