Precipitano le condizioni igienico-sanitarie di Targia, un tempo sito della civiltà di Stentinello, oggi, attraverso le varie fasi dell'industrializzazione e della post-industrializzazione, discarica-piattaforma polifunzionale. Non autorizzata, ovviamente. In mezzo rimane lo «spettro» della vecchia «casa dell'eternit», che ha fabbricato materiale eterno e morte. Era stata messa in sicurezza con il solito manto azzurrognolo che impedisce lo sfaldamento dell'eternit. Erano progetti europei. Si era intervenuti anche nelle profondità dello specchio d'acqua antistante. Tuttavia lo strato di sicurezza che rivestiva la fabbrica è ormai andato via quasi del tutto. La situazione di abbandono non si limita a queso, al contrario si estende a tutta la zona nord del capoluogo. Poche centinaia di metri oltre lo stabilimento, la vegetazione spontanea, soprattutto le discariche di materiali di risulta e rifiuti solidi urbani, la fanno da padrone, celando alla vista di studiosi e ricercatori le tracce di un remoto passato, quello neolitico risalente a tremila anni prima di Cristo. Siamo, infatti, in un'area archeologica, Stentinello, che ancora potrebbe fornire risposte sulla complessità delle nostre radici. L'importanza storico-archeologica di Stentinello è paragonabile solo ai siti di alcune isole del Tirreno. Invece è tutto nell'oblio. Il naturalista ed economista Paolo Pantano chiede una rilevazione della «soglia di contaminazione» attraverso un preciso protocollo adottato in altre realtà italiane. La bonifica di Targia parte da lontano: Pantano ricorda i viaggi a Roma, senza speranza, per usare i circa 100 miliardi previsti per recuperare il sito. «Questa zona - dice - non può avere un rilancio senza bonifica: solo dopo si potrà pensare a un suo rilancio». «Rimane il pericolo - dice l'avvocato Silvio Aliffi, esperto da decenni del ramo. - senza la "copertura" è venuta meno la sicurezza. Ricordo che continuano ancora a morire di cancro al polmone i vecchi lavoratori. Gli effetti del mesotelioma pleurico possono emergere anche dopo cinquant'anni. Mediamente dopo trenta. E il picco dei mesoteliomi, nel mondo, è previsto entro il 2015. La malattia, appena diagnosticata, porta alla morte in sei mesi. L'invito, a questo punto, è di bonificare il sito. La messa in sicurezza non basta più. L'amianto dev'essere eliminato, mentre ci siamo fermati a un'azione propedeutica. Comprendo i costi da sostenere: ci vorranno molti anni per liberarsi del materiale. In Svizzera, la patria dell'amianto, il problema non si è ancora risolto. E in Cina, invece, l'amianto si usa». La previsione di massima dell'avvocato che, insieme al procuratore della Repubblica di Torino, Raffaele Guariniello, aveva portato l'attacco direttamente alla cordata francofona dell'amianto, gruppo-Cartier compreso, è che l'Occidente chiuderà la questione-eternit fra altri 20 anni. Per il resto del mondo, non ci sono proiezioni disponibili. Intanto aumentano gli abbandoni di eternit proprio davanti alla fabbrica: non si comprende se essi provengano dalla ditta o siano attribuibili a privati cittadini. A completare il quadro, la viabilità malandata: praticamente impercorribile il perimetro di Stentinello, di fatto un sentiero sconnesso e acquitrinoso che, se valorizzato potrebbe aggiungersi alle altre aree d'interesse archeologicO. 23032011
SICILIA - Le testimonianze della civiltà neolitica in una Targia sempre più mortificata
La zona di Targia, in Italia, è stata trasformata in un sito di discarica e piattaforma polifunzionale a causa dell'industrializzazione e della post-industrializzazione. La vecchia fabbrica dell'eternit, che produsse materiale per costruzioni durature, è stata abbandonata e non è più sicura. La zona è anche un'area archeologica, con segni di un passato neolitico risalente a tremila anni fa. L'importanza storico-archeologica di Stentinello è alta, ma è stata dimenticata. La bonifica del sito è necessaria per prevenire la contaminazione e la malattia legata all'amianto.
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