Domani cinema e teatri saranno aperti. E' stato infatti revocato lo sciopero, dopo la notizia del reintegro del Fus con 149 milioni. Ieri mattina davanti a Montecitorio si è comunque svolto un movimentato sit-in dei ballerini. Tagli alla Cultura. Reintegro del Fus e lo sciopero è stato revocato Revocato lo sciopero dei teatri e dei cinema, che quindi domani svolgeranno regolarmente la loro attività. È la decisione presa dai lavoratori dello spettacolo, dopo che il consiglio dei ministri ha deciso, ieri mattina, il reintegro con 149 milioni del Fondo unico dello spettacolo. A dare l'annuncio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il quale ha aggiunto che è stato abolito l'aumento di un euro sui biglietti del cinema introdotto con il Milleproroghe, «sostituito da un aumento di 1-2 centesimi delle accise sulla benzina». «Si torna ai livelli dell'armo scorso» ha sottolineato. E quindi: a disposizione 236 milioni di euro, 149 di reintegro per lo spettacolo, 80 per la conservazione dei Beni culturali, e sette per gli istituti culturali. Basterà a salvare la cultura? A tranquillizzare, ad esempio, i tanti danzatori, che ieri hanno manifestato davanti a Montecitorio con le scarpette annodate al collo? «I fondi saranno stazionari fino al 2016 - ha assicurato Letta - non sono previsti altri tagli, e questo consente di avviare una programmazione pluriennale stabile». Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, ha insistito sulla necessità di riforme: «Il sistema va cambiato». Soddisfatti i sindacati: «È un risultato positivo, ma continueremo a mantenere alta l'attenzione per dotare il settore di una diversa legislazione di sistema e prevedere una rete di protezione sociale per un comparto caratterizzato da discontinuità e precarietà occupazionale». Apprezzamento per l'inversione di rotta anche da parte del sindaco Alemanno e del presidente della Provincia Nicola Zingaretti, che s'era detto pronto ad iniziative clamorose: «Una grande vittoria del mondo della cultura: E stato riconosciuto l'errore». Critico invece Giuseppe Giulietti, portavoce di articolo 21, secondo il quale «il reintegro è solo parziale, condizionato da variabili internazionali e nazionali che neanche il governo è in grado di prevedere».