Per favore, si mettano d'accordo: ha ragione Berlusconi a dire nel nuovo spot che l'Italia «ha regalato al mondo il 50 dei beni artistici tutelati dall'Unesco» o la Brambilla che sostiene che possiede il 70? E non è assurdo che affermino due cose diverse sullo stesso sito ufficiale del Turismo? L'opposizione, va da sé, attacca: «Proprio in un momento in cui l'immagine del presidente del Consiglio è compromessa a causa dei festini a luci rosse ad Arcore è bene pensare con attenzione se è il caso di utilizzare o meno il premier in spot finalizzati alla promozione del turismo», dice in una nota l'udc Deodato Scanderebech. «Parole soltanto parole, cantavano Alberto Lupo e Mina», ride il responsabile del Turismo pd Armando Cirillo. Il tormentone intorno al patrimonio, in realtà, è vecchio come il cucco. Il repubblicano Giovanni Spadolini, primo ministro dei Beni Culturali, diceva che «in Italia c'è il 50 dei beni storici e culturali dell'intera Europa». Il socialista Franco Carraro, ministro del Turismo negli Anni 80, diceva che «l'Italia sfiora il 40 dell'intero patrimonio mondiale». Il ministro della Pubblica istruzione diessino Tullio De Mauro che «in Italia c'è il 75 del patrimonio artistico internazionale». Il pidiellino Vittorio Sgarbi si spinse più in là: «1'80 del patrimonio mondiale»! Finché, annota divertito Salvatore Settis, un assessore regionale toscano ha teorizzato che il 30 del patrimonio mondiale sarebbe in Toscana e il vicesindaco di Roma Mauro Cutrufo che l'Urbe, da sola, «ha il 30-40 dei beni culturali del mondo». Conclusione: sommando «queste e simili vanterie (...) avremo un bel risultato: l'Italia da sola supera di gran lunga il 100 dei beni culturali del pianeta. Intorno a noi, il deserto». La verità è che nessuno è mai stato in grado di censirlo, questo patrimonio. L'unica cosa certa è il numero di siti Unesco: l'Italia è prima al mondo con 45 su 911. Il 5. La frase del Cavaliere (che nello spot aggiunge che abbiamo «più di 100 mila chiese e monumenti, 40 mila dimore storiche, 3500 musei, 2500 siti archeologici e più di mille teatri) è dunque uno strafalcione vanesio da matita blu. Ma il peggio, come dicevamo, è che nella versione cinese (yidalinihao.com) dello stesso sito, Michela Vittoria Brambilla spara: 70! Allora, come la mettiamo? Non sarebbe più opportuno, invece che dare numeri così come vengono, metterci dei soldi, sui beni culturali tagliati di oltre la metà negli ultimi dieci anni?