Teatri, cinema e musei: tre giorni di mobilitazione tra scioperi, flash mob e cortei La protesta. Oggi in piazza il mondo della danza domani sit in davanti al ministero dell'Economia Tre giornate di mobilitazione in tutta Italia per sensibilizzare i cittadini, l'opinione pubblica e i rappresentanti politici e istituzionali sullo stato di crisi della cultura italiana. E l'iniziativa organizzata da Federculture, Agis, Anci, Upi, Conferenza delle Regioni e Fai, in programma sabato, domenica e lunedì, presentata ieri, a Roma, a Palazzo delle Esposizioni. «Divieto di cultura» lo slogan che risuonerà nei cinema, teatri, musei, biblioteche, siti web e social network, per una campagna di comunicazione che per la prima volta coinvolge rappresentanti pubblici e privati del mondo culturale e dello spettacolo. «La maggioranza dei cittadini - ha detto Roberto Grossi, presidente di Federculture - non è al corrente dei tagli e dei provvedimenti che si sono abbattuti nel settore e che porteranno al collasso». Per Andrea Ranieri, delegato Anci, l'associazione dei Comuni, «viviamo un clima di recessione culturale». Nell'ultimo anno, il peso della cultura nel Bilancio dello Stato è approdato al minimo storico dello 0,18 per cento, passando da 1710 a 1459 milioni di euro. A ciò si aggiunge il crollo del Fondo Unico per lo Spettacolo, decurtato del 43,52 per cento, ad appena 231 milioni di euro. Una «ignominosa scure», come l'ha definita Riccardo Muti, celebrando i 150 anni dell'Unita d'Italia. A questi tagli si aggiungono norme restrittive che limitano al 20 per cento le spese degli enti locali per le mostre e la promozione. Nell'ambito di questa campagna si inserisce la mobilitazione del mondo teatrale che domenica non celebrerà, in segno di protesta, la Giornata Mondiale del Teatro. Ma iniziative e manifestazioni autonome prederanno corpo già da oggi: alle 14.30 il mondo della danza farà un flash mob in piazza di Montecitorio, a Roma. Domani, alle 11.30 ci sarà un sit-in dei teatri di prosa al ministero dell'Economia. Venerdì ci sarà lo sciopero e la serrata dei teatri. Lunedì la giornata conclusiva al teatro Regio di Torino, diretto da Mario Martone. Sul fronte dello spettacolo, il taglio delle risorse statali significa 220mila posti di lavoro in meno, mentre sono a rischio Cinecittà Luce, 11 Festival del film di Roma, il Festival di Giffoni, l'Istituto Storico Italiano per il Medioevo, la Fondazione Petruzzelli, mentre ha già sospeso l'attività la Biblioteca di Storia Patria a Napoli e ha ridotto l'apertura a mezza giornata la Biblioteca Nazionale di Firenze. «La gente d'Italia ha sempre fatto la differenza nel Paese. Non si può rimanere impassibili, occorre reagire, indignarsi» ha detto Sofia Bosco del Fai, il Fondo Ambiente italiano. «C'è fortissima e reale preoccupazione», ha detto Paolo Protti, presidente dell'Agis, Associazione Generale Italiana Spettacolo: «Le dichiarazioni governative sono contraddittorie. Senza contare che da tre mesi il ministro Bondi, ancora in carica, non si reca in ufficio. È l'unico lavoratore pubblico che per il ministro Brunetta non è passibile di licenziamento».
Contro i tagli la cultura chiude
In Italia, il mondo della cultura sta organizzando una mobilitazione per sensibilizzare i cittadini e i rappresentanti politici sullo stato di crisi della cultura italiana. La campagna, organizzata da Federculture, Agis, Anci, Upi, Conferenza delle Regioni e Fai, prevede tre giorni di mobilitazione, tra scioperi, flash mob e cortei. I teatri, cinema e musei saranno chiusi o chiuderanno le porte per una giornata di protesta. La protesta è motivata dal taglio delle risorse statali per il settore, che porterà al collasso della cultura italiana. La maggioranza dei cittadini non è al corrente dei tagli e dei provvedimenti che si sono abbattuti nel settore.
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