I trecenteschi sarcofagi all'interno della chiesa imbrattati dai graffiti, segni lasciati dagli studenti delle vicine scuole che entrano per raccomandarsi a Dio nel tormento prima dell'interrogatorio. E fuori è tutto uno spettacolo. «Ostello Santa Chiara». I giovani girovaghi prediligono il monastero più famoso del mondo quale riparo contro maltempo, baby gang e altri spiacevoli imprevisti. In centro è qui il punto di riferimento di senza fissa dimora e punkabestia, che verso le 20 - alla chiusura dei cancelli - fingono d'allontanarsi e poi alle 23 scavalcando muretti e inferriate tornano per trascorrere la notte nel cortile. Accampandosi nei giardinetti se il cielo è un tetto di stelle; sul sagrato, sotto la protettiva tettoia della chiesa, quando minaccia di piovere. Per i servizi igienici viene utilizzato l'angolo più «riservato», quello sottostante il campanile (il catenaccio del cancelletto più volte forzato). Scandalo nel cuore della città turistica, nell'insula conventuale a due passi da San Gregorio Armeno e in una delle piazze più suggestive della città per il magico passaggio dal «barocco» del Gesù Nuovo al «rococò» del chiostro delle Clarisse per poi ritrovarsi in pieno Medioevo - quasi una visione della Parigi gotica - grazie al tempio fatto costruire nel Trecento dai d'Angiò. Un luogo speciale che la presenza dei giovani - giocolieri, artigiani artisti, musicisti - arricchisce di un'atmosfera cosmopolita. Entrando nel cortile per prima cosa s'avverte lo sgradevole odore d'escrementi e urine, umane e animali. Ma non sembra accorgersene la bella coppia di «clochard» che alle 13 s'avvicina al Torrione coi cani per fermarsi a fare colazione. Ed ecco che da via Santa Chiara entra un tossico indigeno, napoletano, in cerca di soldi: tranquillo (forse un eroinomane), tallona soprattutto i turisti che escono dal chiostro. Tutt'intorno, i giardinetti sembrano un tappeto di rifiuti: buste di plastica, bottiglie di birra, resti di cibo, e anche coperte e indumenti di chi tornerà a bivaccare tra gli alberi secolari. Il tossicomane in attesa di racimolare il necessario provvede a raccogliere un bicchiere di carta nel quale scioglierà la dose. Per farsi la siringa il nascondiglio è sotto il campanile. L'ingresso della chiesa di Santa Chiara invece è presidiato quotidianamente da slavi che chiedono l'elemosina: impossibile per i visitatori e i fedeli della zona entrare o uscire sfuggendo alle insistenze. Nel cortile ci sono stati scippi e rapine. Tempo fa, un laico fu picchiato per avere invitato un gruppo di sbandati ad andare via. Anche qui, sul sagrato, inequivocabili segni del bivacco notturno. Caos, sporcizia, degrado. Una presa di possesso del territorio «segnata» dai graffiti che, a partire da calata Trinità Maggiore, non risparmiano né i muri degli antichi palazzi né le serrande in un continuum che abbraccia tutto l'esterno del monastero (compresi i locali dell'associazione Oltre il Chiostro) nonchè la possente facciata in bugnato del Gesù Nuovo. Siamo in uno dei punti più vitali della città, crocevia preferito dei giovani che frequentano le vicine scuole e università, tappa obbligata per i turisti, «focolare» di solidarietà per l'intensa opera di assistenza svolta dalle varie comunità religiose a favore degli indigenti napoletani e immigrati. Un luogo che con la ripresa turistica e i riflettori accesi sulla movida s'è trasformato nel regno delle baby gang, teppismo a suon di schiaffi e gavettoni e azioni predatorie. «Troppa folla, ormai qui di sera si riversano tutti i giovani della provincia», nota Antonio Bertani, il giornalaio di piazza del Gesù (in primavera la comitiva della figlia fu aggredita da un branco in scooter che ferì uno degli studenti a coltellate). A ogni angolo, un randagio (ma ormai ovunque si rischia di scivolare sugli escrementi). Dopo i blitz delle forze dell'ordine, i violenti tornano sempre, magari non gli stessi: rotta la telecamera di fronte al «Gesù» che poteva riprenderli. Di giorno campo di calcio e corte dei miracoli, di sera dormitorio pubblico.
NAPOLI: Caos, rifiuti e degrado salvate Santa Chiara
La chiesa di Santa Chiara a Napoli è un luogo di grande degrado e abbandono. I giovani girovaghi e i tossicomani utilizzano il monastero come rifugio e spesso lo trasformano in un luogo di bivacco notturno. I graffiti e i segni di degrado sono visibili ovunque, compresi i muri degli antichi palazzi e la facciata del Gesù Nuovo. La presenza di questi giovani e tossicomani ha trasformato il luogo in un teppismo, con azioni predatorie e violenza. Le forze dell'ordine hanno tentato di intervenire, ma i violenti tornano sempre.
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