Dubbi del Colle su Romano Giancarlo Galan alla Cultura al posto di Sandro Bondi. Il "responsabile" Francesco Saverio Romano all'agricoltura. Rimpasto è fatto. Ma il governo non aveva fatto i conti con il Quirinale: il presidente Giorgio Napolitano ha sollevato dubbi sul neo ministro Romano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. E Galan? «Il ministero della cultura è meraviglioso», dice. Con un «unico dispiacere»: aver dovuto sostituire Bondi. «Le idee trovano i fondi» Galan: «Prima la tutela, poi progetti fattibili». La sfida politica che si gioca nel Nordest L'ex governatore del Veneto approda dunque, anche se con un anno di ritardo, all'unica poltrona che poteva consolarlo della perdita dell'ufficio con vista sul Canal Grande, il ministero dei beni culturali. Nel suo ultimo mandato non a caso si era tenuto la delega del settore, anche se affidata alle capaci mani del suo portavoce, l'ex comunista ed ex allievo di Argan Franco Miracco. E a onor del vero, pur nel pianto generale per i tagli, la duplice "mano" si era avvertita, con alcune scelte strategiche che avevano salvaguardato le istituzioni maggiori (dalla Biennale, alla Fenice, all'Arena) e le celebrazioni dei "grandi veneti" del passato, ma anche con un approccio laico e liberale ai grandi temi culturali e una complessa forma di collaborazionecompetizione che aveva finito per fare ombra persino al sindaco-filosofo Cacciari (e per infastidire gli alleati-avversari della Lega). Nei giorni scorsi poi, l'allora ministro dell'agricoltura aveva accolto i rumors sul suo nuovo trasloco con due uscite eloquenti: innanzitutto, ed è sembrato a tutti un bilancio ma anche l'ennesima stoccata al suo predecessore-successore Luca Zaia, ha ricordato «di aver fatto quello che non è riuscito in tanti anni ai miei predecessori sulla vicenda Federconsorzi»; in secondo luogo ha messo le mani avanti per far capire lo spirito con cui avrebbe gestito il nuovo incarico: «Non considero lungimirante - ha detto infatti - chi fa tagli in un settore che non è la ciliegina sulla torta dell'economia italiana ma è la torta stessa». Su questo terreno si è messo anche, con molta maggior decisione dell'evanescente Sandro Bondi, in rotta di collisione sui tagli con Giulio Tremonti: «I finanziamenti per la cultura - ha dichiarato - si discutono in Consiglio dei ministri. È il governo che decide che cosa sacrificare, se la cultura, l'agricoltura o l'istruzione, perché non si tratta del problema di chiedere i soldi a Tremonti. Nessuno deve essere un sottosegretario del ministro dell'Economia e io non lo sono di sicuro». Infine aveva aggiunto: «Se dovessi cambiare ministero, posso dire che qualche buona idea per sovrintendere i beni culturali ce l'ho. Tutto si può dire, ma non che mi manchino idee e fortuna, e nel settore della cultura ci vogliono, perchè è un compito che fa tremare le vene ai polsi». Ieri alcune di queste idee il neo-ministro, che difficilmente avrebbe accettato l'incarico senza un ripristino del Fus, le ha esplicitate: «Se non vogliamo allontanarci per sempre, come ha scritto qualcuno, dalla patria fatta di paesaggio, storia e arte - ha detto - dobbiamo credere nella forza delle idee, lavorare per progetti sostenibili, puntare a traguardi raggiungibili, perché è con le idee e con i progetti che troveremo i finanziamenti indispensabili per ridare senso e vitalità alla cultura italiana. Solo dopo potremo dire che arte, cultura, paesaggio rappresentano il petrolio in grado di far crescere l'economia del nostro Paese. Per il momento, ci troviamo quasi in un deserto, nel quale però sappiamo esserci energie e risorse che costituiscono le tante oasi dell'intelligenza e della cultura, che resistono a tutto nonostante tutto». ma prima di tutto, ha avvertito, viene la salvaguardia di «un corpo colpito da più malattie e indebolito da una spaventosa carenza di adeguati rimedi». Sulle innumerevoli proteste che da mesi attraversano il mondo della cultura, ha poi spiegato: «La verità è che bisognerà ripartire dallo 0,21 per cento del bilancio dello Stato, che è quanto, fino ad ora, è stato messo a disposizione del ministero dei Beni culturali. Dico questo sapendo che a tutt'oggi sarebbe di soli 50 milioni di euro il fondo a disposizione per il complessivo patrimonio dei beni culturali italiani». Ora il Veneto lo attende alla prova, con alcuni dossier decisamente scottanti: in primis la sopravvivenza della Mostra del Cinema, che senza un adeguato ripristino finanziario rischia davvero di morire. E poi c'è il capitolo veneziano dei ritardi nella riapertura delle Gallerie dell'Accademia, ma anche la grande sfida di Venezia e il Nordest a capitale della cultura. L'impressione è che sarà con questo ministero (più che con un improbabile incarico nel partito) che Galan tornerà a far politica nel Nordest.