La mobilitazione è enorme, trasversale e salta gli steccati delle diverse discipline. Così si va dal maestro Riccardo Muti che, celebrando l'unità d'Italia ha ricordato Una identità non retorica a cui riferirsi, ossia la ricca cultura del nostro paese, fino agli striscioni di protesta affissi in corso Garibaldi a Napoli che «raccontano» le pessime condizioni in cui versano le ville vesuviane e la settecentesca Villa Baronessa, in pieno collasso strutturale. Cinque anni horror, gli ultimi per i beni culturali: la diminuzione dei fondi statali si è attestata sul 30 (la consegna dal 2010 al 2011 è stata particolarmente devastante segnando un bel «meno 14,6»). A pagare le conseguenze di una finanziaria sconsiderata sono un po' tutti: fondazioni liriche, attività musicali, cinematografiche, teatrali, musei, siti archeologici, biblioteche (alcune hanno già chiuso i battenti, mentre la Nazionale di Firenze ha ridotto l'apertura a mezza giornata) e festival (quello della letteratura di Mantova vede il Comune erogare 60mila euro al posto di 120mila). Se il Fus spolpa all'osso il budget, va ricordato anche che i fondi delle Regioni, Province e Comuni vengono scarnificati, con in più la clausola della limitazione al 20 di quanto speso in precedenza per le iniziative culturali. Qualche esempio. Nei bellissimi Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, restaurati nella seconda metà degli anni Novanta, l'arte contemporanea è stata di casa con mostre internazionali (da Rosemarie Trockel a Richard Long), rassegne di fotografia e performance. Adesso, l'attività è sospesa. Nonostante gli investimenti degli anni precedenti e il fiorire di musei dall'appeal sicuro, l'arte affonda. Il Mambo di Bologna è in seria difficoltà (-36,2), il Mazzi - aperto con tutti gli onori nel maggio scorso, acclamato all'estero come uno dei migliori musei esistenti - fa i conti con la famosa «coperta troppo corta». Il Castello di Rivoli si trova fra le mani un disavanzo di 480mila euro, rilancia con le opere di McCracken e prende tempo riallestendo le sue collezioni (peraltro in una mostra suggestiva), mentre la Triennale di Milano abbandona la sede newyorkese per un buco di 2 milioni di euro. A rischio chiusura è anche l'Istituto storico italiano per il Medioevo (a Roma), i cui dipendenti non sono pagati da gennaio: il suo finanziamento è stato tagliato del 50. Non va meglio alla Biennale di Venezia che annaspa, nonostante l'aura di prestigio che la circonda e il presidente Baratta ha già annunciato che la Mostra del cinema (riduzione da 7,1 a 4 milioni di euro) potrebbe non avere i numeri per partire. Il settore della danza viene colpito duramente: ha perso la metà dei suoi fondi, non solo chiuderanno festival e compagnie, ma salteranno centinaia di posti di lavoro fra maestranze, danzatori, organizzatori. Non meglio va al teatro e agli enti lirici. La Fenice ha fatto sapere che sarà in grado di pagare gli stipendi fino a luglio e non oltre. Santa Cecilia, decurtata del 27 chiuderà molte produzioni, la bibliomediateca, il museo degli strumenti musicali e, naturalmente, dovrà licenziare.