Scoglio: stiamo predisponendo il nuovo Piano particolareggiato. Istituito un tavolo tecnico congiunto C'è una città da difendere e da tutelare. Ancor prima di imbarcarsi in nuove fantasmagoriche opere, ancor prima di immaginare percorsi futuribili con strumenti di programmazione proiettati verso la Messina del prossimo decennio, ci sono porzioni di tessuto urbano da rivitalizzare, c'è un decoro da ritrovare nel deposito "oggetti smarriti", c'è un fibrillatore da attivare lì dove il cuore della città sembra battere sempre più stancamente. Che a ricordarci tutto questo sia stato un non messinese, il soprintendente ai Beni culturali Salvatore Scuto, oltre che motivo di profonda riflessione e di autocritica, può essere anche un bene. Perché chi viene da fuori spesso ha idee molto più chiare di chi è impelagato fino al collo nella "palude" di casa propria. Il soprintendente ha convocato e presieduto un vertice, svoltosi nella sede di viale Boccetta, avente per oggetto la riqualificazione degli edifici del centro storico di Messina. Un tavolo tecnico al quale hanno preso parte in rappresentanza dell'Istituto di tutela dei Beni culturali, gli architetti Maria Mercurio, Orazio Micali e Alessandra Ministeri, e del Comune, l'assessore Gianfranco Scoglio, gli architetti Maria Canale, Danilo De Pasquale, Carmelo Celona, l'ingegnere Carmelo Famà, il dott. Ferdinando Fiordilino, le dottoresse Eleonora Giovinazzo e Rosaria Augliera, il commissario della polizia municipale Aldo Bruzzano. Si tratta di una riunione inedita, visto che non risultano, quanto meno degli archivi del passato recente, iniziative analoghe e così lodevoli. L'architetto Scuto ha sottolineato «l'indecoroso stato in cui versano molti edifici del centro storico con facciate fatiscenti, vetrine aggettanti, condizionatori, tende, insegne» e si è soffermato, in particolare, sulla «definizione di ammissibilità di opere su immobili ricadenti in zona A1 del vigente Piano regolatore generale, che spesso alterano la lettura dei prospetti e degli elementi architettonici e artistici». Se si volesse essere pignoli, si dovrebbe redigere un elenco infinito di piccole e grandi omissioni, di responsabilità più o meno eclatanti, a tutti i livelli, con il coinvolgimento dell'ente locale, dello stesso organo di tutela dei beni culturali e architettonici, dei privati (condomini e singoli proprietari) e chi più ne ha più ne metta. Che dire poi di certe soprelevazioni difformi. «Anni e anni di scarso rispetto delle regole», ha rincarato la dose il soprintendente, auspicando una diversa e più proficua collaborazione con gli amministratori e i dirigenti comunali. Serve a poco piangere sul latte versato, occorre predisporre tutti gli strumenti possibili per stabilire come intervenire, edificio per edificio, coniugando la riqualificazione estetica con la messa in sicurezza. Sono queste, in fondo, le linee guida del Piano particolareggiato del centro storico a cui sta lavorando l'amministrazione cittadina. L'assessore Scoglio ha ribadito la necessità di istituire un gruppo di lavoro congiunto che veda impegnati fianco a fianco tecnici del Comune e della Soprintendenza. Ma, nel corso della riunione, è stata avanzata, e condivisa da tutti i partecipanti, la proposta di istituire adeguati incentivi in favore di chi dovrà sostenere i costi per la manutenzione, «affinché possano essere attivati gli improcrastinabili interventi». Non a caso il soprintendente Scuto ha utilizzato l'aggettivo "improcrastinabile", cioè di un fatto, di una cosa, di un evento, che non può più essere rinviato "sine die". Basterebbe farsi un giro nel centro con gli occhi puntati su tutti i palazzi, da quelli meravigliosi in stile liberty (molti dei quali cadono a pezzi o sono stati deturpati da criminali superfetazioni o quanto meno discutibili progetti di restauro) a quelli dell'architettura razionalista, dagli immobili della Messina fascista a quelli della città ricostruita per l'ennesima volta dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, fino agli interventi edilizi più recenti. Un giro istruttivo per toccare con mano come le brutture, "l'indecoroso stato" di cui parla il soprintendente, siano elementi anche potenzialmente rischiosi per la pubblica e privata incolumità, con quei balconi sospesi sul vuoto, quei cornicioni che si sbriciolano giorno dopo giorno, quei fili elettrici volanti, e tutto il resto che ben conosciamo. Come le strade che sprofondano e il territorio che frana. C'è una città da difendere e da tutelare, e bisogna farlo oggi, non nel "2020"...