«Un tempo i fedeli donavano le chiome, oggi le 800 sculture rischiano di perdere barbe e capelli», dice Elena De Filippis. E affida a Oggi il suo appello Varallo Sesia (Vercelli), marzo. AAA Cercansi barbe, capelli e criniere di cavallo per il restauro delle statue del Sacro Monte. A lanciare l'urgente appello attraverso le pagine di Oggi è Elena De Filippis, direttrice del complesso artistico-religioso riconosciuto dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità, che nelle sue 45 cappelle conta più di 800 sculture a grandezza naturale che raccontano la vita di Cristo. Le statue, la maggior parte del 1500 e del 1600, alcune veri capolavori come quelle di Gaudenzio Ferrari, avevano fluenti barbe e capelli naturali, criniere e code vere, per renderle realistiche agli occhi dei devoti. Ma oggi molte di loro danno un triste spettacolo di "spelacchiamento": capelli radi e sporchi, teste che sembrano afflitte dall'alopecia, striminzite code e criniere di destrieri. E la Stanza dei Capelli del Sacro Monte, che conserva le scorte, è desolatamente vuota. «Un tempo le donne facevano a gara nel donare le chiome», ci racconta la direttrice. «Oggi è raro che questo accada. E non possiamo utilizzare parrucche. Ne risulterebbe un restauro fasullo e sconcertante». EFFETTO CHOC Ne è un esempio lampante la cappella dell'Ultima cena, dove Cristo e i suoi apostoli, in mancanza di materia prima naturale, hanno le teste ricoperte da vistose parrucche bionde che conferiscono all'insieme uno sbalorditivo effetto da musical rock americano in stile Jesus Christ Superstar. «Un restauro corretto deve mantenere i materiali dell'epoca, se no che restauro è?», dice Elena De Filippis. «Le chiome devono essere naturali, non tinte né decolorate. Noi facciamo riferimento alle prime foto delle statue, che risalgono a fine Ottocento. Già a quell'epoca i capelli veri erano mescolati a crine per infoltirli. Ma l'elemento naturale era preponderante. «Il problema è che i capelli e le barbe sono le prime a rovinarsi dando un brutto colpo d'occhio della scultura che anche se in buone condizioni nel resto del corpo dà l'idea di essere trascurata e degradata. Si rovinano per l'aria e la polvere, il tempo li fa scollare e cadere. E poi... ci sono gli uccellini. Li strappano con il becco a ciuffetti per farsi il nido!». «NON FATENE SPAZZATURA» Per questo oggi le cappelle sono protette da vetri e, dove si può entrare, bisogna subito chiudere la porta anche perché con noi non entrino indesiderati ospiti svolazzanti! «Se penso a tutto lo spreco di capelli quando uno se li taglia dal parrucchiere...», sospira Elena che da 14 anni dirige con dedizione il Sacro Monte di cui ha scritto una bellissima guida. «Vengono buttati nei rifiuti quando potrebbero rivivere in modo splendido sulle nostre statue! Questo è un luogo importante per la storia dell'arte. Vittorio Sgarbi ha definito la grande cappella della Crocifissione di Gaudenzio Ferrari la Cappella Sistina del Piemonte. Sotto le croci di Gesù e dei due ladroni si animano decine di personaggi con i volti e i gesti della gente del luogo del 1500: i bambini che giocano, la zingara, la nobildonna, l'uomo con il gozzo, malattia diffusa a quel tempo per mancanza di iodio, gli anziani, i giocatori di dadi, i soldati. «Uno straordinario corteo che continua con gli affreschi alle pareti fatti di figure coordinate con le statue per dare l'illusione di una scena unica. Per fortuna almeno per questo inimitabile capolavoro siamo riusciti a ricostruire chiome, barbe, code e criniere». Anche se, pur nel bellissimo restauro, alcune teste non sono proprio folte e qualcuna è (lo era anche all'origine?) calva. Ma l'effetto è comunque di grande suggestione. LA BARBA E IL VOTO «Ogni tanto ci arriva qualche regalo insperato», continua la direttrice. «Una parrucchiera di Borgomanero ci ha regalato la sua collezione di 47 tagli di capelli. Un parrucchiere di Borgosesia, Giuseppe, ci ha procurato tagli di capelli, criniere e code di cavallo. Un uomo con una lunghissima barba brizzolata se l'è tagliata per adempiere a un voto risolvendo così il problema di un malconcio San Giuseppe. E poi c'è Suor Franca, collaboratrice del Santuario da 23 anni, che ci ha regalato la sua splendida chioma scura». «L'ho fatto con grande gioia», dice Suor Franca che abbiamo voluto fotografare, vincendo la sua ritrosia, davanti alla cappella che ha contribuito a restaurare, quella dell'arrivo dei Magi, dove sulla testa di un re Mago fa bella mostra la sua capigliatura nera. «Che emozione vedere che qualcosa di me ha contribuito a migliorare e conservare un'opera d'arte!». LODEVOLE ATTO DI FEDE «Di solito quando qualcuno regala i suoi capelli, se sono castani chiede che vengano messi sulla testa di Maria Maddalena. I rossi invece vanno ai cattivi, come è tradizione nell'iconografia sacra. Ma che vadano a Gesù, alla Madonna o a Giuda, non importa. Restano sempre per chi li regala un generoso e lodevole atto di fede». E allora forza, lettori di Oggi che avete deciso di tagliarvi barbe e capelli. Non gettateli nella pattumiera! Rispondete all'appello della direttrice del Sacro Monte. Scrivete all'indirizzo e-mail: infosacromontevarallo.eu oppure telefonate al numero: 016353.938. Avrete la soddisfazione di vedere qualcosa di voi entrare a far parte di un tesoro di fede e d'arte che è Patrimonio dell'Umanità! Da 400 anni è un luogo di pellegrinaggio Il complesso artistico-religioso del Sacro Monte di Varallo è il più antico dei Sacri Monti piemontesi-lombardi. S'inizia a costruire alla fine del 1400 per volontà del frate francescano osservante Bernardino Caimi che era stato custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme e voleva riprodurre sulla collina sopra Varallo Sesia i luoghi santi della Palestina. La sua realizzazione è continuata nei secoli fino al 1800. E' raggiungibile in funivia o con una strada. Quarantacinque cappelle. Luogo di pellegrinaggio (vi sono anche due alberghi), è composto da 45 cappelle e da una chiesa ornate con dipinti e più di ottocento statue che narrano la storia religiosa dal peccato di Adamo ed Eva alla vita di Cristo. Sono state realizzate tra la fine del 1400 e il 1700 dai maggiori artisti piemontesi e lombardi. Parco-giardino. E anche uno splendido esempio di parco-giardino, con siepi, viottoli e zone boschive lungo le quali si snodano le processioni, e di città ideale, con due piazze storiche. La svolta di Gaudenzio Ferrari. Dal primo Cinquecento vi lavorò il pittore, scultore e architetto Gaudenzio Ferrari che diede una svolta al progetto originario organizzando i racconti all'interno delle cappelle attraverso sculture a grandezza naturale il cui tema veniva ripreso dai dipinti sulle pareti. Percorso sacro. Dal 1593 il vescovo di Novara, Carlo Bascapè, raccogliendo le indicazioni di San Carlo, lo trasformò in un percorso sacro, accuratamente controllato nei contenuti, per illustrare ai fedeli la storia di Cristo. Ingenti costi di gestione. Oggi il Sacro Monte appartiene al comune di Varallo. Ma gli ingenti costi hanno indotto nel 1980 la Regione Piemonte a istituire un ente per gestirlo. Al vescovo di Novara è rimasta la gestione del Santuario.
Oggi
24 Marzo 2011
✓ Entità verificate
SOS della direttrice del Sacro Monte di Varallo: Aiuto, questi capolavori diventano calvi
MA
Maria Celeste Crucillà
Oggi
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Bene culturale
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