ROMA. Alla fine sono arrivate, nel giorno dell'addio ufficiale e definitivo di Bondi, le risorse per dare fiato alla cultura italiana soffocata dai tagli. Un corposo salvagente lanciato da governo, complice gli appassionati appelli del maestro Muti e la regia sapiente di Gianni Letta. L'annuncio arriva a sorpresa, in coda al Consiglio dei ministri, giusto in tempo per sminare lo sciopero generale proclamato per venerdì dai sindacati generali e smontare anche le ragioni della grande mobilitazione lanciata per il fine settimana dalle associazioni della cultura. Salta l'aumento di un euro per i biglietti del cinema. I soldi arriveranno, in maniera stabile e quindi anche per i prossimi anni, da un nuovo aumento delle accise sulla benzina. "Un piccolo sacrificio di uno o due centesimi, che tutti gli italiani saranno lieti di poter fare", commenta Letta. Le associazioni dei consumatori e quelle dei gestori di carburanti non la prendono bene, ma la decisione è presa. Grazie alla ministangata sulla benzina si riuscirà ad assicurare allo spettacolo ma anche alla tutela dei beni culturali risorse stabili e sicure che anno dopo anno andranno a rimpinguare il Fus e le casse svuotate del ministero. Anche il tax credit, gli sgravi fiscali per il cinema saranno garantiti dalla nuova tassa. Dopo le battaglie degli ultimi mesi il mondo della cultura applaude, mentre opposizione e sindacati di settore rivendicano la vittoria. Bondi firma il decreto ma non compare, non partecipa nemmeno al Consiglio dei ministri, lascia invece una lunga lettera che viene letta con commozione ai colleghi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta. "Una persona specialissima", dirà poì di lui l'ex ministro. "Nei momenti difficili non mi ha lasciato mai solo". Anche per i giornalisti è pronta una lettera, un messaggio più breve nel quale il ministro poeta, come in tanti l'hanno chiamato, si dice "amareggiato" per non essere stato ascoltato ma anche "soddisfatto" per i risultati che alla fine sono stati raggiunti. Nel pomeriggio, lasciando il ministero dopo un passaggio di consegne con Galan all'insegna della cordialità ("è stato un incontro tra due amici", chioserà il ministro entrante), Bondi si lascia scappare qualcosa di più: "Sono sereno, molto sollevato", sussurra salutando un direttore generale. Ai cronisti lo ribadisce incensando il successore "con lui è il ministero nelle mani migliori", sostiene lasciando il palazzo del Collegio Romano. Cosa non ha funzionato? Glielo chiede il cronista, lui sorride, non risponde. Sotto braccio ha già l'impermeabile, insieme a un catalogo d'arte. Allarga le braccia, se ne va. Galan aveva già parlato nel pomeriggio: "Dobbiamo credere nella forza delle idee, lavorare fin da subito per progetti effettivamente sostenibili". Così si riparte. In tutto sono arrivati 396 milioni, poco meno dei 400 ipotizzati nel documento che il capo di gabinetto Nastasi, nella trattativa serrata che lo impegnava da giorni su input di Letta, aveva consegnato ieri ai tecnici del ministero dell'economia. Ce ne sarà per lo spettacolo (149 milioni l'anno oltre allo scongelamento dei 27 bloccati dalla legge di stabilità, 90 milioni l'anno per il tax credit) ma anche per la tutela dei monumenti (80 milioni freschi più 50 scongelati) a tacitare l'allarme per cui si era dimesso qualche giorno fa il presidente del consiglio superiore Andrea Carandini. Soldi ma anche provvedimenti per facilitare la gestione, permettere nuove assunzioni (200 solo quest'anno), snellire la burocrazia, rendere più accessibili per i soprintendenti le risorse impegnate ("nelle casse delle soprintendenze italiane ci sono 550 milioni", dice il sottosegretario Giro). Pompei, pietra dello scandalo, avrà più personale e un soprintendente con più poteri. Muti, che della rivolta è stato paladino applaudito, "è soddisfatto", dice chi gli è vicino. La patria sì bella, almeno per il momento, non è perduta.