ROMA «Basta con la cultura vista come Cenerentola della politica italiana. Tutto questo deve finire altrimenti sarà veramente una vergogna inaccettabile per il Paese». Giancarlo Galan è appena entrato al ministero per i Beni culturali. Le idee sembrano chiare: «Le decisioni sugli strumenti economici per tutelare il paesaggio e il patrimonio culturale, sui fondi per i musei e le mostre, per il cinema e il teatro, per gli enti lirici e le orchestre, per le istituzioni culturali, per le biblioteche, per tutto ciò che incarna la nostra identità nazionale, l'identità della Patria come ha detto qualcuno, agli occhi del mondo non possono essere prese dal solo ministro dell'Economia perché ha i cordoni della borsa. Scelte così importanti devono coinvolgere governo e Parlamento, anche con un confronto aperto con le forze dell'opposizione». Il messaggio a Giulio Tremonti sembra molto chiaro. Galan ricorda che «durante il quindicennio trascorso alla presidenza della regione Veneto mi sono continuamente occupato di due grandi enti lirici come Fenice e Arena e di una eccellenza come la Biennale di Venezia, il cui prestigio è intatto nonostante le difficoltà che vivono tutte le istituzioni culturali. Ora dovrò capire come stanno le cose al ministero, incontrerò tutti i direttori generali. Oggi sono arrivate buone notizie col reintegro del Fus. Ma tutto questo non può, non deve arrivare dopo lo sciopero di quel teatro o dopo le proteste di quel gruppo di attori. Occorre che il sistema politico italiano riconosca strutturalmente l'importanza fondamentale della cultura. Abbiamo poco tempo a disposizione e vorrei essere messo nelle condizioni di lavorare bene. Avrò come bussola l'operato di grandi ministri come Giovanni Spadolini e Alberto Ronchey». Galan approda al ministero mentre rientrano (lo ha annunciato il sottosegretario Gianni Letta) quasi tutti i fondi tagliati da Tremonti e che avevano portato agli scioperi del settore e alle dimissioni di Andrea Carandini alla presidenza del Consiglio Superiore. Con un piccolo aumento delle accise sulla benzina (1-2 centesimi al litro, ha detto Letta) il ministero potrà contare su 236 milioni di euro annui: 149 milioni per il Fondo Unico dello Spettacolo, 80 milioni per la tutela e il recupero del patrimonio storico-artistico, 7 milioni agli istituti culturali. Sempre ricorrendo alle accise, viene abolito l'aumento di un euro per i biglietti al cinema. Soddisfatto Gianni Letta: «Un aumento così forte faceva giustamente nascere il timore che interrompesse il flusso di crescita, o rappresentare un messaggio negativo». Per Pompei viene adottato un piano straordinario di manutenzione potenziando i poteri di tutela della Soprintendenza e anche gli organici. Verrà inviata una task-force di archeologi, architetti e operai specializzati per gli interventi più urgenti. Infine, questione essenziale per gli organici del dicastero, vengono sbloccate le assunzioni di archeologi attraverso l'utilizzo delle graduatorie degli idonei. Il pacchetto è l'ultimo provvedimento che porterà la firma di Sandro Bondi. Nelle ultime settimane, stando alle ricostruzioni (per esempio quella della Uil-Beni culturali) il ruolo di Gianni Letta è stato fondamentale. Proprio Letta, giocando di sponda col capo di gabinetto di Bondi, Salvo Nastasi, è riuscito a «convincere» Tremonti e a individuare un meccanismo (le accise sulla benzina) che consentirà di non rimettere mano alla Finanziaria e, contemporaneamente, a non ridurre il dicastero a una scuola vuota priva di fondi e incapace di tutelare il patrimonio storico-artistico italiano. In più, col sistema delle accise, il finanziamento sarà stabile e non suscettibile di tagli nelle leggi finanziarie. Fondamentale, per sbloccare tutto, è stato l'intervento del maestro Riccardo Muti al teatro dell'Opera. La sera del 17 marzo. in pieno accordo col sovrintendente Catello De Martino, dopo la rappresentazione del «Nabucco» ha esposto uno striscione contro i tagli davanti al presidente Giorgio Napolitano e a Silvio Berlusconi. Un incontro tra Muti, Tremonti e il sindaco Alemanno (presidente dell'Opera) ha definitivamente convinto il ministro dell'Economia sull'importanza di ripensare l'intero comparto dei finanziamenti alla cultura.