Nel corso della conferenza stampa delle confederazioni sindacali dello spettacolo indetta per annunciare lo sciopero generale dei lavoratori del 25 marzo è arrivato l'annuncio della nomina del nuovo ministro dei Beni culturali e che un decreto sarebbe stato approvato con il reintegro del Fus, più l'abolizione della tassa sul prezzo del biglietto e la conferma delle agevolazioni fiscali. Nel pomeriggio, a decreto approvato, si è avuta la conferma che lo sciopero era stato revocato. Di promesse infatti ne sono state fatte a volontà, si tratta ora di leggere bene il testo, come da più parti si consiglia caldamente. Si parla non a caso di grande vittoria dei sindacati e di tutto lo schieramento delle categorie che da alcuni anni ha fronteggiato con manifestazioni di tutti i tipi una snervante guerra intrapresa da governo e finanziaria con la pesantissima arma della cancellazione dei fondi che significa disoccupazione. Il punto, ormai lo sanno tutti gli addetti ai lavori, ma è bene che lo sappiano anche i cittadini meno abituati a frequentare teatri e concerti, che non di solo Fondo unico dello spettacolo si tratta, ma di vigilare perché non siano toccati i diritti per tutti alla cultura e all'istruzione. Intanto le tre giornate dal 26 al 28 marzo indette dalle associazioni e gli enti pubblici dal nord al sud, per manifestare sul «divieto di cultura» sono state sospese e sono invece state confermate le iniziative programmate nei teatri in concomitanza con la Giornata mondiale del teatro del 27 marzo che quest'anno non viene celebrata in Italia. Federculture, Agis, Anci, Upi, conferenza delle regioni e Fai che avevano indetto la manifestazione, hanno espresso l'impegno di convocarne una nuova per istituire un tavolo di confronto con il nuovo ministro per discutere le proposte di riforma. Nel corso delle diverse manifestazioni la finalità sarebbe stata (e di questo sarà ancora utile parlare) di coinvolgere il pubblico perché si renda conto dello sfascio a cui è arrivato il nostro paese che possiede un tesoro in beni culturali e opere dell'ingegno, orchestre e artisti, maestranze superspecializzate in grado di far funzionare un gigantesco indotto e movimentare un Pil in questo momento non particolarmene attivo. Infatti è bene ricordare che dietro la cultura c'è lavoro produttivo. Avverte Silvano Conti (segretario nazionale Slc-Cgil) facendosi portavoce di quanto è stato sempre richiesto ad ogni occasione: «Ci vuole una legge di sistema per non dovere ogni anno trovare risorse èpisodiche. E come secondo punto ci vuole una legge protettiva come in tutti gli altri paesi. Solo da noi, dove i lavoratori dello spettacolo sono al 70 precari e occasionali, non si riesce a sbloccare la legge che assicuri una rete di protezione sociale». Anche l'Anac nel suo comunicato ricorda la richiesta della legge di sistema «incentrata su un prelievo di scopo che riguarda tutti i soggetti che a vario titolo adoperano il cinema» per ricevere risorse in modo automatico. Gli esercenti (Agis) si dichiarano soddisfatti per le decisioni del consiglio dei ministri («ha vinto la cultura»), le industrie (Anita) trovano saggia la decisione del reintegro del Fus e l'abolizione della tassa sul prezzo del biglietto, «un punto di svolta» secondo Riccardo Tozzi presidente dei produttori, una vittoria di tutti coloro che operano nel mondo della cultura e dello spettacolo. Per Bruno Cagli sovraintendente dell'Accademia di Santa Cecilia ha prevalso il buon senso, Cinecittà Luce ringrazia e si appresta a continuare la sua attività. Ma, per non lasciare intatto il gusto della vittoria è stato inserito, non si sa ancora bene se per alimentare il meccanismo di finanziamento, l'aumento (ancora) delle accise della benzina: avverte Giulia Rodano (commissione cultura regione Lazio): «È stato ottenuto un risultato importante, ma non credo che sia il momento di abbassare la guardia» infatti è scoraggiante che il governo abbia dovuto mettere le mani delle tasche dei cittadini con un'imposta di scopo sulla benzina e che in sostanza viene ripristinata la quota di Fus del 2010, che rispetto alle annualità precedenti era stata oggetto di un taglio di risorse.