Un saggio di Fabio Corsico e Paolo Messa indaga sul ruolo degli enti nati dalle ceneri delle banche pubbliche Ricerca, educazione, volontariato, arte: così si fa crescere il territorio Finanziano le associazioni del volontariato e la costruzione di asili nido. Supportano la ricerca scientifica e l'arte. Ma anche l'istruzione e la formazione professionale. Sono impegnate nell'housing sociale come nella protezione dell'ambiente. Nel recupero dei centri storici e nella promozione delle attività culturali, dai musei alle biblioteche, dai teatri alla musica. Fanno beneficenza, aiutano l'imprenditoria locale, sviluppano il micro-credito. Con migliaia di interventi mirati sul territorio. E' questa la missione prevalente delle Fondazioni bancarie. Poco conosciute al grande pubblico, sono tra i motori dello sviluppo economico del Paese. E proprio per saperne di più, per entrare in questo mondo, e soprattutto per immaginarne l'evoluzione, nasce il libro di Fabio Corsico e Paolo Messa "Da Frankenstein a principe azzurro. Le Fondazioni bancarie tra passato e futuro" (Marsilio editore, 135 pagine). Nate nel 1990 dalle ceneri delle banche pubbliche, con la riforma voluta da Giuliano Amato, le Fondazioni, considerate un ibrido frutto di una legislazione un po' retrò, hanno assunto un ruolo ben più ampio di quello previsto in origine. Non solo quindi quello di azioniste di rilievo dei grandi istituti di credito. da Ìntesa Sanpaolo ad Unicredit al Monte dei Paschi di Siena, ma anche enti che sempre di più perseguono, e con successo, obiettivi con specifiche connotazioni sociali. Il "cuore" delle Fondazioni sta proprio qui, nella cura dell'interesse generale, del bene pubblico. E su questo punto convergono sia l'analisi del presidente Carlo Azeglio Ciampi, che ha curato l'introduzione del volume, sia la postfazione del presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti. «Le Fondazioni - scrive Ciampi - venivano a colmare una lacuna del nostro ordinamento per quanto riguarda i corpi intermedi, i quali, inserendosi tra lo stato centrale e la società civile, rappresentano un elemento determinante per il buon funzionamento della democrazia, quindi, per il suo rafforzamento». Un ruolo in qualche caso di sussidiarietà, in altri di piena sostituzione dello Stato o degli enti locali in settori cruciali, come la sanità e le arti. Corsico e Messa sottolineano bene come le Fondazioni operino concretamente sul campo, facendo da ponte verso la società. Ridistribuendo cioè sul territorio i dividendi che ottengono dalle banche. In una osmosi piena con le attività locali e con gli organismi che ne costituiscono il tessuto vitale. Basti pensare, tanto per fare un esempio significativo. che in cima alla classifica delle erogazioni per settore ci sono proprio le attività culturali. Subito dopo troviamo la ricerca, lo sviluppo locale, l'educazione. Campi in cui le risorse pubbliche sono purtroppo modeste. Certamente non all'altezza del fabbisogno complessivo e delle esigenze. Ma il saggio, oltre ad un excursus giuridico approfondito che mette in luce le radici storiche e quindi l'attività in fieri, è orientato prevalentemente al domani. E ad interrogarsi sul ruolo che devono giocare le classi dirigenti di questi soggetti non profit, ma dotati di patrimoni e risorse. Emerge, tra l'altro, che fino ad oggi e nonostante qualche assalto velleitario, la politica è rimasta fuori della porta. E come le «Fondazioni - scrive ancora il presidente dell'Acri Guzzetti - abbiano dato prova di capacità di visione e lungimiranza, con scelte determinanti nei grandi processi di rinnovamento e di aggregazione, che hanno archiviato quella che una volta veniva definita la foresta pietrificata» delle banche. Non solo. La presenza degli enti nel nocciolo duro ha fatto in qualche modo da deterrente ad una possibile "invasione" di soggetti stranieri, Fondo sovrani in primis. Ad un mercatismo estremo, come direbbe il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Leggendo il libro, si capisce come nel tempo siano state un elemento di stabilità e di riferimento. Specialmente in un contesto dove le turbolenze finanziarie hanno investito con forza i mercati. E' evidente quindi il ruolo istituzionale, di grande equilibrio, interpretato a livello di sistema. In maniera, sostengono tutti gli osservatori, indipendente ed autonoma. Merito sia di un una normativa particolarmente efficace, sia di un management chiamato a guidare i processi di cambiamento con la massima attenzione. Certo le sfide da superare sono molte. A cominciare da quella, per certi versi nuova, dello sviluppo del Sud. Dove il contributo alla crescita può essere davvero rilevante. Insomma, da fare c'è molto, superando i vincoli congiunturali e quelli stringenti di Basilea 3. In definitiva, proprio il rapporto con gli interessi della comunità sembra la chiave vincente della missione presente e futura. Perché i criteri di nomina dei vertici e le conseguenti scelte gestionali vedono in campo tutte le parti sociali: le istituzioni locali, le camere di commercio, le curie, il terzo settore. Tutto ciò fa delle Fondazioni un unicum nel panorama economico, non un "mostro" giuridico autoreferenziale, come paventato da una parte della critica. Del resto gli sforzi in direzione di una trasparenza ancora maggiore, legata alla responsabilizzazione, sono sotto gli occhi di tutti. Dovendo cercare di delineare un identikit, i connotati che emergono, pur nelle diverse voci raccolte nel libro, sono quindi più quelli del "principe azzurro". Pronto, in tempi di difficoltà, a supportare il rafforzamento patrimoniale delle grandi banche e, nel contempo, a sostenere la coesione sociale, il Welfare. Mettendo in cima a tutto, è l'auspicio sia di Ciampi che di Guzzetti, proprio nell'anno che celebra il 150 dell'Unità nazionale, sempre e comunque l'interesse dell'Italia.