Chissà se è stata la sindrome di Stendhal a colpire - dopo una immersione di quasi due ore, ieri mattina, nei capolavori di Caravaggio e nel patrimonio artistico di Capodimonte - il presidente della Repubblica portoghese Jorge Fernando Branco de Sampaio, in visita privata a Napoli. O se invece, più banalmente, è stato proprio il virus dell'influenza, con tanto di alterazione febbrile (38,5), a costringere il capo di Stato - ospitato, dalla sera precedente, dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a villa Rosebery - ad accelerare il suo rientro a Lisbona: cancellando così all'improvviso la prevista visita al Museo dell'Opera di Santa Chiara e alla Cappella Sansevero, gioielli del centro antico mobilitati con ingenti spiegamenti di forze per l'occasione. Fatto sta che, poco dopo le 15, i due presidenti, Sampaio e Ciampi, hanno lasciato Napoli con due cortei distinti, diretti all'aeroporto di Capodichino. Un arrivederci a malincuore, si immagina, a giudicare dalle dichiarazioni del presidente Sampaio nei confronti di una città che ammira, da lui già visitata in forma strettamente privata nell'agosto di due anni fa con moglie e figlio, quando assaporò le bellezze di San Martino, del Museo Archeologico Nazionale, di Capri e di Sorrento: «L'ospitalità e l'amicizia che il presidente Ciampi ha dimostrato nei miei confronti è una cosa che porterò dentro di me come un bel ricordo, con la magnifica organizzazione della mostra su Caravaggio», ha detto Sampaio al termine della visita a Capodimonte. E ha aggiunto: «È un momento positivo e importante per il Portogallo e la sua cultura, come testimoniano la mostra sul design a Milano, e le responsabilità che il nostro paese è stato chiamato ad assumere al vertice della Commissione europea». In questo senso, la visita italiana del presidente portoghese è stata «molto significativa - è la precisazione di Sampaio - perché con l'Italia c'è una grande convergenza su tutto quanto riguarda l'Unione Europea, e in un momento molto complesso occorre fare tutti un grande sforzo all'interno dell'Ue e gettare le basi per una cooperazione ancora più allargata tra Italia e Portogallo». Ad accogliere il presidente Sampaio e consorte all'ingresso di Capodimonte - inspiegabilmente sbarrato per i soli giornalisti regolarmente accreditati, ma non per il folto pubblico del sabato, liberamente circolante per le sale - un grande amico napoletano: il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, con la direttrice del Museo Mariella Utili a fare gli onori di casa per gli illustri ospiti, tra i quali Louis Godart, consigliere del Quirinale per la conservazione del patrimonio culturale; Vasco Valente, ambasciatore del Portogallo in Italia con la moglie e Maria Luisa Cusati, lusitanista e console onoraria del Portogallo a Napoli. I coniugi lusitani, racconta Utili, hanno dimostrato grande sensibilità e competenza per la mostra sull'«ultimo tempo» di Caravaggio (1606-1610), soffermandosi soprattutto sulle Opere di misericordia e sul confronto tra le due cene di Emmaus e le due «Salomé»; hanno voluto visitare il resto della Pinacoteca (in particolare, Tiziano, Brügel e persino la sezione di arte contemporanea, molto a cuore alla signora Sampaio) e l'appartamento reale, con la collezione di antiche porcellane della Real Fabbrica di Capodimonte di tradizione borbonica. Peccato solo non poter riferire il tutto di prima mano, per l'eccesso di zelo di un servizio d'ordine molto solerte nell'impedire ai giornalisti il proprio lavoro: malgrado la generosa ma solo in parte rispettata intercessione del governatore Bassolino, che a metà visita si è prodigato per far entrare almeno quattro fotografi e due cineoperatori. Misteri di Napoli: sulla vicenda - quasi una pièce di teatro dell'assurdo - sono intervenuti con duri documenti i presidenti dell'Ordine dei giornalisti della Campania, dell'Assostampa napoletana e dell'Unione regionale cronisti (Ermanno Corsi, Gianni Ambrosino e Maurizio Cerino) e il Forum dell'informazione indipendente, solidali con i colleghi ai quali - sottolineano - «è stato impedito l'esercizio democratico del diritto-dovere di cronaca».