Giovanni Tassani: la rassegna è stata fino a ieri nel programma dei 150 anni dell'unità d'Italia. Ma non si è svolta, e nessuno ha mai risposto ai curatori Antonella Ambrosioni Il supplemento "Italiani" del Corriere della Sera di domenica 13 marzo portava l'annuncio di una mostra: "La stampa italiana all'estero", una rassegna sui quotidiani italiani dell'emigrazione, dal periodo preunitario al Risorgimento, fino alla Grande Guerra. Era dato anche un numero telefonico: da cui si è ottenuta una risposta generica. La mostra, programmata tra luglio e settembre al Vittoriano, in realtà non si farà più. Una delle tante, è il commento amaro del professor Giovanni Tassani, uno dei garanti nominati per il 150 dell'Unità d'Italia. «Uno dei tanti annunci disattesi dalla disorganizzazione e dalla superficialità mostrata dal governo e dai ministero per i Beni culturali in questo campo». Non è la prima mostra a "saltare" dal programma ufficiale, ci fa capire Tassani. Ed è un peccato perché si trattava di una rassegna originale, che andava a colmare una lacuna e, soprattutto, era a costo moderato rispetto alla tante mostre faraoniche finanziate. «Era una mostra in economia, che vedeva la collaborazione dell'Istituto per la storia del Risorgimento con la Federazione della stampa italiana all'estero (Fusie), senza l'apporto di agenzie di intermediazione che spesso assorbono risorse preziose per supposti fini di miglior "comunicazione"» , spiega lo storico. «Fu proposta oltre un anno fa in sede di Comitato garanti come segno di riconoscenza verso il presidente Carlo Azeglio Ciampi, che nel lasciare la presidenza per motivi di salute, si era raccomandato di ricordare gli italiani all'estero. La Fusie presentò allora un preventivo per centomila euro che. oltre alla mostra al Vittoriano, comportava giornate di studio nelle tre Università romane ed un catalogo illustrato. La mostra venne inserita nel programma ufficiale». Era una rassegna la quale avrebbe testimoniato la presenza di una consolidata stampa italiana lontana dalla madrepatria, a New York, a Montevideo, ma anche a Rio Lo storico: al Comitato per le iniziative delle celebrazioni è stato dato un ruolo solo di facciata e non è stato mai sostenuto» de Janeiro. «Una testimonianza importante se si considera che una stampa quotidiana fatta dai nostri connazionali emigrati si formò già a partire dal periodo preunitario e accompagnò tutto il processo risorgimentale», ci racconta Tassani. Ma è rimasta nel cassetto: «peccato, infatti, che i responsabili del governo non abbiano mai provveduto a rispondere alle ripetute richieste a loro pervenute da parte della Fusie e dei membri del Comitato scientifico nel frattempo costituitosi». Un esempio di superficialità da parte del governo e della maggioranza politica che lo supporta che del resto era percepibile anche dal fatto che il comitato promotore delle iniziative per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia ha sempre avuto più un ruolo di facciata che di sostanza, lamenta lo storico. «Lo dimostra il fatto che quando mori il professor Gianni Talamo, uno dei garanti del comitato, non fu nemmeno sostituito: pensammo a far subentrare Romano Ugolini, direttore dell'Istituto per la Storia del Risorgimento, la figura più indicata e invece tutto rimase com'era». Per quella mostra che ormai si può considerare "decaduta" si era messo in piedi un lavoro capillare realizzato grazie a molte comunità italiane all'estero che erano già state preavvertite. Il progetto, insomma, non decollerà. Morale (triste) della favola è che, allo stato attuale delle cose il Vittoriano sta provvedendo a programmare diversamente l'uso dei propri spazi, mentre il comitato scientifico ha deciso il proprio scioglimento nei prossimi giorni, dopo le celebrazioni ufficiali.