Un avanzo di cassa servirà per il restauro del Castello. I sindacati: recuperare l'autonomia La Soprintendenza dirotta 330mila euro dell'era Fiori La Cisl: ma l'emergenza è qui POMPEI. Trecentotrenta mila euro tolti dalle casse della città archeologica a beneficio del Castello di Baia. I fondi dirottati sono stati prelevati da un residuo di cassa del commissariamento per l'emergenza scavi, quello gestito da Marcello Fiori fino a un paio di anni fa. La polemica scoppia inevitabile: nel mirino dei sindacati finisce, nuovamente, l'accorpamento tra le soprintendenze di Pompei e Napoli. «Pur incassando oltre 25 milioni di euro l'anno - dice Antonio Pepe, segretario della Cisl - Pompei non sarà mai in grado di avere i fondi necessari a programmare interventi di restauro regolari, perché gli introiti vengono distribuiti anche per interventi in altri siti che non producono utili». Per la Cisl è inaudito che «mentre Pompei cade a pezzi e il mondo ci accusa di essere incompetenti, la soprintendenza decida di spendere "nostri" soldi per interventi su altre realtà. Che hanno bisogno di essere restaurate, ma di certo non a spese degli scavi pompeiani». Il segretario della Cisl rivendica per Pompei «un funzionario dotato di poteri più incisivi perla tutela e la gestione del sito, che possa disporre di strumenti per avviare rapidi interventi straordinari per il restauro di domus ed edifici, di mezzi necessari ad impegnare le maestranze nella manutenzione ordinaria, ed evitando così che i soldi incassati dagli scavi di Pompei vengano distratti in altre realtà». Dei 79 milioni di euro a disposizione dell'ex commissario per l'emergenza dell'area archeologica di Pompei, Marcello Fiori, c'è stato un avanzo di cassa di 330 mila euro. Tale cifra doveva essere spesa per lavori urgenti per la messa in sicurezza del sito pompeiano. Invece non è stato così. La soprintendente di Napoli e Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro, ha ritenuto che il Castello di Baia avesse bisogno di lavori di restauro più urgenti rispetto all'emergenza Pompei. E la scelta ha riportato la questione autonomia degli scavi sotto i riflettori. In effetti la città sepolta ha fatto da cavia per la sperimentazione di nuovi sistemi di gestione. Passando dal 1997 al 2008 dall'autonomia al commissariamento, attraverso l'accorpamento con la soprintendenza di Napoli. Walter Veltroni, ministro dei Beni Culturali e vice premier nel 1997, la scelse come simbolo di una annunciata rinascita culturale. Pompei conquistò una piena autonomia scientifica, organizzativa, amministrativa e finanziaria che le avrebbe dovuto consentire di incrementare l'area visitabile della città antica, di migliorare i servizi offerti a visitatori e turisti, di procedere speditamente nelle operazioni di manutenzione e restauro, di incentivare le attività di ricerca e di valorizzazione. Il tutto grazie all'intervento di sponsor privati e alla riorganizzazione messa in atto da un city manager. Di fatto gli Scavi divennero una vera e propria spa con tanto di consiglio di amministrazione. Ma l'autonomia venne rivisitata dopo dieci anni dall'allora ministro Francesco Rutelli, che decise l'accorpamento delle soprintendenze per i beni archeologici di Pompei e di Napoli (comprendente anche i Campi Flegrei e il Castello di Baia) in una soprintendenza speciale, abolendo la figura del city manager che venne sostituito da un consiglio di amministrazione più numeroso e articolato. La protesta. C'è l'assemblea, domani apertura ritardata di due ore Domani l'area archeologica pompeiana aprirà con due ore di ritardo. A stabilirlo sono stati i sindacati di Cgil, Cisl, Uil, Unsa-Flp, che si riuniranno in assemblea per discutere sulla «tutela degli scavi, dei turisti e dei lavoratori". I sindacati non abbassano la guardia a difesa di Pompei, «dopo la grande attenzione mediatica per i crolli avvenuti negli scavi di Pompei (il più emblematico quello dell'intero edificio cosiddetto dei gladiatori avvenuto il 6 novembre del 2010) - dicono - l'oscuramento totale dei riflettori ha avviato alla totale indifferenza le sorti dell'area archeologica più importante, più grande e più visitata al mondo". «È svanito il popolo dei difensori dei beni culturali, degli accusatori del ministro Bondi e con essi anche tutti i restauratori e archeologi che si erano autopromossi sul campo", ha dichiarato Antonio Pepe, segretario della Cisl. All'ordine del giorno dell'assemblea ci saranno i temi legati alle problematiche connesse all'organizzazione del lavoro, al pericolo di crolli e alla sicurezza nei luoghi turistici e di lavoro. I sindacati stileranno un documento propositivo, che intendono sottoporre all'attenzione della soprintendente, incentrato tra l'altro su rivendicazioni di carattere economico. «La soprintendente - rivendicano i sindacati - anziché intervenire con restauri per garantire l'agibilità dei luoghi e aprire più domus, addirittura le chiude o ne demanda la responsabilità ai coordinatori del personale di vigilanza. In caso di nubifragio, forti venti o piogge persistenti, a titolo precauzionale volto a garantire la pubblica incolumità, gli addetti alla vigilanza dovranno interdire l'accesso al pubblico in case ed aree dove sono stati individuati elementi di pericolo". E invece, a giudizio dei sindacati «il futuro di Pompei sta nell'organizzazione del lavoro mirata alla realizzazione di un programma efficiente ed efficace a nella tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio e delle risorse umane".
A Baia i soldi di Pompei: è rivolta
La Soprintendenza di Napoli e Pompei ha prelevato 330.000 euro da un residuo di cassa del commissariamento per l'emergenza scavi, destinato al restauro del Castello di Baia. I sindacati hanno denunciato l'accorpamento tra le soprintendenze e hanno richiesto l'autonomia per Pompei. La Cisl ha chiesto un funzionario con poteri più incisivi per la tutela e la gestione del sito. La soprintendente ha deciso di spendere i soldi per interventi su altre realtà. I sindacati hanno anche denunciato l'oscuramento totale dei riflettori sulla tutela degli scavi e dei turisti.
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