La storia in rovina Il piano per casa Lancellotti L'allarme. Gizzi: non abbiamo risorse né poteri impositivi per salvare il Miglio d'oro Patto Comune-Soprintendenza Appello a De Mita: trovi i soldi Gli eredi frenano: fare chiarezza PORTICI. Una cordata Comune-Stato-Regione per salvare villa Lancellotti e destinarla a finalità pubbliche. L'annuncio ieri pomeriggio al termine di un vertice in Soprintendenza a Napoli tra il sindaco Cuomo, il professor Gregorio Angelini della Direzione regionale del ministero dei Beni Ambientali e il soprintendente di Napoli, Stefano Gizzi. Già questa mattina saranno avviati contatti col vicepresidente della giunta regionale, Giuseppe De Mita, che ha delega anche ai Beni Culturali, per reperire le risorse necessarie a rilevare l'immobile oggetto del crollo della scorsa settimana. Secondo quanto confermato da fonti istituzionali il piano prevederebbe un impegno diretto del Comune e dell'Ente Ville Vesuviane, titolari di un'ipoteca sul palazzo per interventi di salvaguardia effettuati in passato. Dalla Regione potrebbero arrivare le ulteriori risorse necessarie all'acquisto mentre gli oneri per il restauro sarebbero assunti dal ministero. L'obiettivo è quello di destinare a finalità pubbliche la villa e l'annesso parco. Ma su questa idea di progetto pesano due incognite: i sempre maggiori problemi di staticità evidenziati dal palazzo, e la posizione dei proprietari della villa, gli eredi della principessa, che ancora non hanno assunto posizioni ufficiali. La svolta ieri sera al termine di una giornata convulsa che si era aperta con un incontro al Comune tra i legali degli eredi della principessa Natalia Massimo Lancellotti, gli avvocati romani Di Noto e Falovo, e l'Amministrazione. Il primo obiettivo è quello della messa in sicurezza dello stabile. L'ordinanza che impone i lavori è stata notificata ai sette eredi e la proprietà si è resa disponibile a trovare una soluzione al problema: «I nostri assistiti - ha spiegato l'avvocato Di Noto - hanno un legame affettivo con la villa pur non avendoci mai abitato. Al Comune abbiamo spiegato che ci sono una serie di aspetti da chiarire, primo tra tutti quello della titolarità del bene, visto che non c'è stata ancora accettazione dell'eredità. In ogni caso abbiamo ribadito la nostra volontà a collaborare nella ricerca di soluzioni e questo è confermato dal fatto che torneremo a Portici nei prossimi giorni». Smentite dai legali anche le indiscrezioni sulla vendita della villa ad un privato: «Non è stato mai conferito alcun incarico perla vendita - ha spiegato l'avvocato Di Noto - ma alcuni eredi hanno solo dato un mandato esplorativo a un'agenzia del posto, nulla di più». La priorità, intanto, resta la messa in sicurezza. Dagli atti della Soprintendenza spuntano documenti risalenti al 1999 che sollecitavano alla proprietà interventi urgenti di risanamento, fino a una relazione redatta per conto degli eredi da un ingegnere due anni fa per chiedere l'autorizzazione a rimuovere un cornicione che creava pericoli ad un condominio vicino. In quella occasione la Soprintendenza negò il permesso all'abbattimento del cornicione, orinandone la messa in sicurezza attraverso precisi interventi tecnici che, invece, non sono stati mai effettuati, come conferma il soprintendente Gizzi. Che, però, ribadisce che «più che continuare nelle polemiche e nello scaricabarile sulle competenze sarebbe bene unire le forze per trovare rapidamente fondi e metodi di restauro efficaci per poi individuare una destinazione d'uso del bene. Il vero dramma - aggiunge Gizzi - è che quello di villa Lancellotti non è un caso isolato, tra Portici, Ercolano, San Giorgio e Barra abbiamo decine di edifici vincolati, di proprietà privata, che sono in rovina e sui quali non abbiamo poteri impositivi per intervenire né tantomeno risorse disponibili».