Il Comune corre ai ripari: l'area sarà monitorata L'AQUILA. Un piccolo cuore, dedicato a un tale di nome Emanuele, disegnato con un pennarello di colore verde. È questo l'ultimo scempio compiuto ai danni della Fontana delle 99 Cannelle, uno dei monumenti simbolo della città. L'unico già restaurato. Il "disegnino" è apparso dietro il muro proprio a pochi centimetri da uno dei mascheroni sul quale è stata posta la targa del Fai che ha restaurato il monumento. Un altro atto vandalico, dopo il bidone pieno di olio esausto rovesciato dentro la fontana e dopo l'allagamento della "piazzetta" provocato dall'otturazione delle vasche. A denunciare l'episodio è stato Maurizio Michilli, coordinatore di Rialzati Abruzzo. «Nonostante l'impegno profuso dal Fai, che in tempi rapidissimi ha restaurato il monumento, si continua ad assistere ad atti incivili e vigliacchi. E necessario, allora» ha detto «mettere in atto ogni forma di protezione possibile e noi ci proponiamo in tal senso, esortando l'amministrazione comunale a difendere questa preziosa fontana che rappresenta il simbolo della rinascita della città». «Non sono bravate, ma atti delinquenziali» ha tuonato il sindaco Massimo Cialente, promettendo il pugno duro contro chi verrà pescato a danneggiare quel poco del patrimonio artistico e architettonico rimasto in piedi e quello in via di restauro. «Visto il ripetersi di questi episodi sarà necessario monitorare l'area per proteggere le 99 Cannelle da chi, evidentemente, non ha amore e rispetto per questa nostra città devastata dal terremoto» ha commentato l'assessore alla ricostruzione dei beni culturali Vladimiro Placidi. «Vedremo se installare delle telecamere che, però, per essere davvero utili dovranno essere collegate con polizia e carabinieri. E' sconfortante dover intervenire contro gli atti vandalici in una città dove ogni pietra porta i segni della tragedia che ci ha colpito». Placidi ha poi puntato il dito contro il mancato arrivo dei fondi per il recupero dei monumenti. «Qui tutti scaricano la colpe dei ritardi sul Comune, ma la verità è un'altra. Noi non abbiamo ricevuto neppure un centesimo per i beni culturali. Il Castello, ad esempio, è uno dei cantieri che potrebbe partire e che invece è fermo. Che cosa aspettano a stanziare i fondi per i monumenti? Qui non è arrivato nulla ed, anzi, il ministero dei Beni culturali ha operato all'Aquila gli stessi tagli fatti altrove. Non è stata aperta alcuna specifica linea finanziaria. Così il castello non viene restaurato, per palazzo Ardinghelli si aspettano i soldi promessi dai russi, il Duomo è sventrato e il resto è nelle stesse condizioni. Nelle Marche, subito dopo il sisma, stanziarono fondi consistenti per i monumenti. Qui, dopo 50 decreti e non so più quante ordinanze, siamo al caos. E tutto è fermo, a parte qualche intervento frutto di donazioni. Eppure il Ministero ha un mare di soldi non spesi che potrebbero essere dirottati sull'Aquila. È una questione di volontà politica».