Nomi e volti di 120 garibaldini sono quasi del tutto scomparsi. E la vegetazione si è impadronita dei marmi, corrodendoli Sulle loro tombe, al cimitero genovese di Staglieno, grava ormai l'ombra dell'oblio Sono loro gli eroi che hanno fatto l'Italia, i Mille, i garibaldini, gli uomini dalle camicie rosse. Celebrati, ricordati con concerti, conferenze e convegni per il 150 anniversario della nascita dello Stato italiano. Ma sulle loro tombe grava l'ombra dell'oblio. Il Campo dei Mille si trova nel punto più alto del cimitero monumentale di Staglieno, a Genova, ombreggiato dai cipressi. Sulle lapidi i nomi e i volti di 120 garibaldini sono quasi del tutto scomparsi. La vegetazione si è impadronita dei marmi, li ha corrosi e resi spugnosi. Il muschio corre sui dati di una vita, di un episodio, di un eroismo. All'ingresso una grande siepe si è invaghita di una lapide, qui e là le fotografie sono scomparse, i portalumi distrutti, terreni che cedono, marmi che traballano. Non un fiore o una corona o una bandiera rammenta che questo sacrario raccoglie i patrioti che hanno creato una nazione, unificando i territori, la lingua e la cultura. Sul retro della lapidi dominano roseti, sterpaglia e erba. Poco lontano, poi, sfrecciato auto e camion delle autostrade, in alto svetta il ponte-canale dell'acquedotto e in basso il limaccioso torrente Bisano. La grande lapide con i nomi dei Mille è oramai in gran parte illeggibile, annerita. Ancora si riesce ad intravedere qualche identità, ma altre sono quasi del tutto scomparse. La lapide con i nomi dei veterani ancora è leggibile per quasi la metà, l'altra parte è crollata. Se la passano un po' meglio le spoglie di Giuseppe Mazzini, contenute in un tempietto a due colonne, dotata persino di una corona, poco distante da quelle della madre, e di Nino Bixio nel Pantheon. Se nessuno si è ricordato di loro, ecco che proprio in extremis, prima della festa tricolore del 17 marzo, il Comune di Genova è corso ai ripari presentando il rinnovato Campo dei Mille, nel cimitero monumentale di Staglieno con i vialetti ripuliti e gli alberi potati. «I luoghi della memoria del Risorgimento tornano a vivere» ha spiegato l'assessore comunale ai Servizi Cimiteriali, Paolo Veardo. Tra gli illustri ospiti del cimitero Giuseppe Mazzini, Michele Novaro, che musicò l'inno d'Italia, Nino Bixio e persino il cantautore Fabrizio De André. Un intervento, quello del Comune, destinato a durare nel tempo: l'Associazione Alpini si è impegnata a mantenere pulito il Campo dei Mille e il Boschetto, mentre la Soprintendenza e gli studenti di Conservazione Artistica e Storia dell'Arte dell'Università schederanno tutte le opere risorgimentali. Il Rotary Club, in particolare, si prenderà cura del restauro della tomba di Novaro. «Alcune parti di pregio del cimitero - dice l'assessore Veardo - potrebbero inoltre essere restaurate da artisti americani, che hanno dimostrato grande interesse per la necropoli». Nel Paese che affonda la cultura, ecco un'altra occasione persa: il Comitato nazionale per le celebrazioni dell'Unità d'Italia si è scordato del luogo dove riposano i suoi eroi. Da Genova si risponde a questa dimenticanza con una controproposta: il professor Franco Sborgi, direttore del Dipartimento di Italianistica, Romanistica, Arti e Spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia propone di candidare il Cimitero Monumentale a luogo riconosciuto dall'Unesco, al pari dei Palazzi dei Rolli, per rendere più facile accedere ai fondi europei per una sistematica opera di riqualificazione. Già entro l'estate sarà a disposizione il tempietto laico e nel 2012 si procederà a una nuova regolamentazione degli ingressi con un bookshop, un punto per le visite guidate e la separazione dei settori storico-culturali da quelli più prettamente religiosi, grazie a un fondo straordinario di circa un milione di euro. «Nel cimitero storico di Staglieno ci sono oltre un milione di lapidi - ha spiegato Veardo - il cui mantenimento dovrebbe essere a carico delle famiglie dei defunti. Quando non è possibile risalire ai parenti il comune si attiva ma le risorse sono limitate». E l'idea di far pagare un biglietto di ingresso al momento non è una soluzione percorribile, anche se molte comitive di turisti americani visitano regolarmente il più vasto museo europeo della scultura in esterno, con circa 7 mila monumenti funebri, una necropoli marmorea dove trionfa il neoclassicismo, con i suoi quartieri che riflettono la divisione sociale della città ligure. Da tempo, nella penuria di risorse, Comune di Genova, Università e Soprintendenza stanno operando congiuntamente a Staglieno. Una palazzina che ospita il centro di restauro lapideo è stata data in comodato d' uso alla facoltà che tiene qui i suoi corsi e l'Università di Genova è stata la prima ad entrare nell'associazione dei cimiteri monumentali europei. Il progetto per la catalogazione del cimitero è stato promosso dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria, dalla Soprintendenza per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico, dalla Regione Liguria e dal Comune di Genova. La ricognizione e catalogazione di monumenti funerari ed arredi a Staglieno è consistita in una fase preliminare ed in due fasi operative. Fra il 1992 ed il 1993, durante la fase preliminare, sono state analizzate 1.672 sepolture con schedatura di tipo inventariale. La prima fase di catalogazione vera e propria, conclusa nel 2004, ha riguardato 1208 opere scelte con criterio topografico all'interno del cosiddetto Boschetto Irregolare e della Valletta del Pornasso ed è consistita in un'analisi diretta degli oggetti per individuare nuovi campi di catalogazione di oggetti particolari ed in una schedatura di tipo non ministeriale attraverso il software Archea di Elsag con scansione di documenti, immagini, bozzetti, schizzi, vecchie foto, eliocopie di progetti. La seconda fase ha toccato, fra le altre, le opere del cimitero dei protestanti, la galleria delle Edicole ed il Campo dei Mille. «Una città di esseri muti, rigidi - ha scritto lo spagnolo Pio Baroja - di una bianchezza immacolata, si innalza tra i fiori e le fronde del cimitero o nelle deserte gallerie, il cui pavimento ripete il passo del visitatore con paurosa eco». L'Associazione Alpini s'è impegnata a tenerlo pulito, mentre la Soprintendenza, insieme con l'Università, schederà tutte le opere risorgimentali