«Non basta quello che fanno i proprietari, occorre organizzare, attrezzare e promuovere dei percorsi» Una notizia che non mancherà di far piacere agli appassionati dell'incanto che si chiama "Villa Veneta", è stata la nomina dell'inge-gner Luciano Zerbinatì, attuale presidente dell'Istituto Regionale Ville Venete, a Presidente dell'Associazione Ville d'Italia, nata in questi giorni a Roma per contribuire alla conservazione ed alla valorizzazione dell'enorme patrimonio culturale formato da ville, castelli e dimore storiche presenti sul territorio nazionale, che rappresentano una parte importantissima del paesaggio. A lui perciò è sembrato doveroso rivolgere alcune domande sulla ragioni che hanno portato alla costituzione della nuova associazione. «"Ville d'Italia" - è stata la sua risposta - è nata da un'idea che i tre Enti pubblici (quello per le Ville Venete più quelli sorti per le Ville Tuscolane e Vesuviane) hanno cominciato a sviluppare con un accordo di programma che li vede coinvolti su comuni obiettivi che restano validi anche per l'Associazione stessa, al fine di far conoscere questo patrimonio per aiutarne la conservazione, far nascere un turismo culturale e di vi-sitazione attorno ad esse in grado di alimentare un flusso di risorse adeguato ai costi della manutenzione». Non si può negare siano degli obiettivi giusti, ma viene spontanea una domanda; come pensate di raggiungerli? «Abbiamo avuto assicurazioni dal Ministro Urbani (e tutto questo è avvenuto in occasione della quarta edizione del "Premio Villa veneta") che lo Stato vuoi perseguire proprio questa politica, ossia rendere possibile la conservazione di questi beni attraverso un loro utilizzo che non può essere che quello del turismo culturale. Bisogna però, affinchè ciò avvenga, creare un'offerta di servizi d'interessi tali da far nascere una domanda. Oggi non siamo vicini a questo primo obiettivo, ed è quindi inutile pensare che partano interessi alla visita di questo patrimonio se non c'è un'offerta organizzata affinché ciò avvenga». Ma come va organizzata questa offerta di servizi affinché nasca l'interesse a visitare le ville? Mi sembra che i proprietari si diano già molto da fare per questo. «Va dato atto che i proprietari sono impegnati in questo settore. Ma non è sufficiente perché lo stanno facendo ognuno a seconda delle loro possibilità. Il turismo che si muove per visitare i Castelli della Loira è provocato, oltre che per il grande "battage" pubblicitario, dal fatto che lungo quel circuito è stata pensata ed organizzata una serie di servizi che consentono di avere risposta in termini di alloggi, ristoro, acquisto di documentazione di ciò che si visita, d'illustrazione delle storie e delle vicende successive in quei luoghi e castelli. Serve dunque organizzare dei percorsi attorno alle Ville (oggi esiste soltanto l'organizzazione della visita lungo la Riviera del Brenta), attrezzare questi percorsi e promuoverli adeguatamente. Non bisogna comunque pensare alle sole Ville Venete, dato che circuiti di visitazione vanno pensati anche per le altre realtà locali e quindi su scala nazionale. Penso alle Ville della Lucchesia, in particolare, che sono fra le più straordinarie dimore stori-che, immerse in meravigliosi giardini, che vivono il loro splendore in maniera autonoma e senza sostegni indiretti come le nostre Ville, in particolare quella del Palladio». C'è molto da fare stando a quello che mi dicE. Non è un'impresa facile stando a quel che afferma.... «Certo, ma bisogna andare per gradi. Bisogna anzitutto creare un osservatorio per questo patrimonio in grado di pensare di concerto con le realtà locali (e penso soprattutto alle Regioni ed alle Province che hanno competenza in materia, e come catalogare il patrimonio stesso e congiuntamente come ricavarne, sulla base della conoscenza che ne deriva, dei possibili percorsi d'interesse al turismo culturale. Tutto questo esige un po' di risorse, ma sicuramente un ruolo di coordinamento in grado di avvalersi delle esperienze che localmente esistono, può sviluppare un modello di offerta in grado di destare l'interesse dei "tour-operators" che devono poi vendere questa serie di prodotti. Sono anch'io dell'avviso che sarebbe meglio lasciare e conservare le ville come sono, ma bisogna essere pragmatici, per cui qualcuna di queste bisognerà adattarla affinchè costituisca nel circuito che si va a creare, un punto di riferimento per i servizi che vanno assicurati ai visitatori». Ancora una domanda. Qualche visitatore di Villa Veneta è preoccupato che l'Associazione Ville d'Italia produca un indebolimento del ruolo delle "Ville Venete". Che cosa può rispondere? «È esattamente il contrario. Ormai sperare in risorse pubbliche per le sole Ville Venete è impossibile. Bisogna fare sinergia con le altre grandi realtà nazionali, anche se il patrimonio costituito dalle Ville Venete non ha eguali in Italia. In questo caso penso proprio che l'unione fa la forza e che non sia più possibile sperare che chi fa da sé fa per tre. Certo che la mia presidenza all'Associazione Ville d'Italia rende omaggio alla preminenza che l'Istituto Ville Venete ha avuto nel realizzare questa nuova associazione, pensata nell'interesse di un patrimonio nazionale di cui le Ville Ve nete sono il fiore all'occhiello...». presidente dell'Associazione Ville d'Italia
Non c'è turismo culturale senza servizi
L'ingegnere Luciano Zerbinatì è stato nominato Presidente dell'Associazione Ville d'Italia, nata a Roma per contribuire alla conservazione ed alla valorizzazione del patrimonio culturale formato da ville, castelli e dimore storiche presenti sul territorio nazionale. L'Associazione è stata creata con l'obiettivo di far conoscere questo patrimonio per aiutarne la conservazione, far nascere un turismo culturale e di visita attorno ad esso. Zerbinatì ritiene che la creazione di un'offerta di servizi di interesse sia necessaria per far nascere l'interesse dei visitatori, ma non è sufficiente che i proprietari si diano da fare per questo.
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