Ferla. «Firme per riaprire la splendida chiesa di Sant'Antonio». Innesca la polemica il saggista e professore di Storia dell'arte, Paolo Giansiracusa: la chiesa, malgrado i lavori di ristrutturazione ultimati, non è ancora stata consegnata al parroco, don Roberto Garro. «I lavori di ristrutturazione - afferma lo studioso - curati dalla Protezione Civile, sono stati completati alla fine dello scorso anno ma la consegna dei locali al parroco non è mai avvenuta. Di fatto la chiesa presenta notevoli problemi per il displuvio delle acque piovane: canalizzazioni impiantate alla meno peggio, canali di gronda già ricolmi di guano e quindi tappati». E non basta: «Pare che all'interno siano stati travisati i colori della volta che dal celeste originario (azzurro chiaro neutralizzato col bianco e velato con un poco di verde) sono passati ad un blu carico. Anche per quanto riguarda le statue serpottiane pare che si sia intervenuto pesantemente. C'è inoltre da dire che i connettivi verticali tra i vari livelli della chiesa, necessari agli aspetti funzionali, sono stati eliminati in maniera arbitraria». La Chiesa di Sant'Antonio di Ferla è monumento nazionale dal 1908 ed è costituita una tipologia inusuale di barocchetto meridionale. Progettata nella prima metà del secolo XVIII su modelli di scuola gagliardiana; i lavori architettonici furono completati verso il 1750. «Nella seconda metà del Settecento - continua Giansiracusa - furono iniziati i lavori di arredo, di decorazione, nonchè le opere pittoriche e scultoree». L'originale impianto a croce greca fu coperto da una cupola ampia quanto tutto lo spazio del transetto. «Qui si manifestò l'estro del pittore Giuseppe Cristadoro, attivo qui dal 1770 al 1790 anche a San Sebastiano» commenta. Cristadoro dipinse sulla volta i quattro continenti allora conosciuti e in un tunnel «illusivo» dipinse un vortice di santi e di dannati. Per gli stucchi furono chiamati Giuseppe e Giovanni Gianforma, presenti nel territorio ibleo in tutta la seconda metà del Settecento. Alla loro creatività si devono il ricamo della struttura voltata, l'armonia delle paraste e le bellissime statue delle Virtù dalle quali sicuramente trassero ispirazione dall'opera di Giacomo Serpotta». Conclude lo studioso: «Nella chiesa, con la consacrazione, fu portato l'antico e prestigioso gruppo di reliquie, vanto della confraternita e della primitiva chiesa che sorgeva all'inizio dell'attuale centro abitato». E' in atto la raccolta di firme per una petizione da inviare alla Curia, alla soprintendenza e alla Presidenza della Regione, per capire come sia stato possibile travisare alcuni elementi originali della chiesa e per conoscere la data ultima di consegna della chiesa alla comunità. L'Archeoclub d'Italia di Siracusa, il Centro Studi Iblei e altri organismi culturali effettueranno ogni azione necessaria al ripristino dello stato originario dei luoghi. Roberto Rubino 23032011
SICILIA - Ferla. Firme per riaprire la splendida chiesa di Sant'Antonio.
La chiesa di Sant'Antonio di Ferla, monumento nazionale dal 1908, è stata oggetto di lavori di ristrutturazione curati dalla Protezione Civile, completati alla fine dello scorso anno. Tuttavia, la consegna dei locali al parroco non è mai avvenuta. La chiesa presenta problemi di displuvio delle acque piovane e i colori della volta sono stati travisati. Le statue serpottiane sono state alterate e i connettivi verticali sono stati eliminati. La chiesa è stata progettata nel XVIII secolo e ha subito lavori di arredo e decorazione.
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