Il ritratto. Liberale e libertino, ignorante e colto, uno e doppio Trasformazione del più fedele fra i berluscones Non parla più solo di tonni donne e cibo. Se n'è accorto anche Napolitano VENEZIA. E non si dica, come al solito, braccia strappate alla terra. Cincinnato tornò in campagna senza tante storie, Garibaldi a Caprera solo con un sacco di sementi, Giancarlo Galan lascia l'agricoltura per andare alla cultura mescolando due settori divisi da una consonante e mirabilmente riuniti nel suo personaggio, «larger than life". «Mi spiace quasi - ha detto - mi ci trovavo bene». E si troverà ancora meglio alla Cultura. Galan infatti è uomo di campagna (la sua residenza a podere è a Cinto Euganeo) e di città, è insieme un rustico e un raffinato, un libertario-libertino e un moralista, infine è un ignorante e insieme un colto in quanto condivide il disprezzo cestertoniano per chi sa tutto e non sa niente di tutto il resto. Il personaggio strappa l'applauso. Non ha fatto niente per trattenersi, grandi appetiti, grandi passioni, molte soddisfazioni, una sola botta incassata con disciplina militare, «obbedisco» disse a Berlusconi che in Veneto gli levava la sedia da sotto il sedere per darla a Zaia. Negli anni ha coltivato il profilo, aggiungendovi nuovi rami (a ridaie l'agricoltura!), tanto che, sull'originario tronco vitalistico gli è sbocciata una vena di mesta consapevolezza (a Roma probabilmente, conseguenza della botta) che gli ha addolcito i tratti donandogli una sfumatura di benevolenza se non di bontà, il sorriso di chi pratica l'umana sopportazione. Le felicitazioni inviategli sono tante, provengono dall'Idv come da settori del Pd, e testimoniano che l'uomo sa farsi voler bene. Era sull'uscio di un ristorante a Rubano prima di Natale ad accogliere uno per uno con la moglie gli invitati, baciava le dame e salutava i cavalieri come un signore nel suo castello. Franco Miracco, da 16 anni suo portavoce e spin doctor non ha mai nascosto l'orgoglio pedagogico per un simile risultato. Gli scriveva i testi, ci metteva dentro Tito Livio, Tacito e un po' di Gropius, «un cavallo di razza - diceva del suo principale - fatto per i derby» e intanto lo nutriva e i due si mescolavano al punto di condividere lo stesso nome: «Galacco» li chiamavano, per dire Galan e Miracco. Non c'è quindi biografo migliore, l'unico autorizzato a tanta ed intima indiscrezione da poter dire chi era, chi è e a che cosa aspira Galan. Intanto alle stesse cose cui aspira lui, Miracco, i «Galacco» volevano la cultura e l'hanno avuta, hanno pazientato e sono stati accontentati. Nel maggio del 2009, con Galan era ancora presidente della Regione e Ruby Rubacuori di là da venire, Miracco imponeva al suo principale la necessità di un'ultima limatina che, a leggerla adesso, ha dell'oracolare: «Somigliare a Berlusconi finora non ti ha fatto danno - gli disse - ma a perseverare corri dei rischi». La verità è che Galan non correva alcun rischio, per le donne ha passione ma non è una passione capace della grandiosa rovina berlusconiana, caso mai la civetteria intellettuale che deve ai maestri liberali di Francia (Montaigne, Toqueville) e ai libertini di casa, magari anche qua, colpa di Miracco. Il portavoce gli aveva detto: «Devi smetterla di parlare solo di magnate, donne e tonni». Fu ascoltato. Al punto che, pare, se ne accorse lo stesso Berlusconi e persino il presidente Napolitano. «Ma è diverso!» mormoravano. E Galan: certo che lo sono, colpa di Galacco.