Il nuovo incarico. Dopo neanche un anno, il ministro padovano lascia le Politiche agricole Galan, dai campi ai beni culturali. «Con le idee troveremo anche i soldi». E intanto il governo gli «regala» 236 milioni per il settore VENEZIA «Per il momento, ci troviamo quasi in un deserto». Con queste parole Giancarlo Galan esordisce da neo ministro alla Cultura, dopo neanche un anno all'Agricoltura L'ex governatore prende così il dicastero bombardato come nessun altro dai tagli. «Ma ora - dice - troveremo i fondi». VENEZIA L'ha detto lui, non noi: «Tutto si può sostenere, ma non che mi manchino idee e fortuna». Avrà bisogno di entrambe, Giancarlo Galan, ora che è transitato, dopo neanche un anno di tirocinio ministeriale, dall'Agricoltura ai Beni culturali. Cioè il dicastero bombardato come nessun altro dai tagli alla spesa pubblica imposti dal cerbero Tremonti, fino alle malinconiche dimissioni del precedente titolare Sandro Bondi. Galan lo sa, tanto da scrivere nel comunicato d'esordio che «per il momento, ci troviamo quasi in un deserto». E però, il leggendario stellone dell'ex governatore del Veneto ha già dato un cenno della sua persistenza: poche ore prima che Galan si insediasse, il Consiglio dei ministri ha rastrellato 236 milioni - 236 milioni, mica quattro soldi, ricavati dagli aumenti sul prezzo dei carburanti - per reintegrare il Fondo unico dello spettacolo (149 milioni), per la manutenzione dei beni culturali (altri 80 milioni) e per il finanziamento di enti e istituzioni del settore (gli ultimi 7 milioni). In pratica, al neo arrivato Galan hanno ricostituito la cassa. Si può immaginare la felicità di Bondi, che era stato lasciato senza neanche i soldi per il caffè. Ciò nonostante, Galan parte prudente e ne ha qualche ragione. «La cifre, le statistiche, i raffronti, i tagli, la mancanza di personale, le proteste, le dimissioni, gli scioperi - ha elencato il neo ministro - hanno documentato nelle scorse settimane il drammatico stato in cui versa il mondo che gravita attorno alla cultura del nostro Paese». L'antidoto, sempre secondo Galan, sta nell'altra caratteristica che non gli fa difetto: «Dobbiamo credere nella forza delle idee - ha scandito nel suo primo intervento - dobbiamo lavorare a progetti effettivamente sostenibili, puntare a traguardi effettivamente raggiungibili, perché è con le idee e con i progetti che troveremo i finanziamenti necessari per ridare vitalità alla cultura italiana». Il capo, Silvio Berlusconi, lo ha benedetto con un incoraggiamento: «A Galan va la mia stima - ha dettato alle agenzie il presidente del consiglio - per l'esperienza politica e la concretezza dei risultati ottenuti in tutti i precedenti incarichi. Sono certo che svolgerà in modo eccellente anche questo». Vedi come gira il mondo: un anno fa, di questi tempi, il Galan più rabbuiato di sempre assisteva all'ascesa di Luca Zaia alla presidenza della Regione, poltrona che avrebbe fortissimamente voluto tenere per sè e che venne compensata, di lì a qualche tempo, con il «ministero delle mozzarelle» (l'agricoltura); oggi è ministro dei Beni culturali, incarico denso di potenziali grane ma che rimane, per riconoscimento del diretto interessato, «il più bello e affascinante che ci sia». Torniamo sempre lì: idee e fortuna, ci vogliono. Da ministro veneto, Galan avrà nel Veneto un teatro operativo di prima importanza. Qui ha sede una delle maggiori istituzioni culturali italiane, la Biennale, qui ci sono gli enti lirici Arena e Fenice, qui c'è la Mostra del Cinema, qui ci sono straordinarie città d'arte visitate ogni anno da milioni di persone come Venezia e Verona, qui c'è molto di quel bene immateriale chiamato paesaggio. Di questo patrimonio, Giancarlo Galan si era già occupato in prima persona durante il suo ultimo mandato da presidente della Regione (2005-2010), quando volle tenere per sè il referato alla cultura. Un «pallino» condiviso con il suo portavoce e alter ego Franco Miracco, a cui molti in Regione, scherzando ma non troppo, si rivolgevano con l'appellativo di assessore, considerandolo depositario della delega al pari del titolare. Miracco, per inciso, ha seguito Galan nell'esperienza romana e d'ora in avanti sarà con lui al ministero che fu creato da Giovanni Spadolini: di nuovo in manovra congiunta, e questa volta al massimo livello, sul fronte della cultura.