ROMA. «Certo, se i fondi fossero stati stanziati prima, ora forse Bondi sarebbe ancora ministro». Nel commento di Rocco Buttiglione, già ministro per i Beni Culturali, c'è la sintesi di un dietrofront annunciato e doveroso: il reintegro dei fondi destinati alla Cultura, passati alle cronache giornalistiche con l'acronimo Fus. L'annuncio è arrivato ieri mattina dopo il Consiglio dei ministri che ha al dicastero ha sostituito il dimissionario Bondi con Giancarlo Galan. Un reintegro presentato dal governo come uno scambio di entrate e uscite: «Abbiamo abolito l'aumento di un euro sui biglietti del cinema - ha annunciato il sottosegretario della presidenza del Consiglio, Gianni Letta - e finanziato stabilmente la tax credit, con risorse che derivano dalle accise sulla benzina: un piccolo sacrificio di uno o due centesimi, che tutti gli italiani saranno lieti di poter fare». Un salvagente da 236 milioni di euro per spettacolo, tutela del patrimonio, istituti culturali, che viene garantito anche per i prossimi anni - sganciato quindi dalla legge finanziaria - grazie al finanziamento che arriva da una nuova accisa sulla benzina. Ma anche la restituzione dei 70 milioni di euro che erano stati congelati dalla legge di stabilità, oltre a 90 milioni per il tax credit - anche questi provenienti dall'accisa sulla benzina e quindi garantiti anche per i prossimi anni - e all'autorizzazione per nuove assunzioni, per il 2011 e non solo. Seppure minimamente limato rispetto alle esigenze che erano state sottolineate dal ministero (un documento preparato dagli uffici di via del Collegio romano contava un totale di circa 400 milioni, la somma finale arriva a 396) il reintegro arrivato con il decreto varato dal governo consente un deciso respiro di sollievo per il finanziamento pubblico alla cultura, salvando il ministero da ieri affidato a Galan da una bancarotta ormai annunciata. La notizia del decreto permette al mondo della cultura di tirare un sospiro di sollievo. L'elenco degli enti salvati dal rischio di chiusura è lungo, come altrettanto lungo è la lista di dichiarazioni di plauso all'iniziativa. Il presidente Roberto Cicutto e l'amministratore delegato di Cinecittà Luce Luciano Sovena ccolgono «con immenso favore l'intervento del governo per il reintegro del Fus, che mette la società in condizione di continuare la sua attività a sostegno del cinema italiano in Italia e nel mondo». Così come c'è soddisfazione per «la fondamentale opera di conservazione, arricchimento e divulgazione dei beni dell'Archivio Storico Luce, un patrimonio ineguagliabile di memoria e conoscenze» finalmente messo in salvo. Altra associazione fino a ieri sul piede di guerra che può è l'associazione 100 autori, che «rileva con viva soddisfazione come il governo abbia finalmente compreso l'importanza strategica della cultura per la crescita sociale, democratica ed economica del nostro paese». Ora, la richiesta è «che si faccia un ulteriore passo avanti, aprendo al più presto il tavolo di trattative su un meccanismo di prelievo di scopo che coinvolga l'intera filiera dell'audiovisivo e che possa così assicurare continuità e stabilità alle risorse messe a disposizione per il settore». Dello stesso tenore le dichiarazioni del sovrintendente dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Bruno Cagli: «Ha prevalso il buon senso e le ragioni della difesa della cultura, perché l'idea che tra qualche mese tutti i teatri d'opera dovessero chiudere non essendo più in grado di pagare gli stipendi era assurda». Ma la soluzione contabile non convince l'opposizione. Stefano Fassina, della segretaria del Pd e responsabile Economia e Lavoro ricorre a una metafora inflazionata: «Dalla padella si cade nella brace. Gli aumenti del prezzo del greggio e degli altri combustibili stanno già determinando, a carico di famiglie e imprese, maggior gettito Iva rispetto alle previsioni di entrata». Da qui il suggerimento al governo «di tornare indietro sulle coperture e fare ricorso ai risparmi di spesa possibili con l'accorpamento dei referendum alle elezioni amministrative e con l'eliminazione del condono sulle quote latte». Perplessità «sulle modalità con cui saranno recuperate le risorse» è espressa anche dai sindacati. Secondo il segretario confederale dell'Ugl, Cristina Ricci, «è indubbio che il patrimonio culturale del nostro Paese debba essere salvaguardato e tutelato, perché è la linfa della società, oltre a garantire un'occupazione a migliaia di persone, ma allo stesso tempo non è giusto che a pagare siano sempre gli stessi, ossia lavoratori e famiglie, sui quali ricade un nuovo aumento delle accise sulla benzina, giunta già ad un prezzo esorbitante grazie alle ultime speculazioni». Invece di continuare ad aumentare la pressione fiscale, conclude la sindacalista, «sarebbe opportuno tagliare gli sprechi della spesa pubblica». Altrettanto scontata la protesta delle associazioni dei consumatori. Emblematica la presa di posizione del Codacons che definisce l'aumento della accise da uno o due centesimi sulla benzina «una follia». «Il governo ha pensato di eliminare un provvedimento sbagliato, ossia la tassa da un euro sul biglietto del cinema, introducendo una misura ancor più sbagliata, ossia un incremento delle accise da uno o due centesimi di euro sulla benzina - spiega il Codacons - considerati i prezzi attuali dei carburanti, giunti alle stelle, e la frequenza con cui un cittadino fa rifornimento, si capisce chiaramente come il sacrificio richiesto agli utenti sia tutt'altro che piccolo, e nessun italiano sarà lieto di dare il proprio contributo. Oltretutto - prosegue l'associazione - un rincaro della benzina, seppur minimo, rischia di avere ripercussioni sul tasso di inflazione, con danni enormi per la collettività». Chi ha motivi per gongolare senza se e senza ma è Giancarlo Galan. Dalla poltrona di presidente del Veneto, occupata per tre legislature e lasciata per mancata ricandidatura non senza qualche polemica, a ministro per le Politiche Agricole per circa un anno, ora Galan arriva ai Beni Culturali, un ministero che lui stesso ha definito «il più bello». Nelle ultime settimane il tam tam istituzionale lo dava pronto a subentrare al collega di partito Bondi, tanto che lo stesso Galan si era spinto a dichiarare: «Se dovessi cambiare ministero, posso dire che qualche buona idea per sovrintendere i beni culturali ce l'ho. Tutto si può dire, ma non che mi manchino idee e fortuna, e nel settore della cultura ci vogliono». A giudicare dal tempestivo reintegro dei fondi alla voce "fortuna" Galan non ha rivali.