LA SOPRINTENDENZA ai beni culturali da il nulla osta ai teloni pubblicitari per il restauro dei monumenti romani. Ma con cri terio. Ponte Rotto nei pressi dell'Isola Tiberina, il palazzo H del Foro Italico i primi due interventi che prenderanno il via nei prossimi mesi. È stato firmato, infatti, il contratto tra la Soprintendenza ai Beni Culturali e Italia Nostra, associazione Onlus, rappresentata prò tempore dalla dottoressa Antonella Caran-dini: il prossimo passo? L'accordo diretto con i singoli sponsor, disposti ad elargire fondi necessari per il restauro dei monumenti. «Ho fatto di necessità virtù, se avessi avuto i finanziamenti non sarei ricorso a questi "mezzucci"», ha commentato con una punta di delusione l'ingegner Luciano Marchetti, direttore generale per il Lazio e Soprintentente per i Beni Architettonici e il Paesaggio, per il Patrimonio storico-artistico ed Etnoantro-pologico di Roma, carica fino a poco tempo fa assunta da Roberto Di Paola. L'ingegner Marchetti, insediato da poco più di tre mesi negli uffici di via di San Michele, parla dei lavori che investiranno Roma nei prossimi mesi e dei progetti già avviati. Ponte Rotto e il Foro Italico ì primi due interventi previsti. Quali altri monumenti verranno ricoperti di teloni pubblicitarf che ne permetteranno il restauro? «San Giacomo in Augusta, la Fontana del Mosè, piazzale Impero, un palazzo di proprietà demaniale in via dei Cerchi, la cancellata di Sant'Agnese in Agone...» Appena arrivato in Soprintendenza lei si dichiarò contrario al ricorso di teloni pubblicitari. «Ho Dreso deeli accordi precisi con Italia Nostra: innanzi tutto la durata del restauro, che deve essere scritta a chiare lettere sul ponteggio. Non sono ammesse proroghe e il contratto viene annullato se per una settimana non si vede nessuno a lavorare sui ponteggi. Inoltre per il restauro delle facciate le norme di sicurezza prevedono un telone bianco, per evitare che martelli o altri oggetti possano cadere dai ponteggi e ferire i passanti. Quindi non vedo perché, su quel telone, non ci debba essere raffigurato uno spot pubblicitario». L'anno passato i finanziamenti della Soprintendenza risalivano a circa 10 milioni di euro l'anno. Per il 2004 a quanto ammonta il budget? «Circa 7-8 milioni di euro. È il fondo ordinario. Oltre a questo, ci sono dei fondi straordinari che di tanto in tanto vengono elargiti ma sui quali non possiamo fare completo affidamento, per questo dobbiamo ricorrere ad altro, come la pubblicità sui ponteggi. Inoltre, il problema non è il restauro, ma la manutenzione: se, ad esempio, costruisco un tetto nuovo ma poi non ho i soldi necessari per cambiare le tegole di volta in volta, dopo alcuni anni sono costretto a restaurarlo o a iniziare tutto daccapo». Ci sono alcune chiese che fanno "acqua da tutte le parti". Quanto occorrerebbe secondo Lei per "tutelare" una città come Roma? Come spenderebbe i fondi? «I soldi non ci sono. Se ne avessi farei una programmazione vera e propria. Per quanto riguarda le chiese, per il momento è un po' come svuotare il mare con il cucchiamo». Viene privilegiata la Sovrintendenza ai Beni Archeologici rispetto alla Soprintendenza ai Beni Culturali, in termini di finanziamenti? «Il fatto è che la Sovrintendenza ai Beni Archeologi si avvale dei soldi che derivano, ad esempio, dai biglietti d'ingresso a Musei e a monumenti come il Colosseo, cosa che invece, nell'ambito della soprintendenza, non accade. Inoltre, bisogna rispondere anche alle "leggi" della pubblicità: nella stessa zona, nella stessa piazza, non possono essere costruiti più ponteggi ed è più facile ottenere un finanziamento per il Colosseo, monumento "famoso", che da lustro alla città. Ma la città non è fatta solo di Colosseo". Pagare il biglietto per entrare in chiesa? «In molte città questo già succede. Penso al duomo di Firenze. Ma pagare il biglietto per entrare in una chiesa è un po' come togliere l'anima stessa a una città. Credo, comunque, che prima o poi si arriverà anche a questo». Un palazzo di proprietà demaniale in via dei Cerchi. In passato un progetto voleva "distrutta", archeologicamente parlando, quella strada. «La città è fatta di strati. Non si può privilegiare questo o quello strato a discapito degli altri. Roma non è rimasta all'epoca imperiale, neanche a quella barocca. Via della Conciliazione, via del Fori Imperiali possono essere "brutte" ma solo secondo il gusto individuale, che non è un criterio oggettivo». Vittorio Sgarbi si dice preoccupato non tanto dei cartelloni pubblicitari sui monumenti, se ne permettono il restauro e dopo pochi mesi vengono tolti, quanto del progetto sull' Ara Pacis... «Ci sono alcune iniziative per le quali preferisco non vedere il progetto ma solo il prodotto finale. Sono a capo di un'amministrazione, innanzi ' tutto. Che a me piaccia o meno è un problema secondario perché quello, al momento del mio arrivo, era un progetto già firmato: a meno che durante i lavori non escano fuori fatti nuovi, verrà concluso».
Roma si restaura con i mezzucci - Via libera ai manifesti anche sui monumenti
La Soprintendenza ai Beni Culturali ha firmato un accordo con Italia Nostra per il restauro dei monumenti romani, ma con un twist: i teloni pubblicitari saranno utilizzati per coprire i ponteggi di lavoro. L'ingegner Luciano Marchetti, direttore generale per il Lazio e Soprintendente per i Beni Architettonici e il Paesaggio, ha espresso delusione per la decisione, affermando che avrebbe preferito ottenere i finanziamenti necessari per il restauro. La Soprintendenza ha un budget ordinario di circa 7-8 milioni di euro per l'anno, ma non può garantire la disponibilità di fondi straordinari.
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