LA STRUTTURA urbana e architettonica come riflesso di un pensiero filosofico, improntato ad ordine e chiarezza, profondità e attenta analisi delle relazioni con il luogo. Se la regola edificatoria della rete stradale inventata da Ippodamo da Mileto è da considerarsi un modello assoluto, ancora molti altri sono i concetti desumibili dall'ambito architettonico e urbanistico della Grecia antica che possono rivelarsi modelli di sorprendente attualità, cui guardare ancor oggi con occhi attenti. Specie quando il dibattito sulla cresta dell'onda è incentrato su rispetto per l'ambiente e inquinamento, abuso edilizio e sanatoria, legami tra centro e periferie-satellite. Tutti problemi posti sul tavolo della vita quotidiana, imbrigliati nel complicato intreccio amministrativo e politico. Ecco dunque che la mostra "Urbanistica e architettura nella Sicilia greca", che si inaugura oggi alle 17,30 al Museo archeologico regionale di Agrigento, organizzata dall'assessorato regionale ai Beni culturali, Facoltà di Lettere dell'Università di Palermo e dallo stesso museo, ideata e curata da Nicola Bonacasa, può diventare un interessante spunto per rileggere il passato con gli occhi del presente e del futuro. In mostra trecento reperti e testimonianze provenienti dai maggiori musei archeologici dell'Isola, che raccontano lo sviluppo della città greca in Sicilia, attraverso varie sezioni che dalle prime forme di urbanizzazione attraversano argomenti quali la viabilità e i porti, lo sviluppo della scienza e della tecnica, i processi di interazione culturale tra le varie genti di Sicilia, raccontando le architetture militari, civili, religiose, giungendo fino al periodo compreso tra IVe III secolo dopo Cristo, con esempi di urbanistica scenografica di ispirazione microasiatica. Certo, l'equilibrio socio-urbanistico dell'antica polis greca rappresenta davvero l'immagine di una perfezione iperuranica, oggi difficilmente applicabile, eppure della bellezza e del valore filosofico connaturato ad essa si sente urgente necessità. Macosaè possibile, oggi, recuperare e attualizzare dagli insegnamenti degli antichi greci? Risponde Nicola Bonacasa, docente e curatore dell'esposizione: «Innanzi tutto il rispetto dei luoghi. Nell'antichità la costruzione degli edifici era determinata da un scelta accurata del territorio, dal passaggio di fiumi, dai collegamenti. Perché l'idea greca della natura, la fusis, considerava l'uomo uno dei suoi elementi. Uomo e natura, dunque, uniti da "La polis era la città della ragione, segnata da un diffuso senso di equilibrio tra modelli tradizionali e nuove invenzioni" un'armonia profonda, l'uno legato all'altra. Oggi sembra che la scelta dei luoghi avvenga, al contrario, per opposizione. Si è persala misura». Altro elemento cardine di architettura e urbanistica è la razionalità. Dice ancora Bonacasa: «La polis era la città della ragione, segnata da un diffuso senso di equilibrio e di assoluta padronanza di logos e kosmos che regolano, moderano e armonizzano i rapporti tra linee e geometrie, tra modelli tradizionali e nuove invenzioni». Analisi, razionalità, ma anche sperimentazione e uso di nuovi materiali: gli antichi greci proseguivano incessantemente il loro cammino per giungere a scrivere alcune delle pagine più alte della storia, incentrata sull'osmosi perfetta tra creatività e creazione. «La rilettura in termini moderni di quanto realizzato dai greci prosegue lo studiosopotrebbe dare importanti suggerimenti. Il sistema edificatorio si articola su tre invenzioni fondamentali. Per l'architettura religiosa, il tempio, per quella civile la stoà, e infine per quella pubblica l'agorà. Queste architetture, insieme al sistema della rappresentazione teatrale, rappresentano un prototipo pensato dagli uomini per gli uomini, tra idea astratta e concreta applicabilità di un pensiero». Una città organica, fruibile, che rispetta il sacro ma lo ha assorbito e ne ha fatto un elemento costitutivo del vivere civile. L'urbanistica e l'archi-tettura non rappresentano concettualmente e visivamente i campi di indagine del pensiero fi-losofico e scientifico, ma anche l'immagine del potere: quello politico, civile, religioso. Emblema di poteri differenti, le città costituivano un emblema che racchiudeva forza, armonia, rispetto, in un'alternanza incessante delle diverse voci presenti. «In questo straordinario periodo storico dice l'assessore ai Beni culturali Alessandro Pagano si rispecchiano valori universali, che possiamo rivalutare attingendo al nostro importante patrimonio archeologico». Dall'architettura templare alle potenza delle aristocrazie, dai regimi tirannici alla definizione di veri e propri stati territoriali, dalle guerre agli abbandoni delle città, ecco i secoli di storia che è possibile leggere in filigrana ammirando sculture e bassorilievi, manufatti e antefisse, santuari e modelli di architettura privata. L'anticaAkragas era definita da Pindaro nel 490 a. C «la più bella città fra quante albergo sono di uomini». Perché allora non ripensare ad un modello di città vivibile e sostenibile facendo tesoro di indicazioni ricche di spunti che hanno sulle spalle secoli di storia e ancora molto da regalarci?