VENEZIA. Il doge sempre a fianco di Berlusconi. Ancora a palazzo Chigi, ma (in tandem con il fedelissimo Franco Miracco) dall'agricoltura alla coltura. Giancarlo Galan, classe 1956, ha un destino da predestinato a... quel che non gli piace. Galan ama la pesca d'altura al largo della Croazia, il giardinaggio in villa all'ombra dei Colli Euganei, la figlia Margherita avuta con Sandra Persegato (impalmata il 5 giugno 2009, testimoni il Cavaliere e Marcello Dell'Utri). Padovano Doc, Galan politicamente nasce nel Pli. Negli anni 80 fa in tempo a svezzare giovani come «Ligio» Zingales (ora economista alla Chicago University), Tommaso Riccoboni e Niccolò Ghedini. Laico più che anti-comunista, disinvolto più che disciplinato, ha in tasca una laurea in giurisprudenza e il master alla Bocconi. Nel 1993 Galan lavora a Publitalia e viene chiamato a far parte della task force che fonda Forza Italia. Un drappello di 27 fedelissimi a Berlusconi, fra cui spicca anche Lorena Milanato (ora all'ufficio di presidenza di Montecitorio), mobilitati da Dell'Utri per la discesa in campo. Dalla pubblicità del Biscione alla politica con Berlusconi: Galan e Milanato partono dalla filiale di piazza Eremitani (retta da Enzo Ghigo che a luglio ritorna in Piemonte) e a bordo della Volvo «battono» le sette province venete. Forza Italia un anno dopo è già simbolo elettorale, ma lo staff è tutt'altro che abituato alla burocrazia politica. A 24 ore dalla presentazione delle liste non c'è nemmeno una della 2.500 firme necessarie. Giancarlo e Lorena ce la fanno a consegnarle tutte e in tempo al tribunale di Verona. Lui diventerà deputato, lei sviene al ristorante. Galan mantiene ancora come souvenir della stagione epica di Forza Italia la cucitrice azzurra che girava con lui il Veneto. Nessuno allora poteva immaginare la svolta del 1995. Forza Italia era Galan, l'uomo di Berlusconi capace di «stanare» l'ex rettore di Padova Luciano Merigliano, il futuro sottosegretario Paolo Scarpa, l'avvocato Elisabetta Casellati, l'industriale Carlo Archiutti. Il centrosinistra veneto è ancora «appeso» alla vecchia Dc, con Elio Armano (segretario regionale del Pci) che architetta la stessa macchina da guerra di Occhetto. Risultato? Galan presidente della Regione a furor di popolo. Confermato nel 2000 contro l'ex europarlamentare Massimo Carraro e nel 2005 contro Cacciari. Galan doge berlusconiano è l'uomo del Passante autostradale, ma anche degli ospedali in project financing. Incarna perfettamente la mitologia del modello di sviluppo («Il Nord Est sono io» s'intitolerà il libro-intervista pubblicato da Marsilio). Garantisce leadership al centrodestra ancora «orfano» della Lega. Ricostruisce e aggiorna il «sistema» funzionale all'imprenditoria più o meno diffusa, come alle banche territoriali e all'eterno ciclo del cemento. Galan è molto più del Veneto dei berluscones. Nel 1999 sponsorizza la lista civica di Giustina Destro che a sorpresa diventa sindaco di Padova (e lei lo introdurrà al momento opportuno nei salotti romani). Per due lustri reggerà l'assalto di grandi e piccoli leader, fino a Sacconi Giorgetti nel Pdl costretto ad abdicare un anno fa al trionfo di Luca Zaia. E' simpaticamente spudorato il Galan che assicura «Mai ministro delle mozzarelle» per poi ritrovarsi fra stalle, trattori, quote latte e ogm. Fino a ieri, puntava i piedi per non essere l'erede di Bondi senza quattrini. E' un fatto però che Berlusconi al tramonto se lo tiene stretto al fianco come ai bei tempi. Gli altri «pionieri» sono spariti, imbalsamati o archiviati. Galan ministro resta sempre in sella. Lo era diventato il 10 aprile 2010 in seguito alla «staffetta» con Zaia. Adesso si cimenterà con la cultura, magari provando ad esportare a Roma il «laboratorio veneto» di relazioni tessute da Miracco. Aveva lasciato Venezia, lanciando la candidatura alle Olimpiadi 2020 «bruciata» in un batter d'occhio dalla capitale di Alemanno e del Coni. In cuor suo, Galan preferirebbe coltivare le sue personali passioni. Ma da quasi vent'anni non sa né vuole dire di no a Silvio. Nel 2006 fu senatore per tre mesi. Nel 2008 rieletto lasciò il seggio a Piero Longo, il vero maestro di Ghedini. Nel 2009, dopo tre mandati da presidente della Regione, viene sacrificato dal suo stesso partito: «Considero quanto avvenuto peggio di un tradimento, e cioè un errore». Comunque, Galan è predestinato al potere. Finché dura Berlusconi...