Linchiesta di Giuseppe Caporale sul terremoto del 2009 Sulle cartine appese nelle aule delle scuole non si vede, ma in Abruzzo cè un buco nero. Un vuoto formatosi il 6 aprile 2009, alle 3.32, con il terremoto che ha ucciso 309 persone, trasformato 80 mila abitanti in profughi, polverizzato LAquila e altri 56 comuni. È Il buco nero che dà il titolo al libro di Giuseppe Caporale (Garzanti, pagg. 200, 14,50), che ricostruisce non solo quei giorni apparentemente lontani, spariti dai servizi nei tg, ma anche il prima e il dopo. Quello che si poteva fare per prevenire e quello che non si è fatto poi. Perché Caporale, che ha raccontato su Repubblica le cronache dal sisma, apre i cassetti dei dossier, delle vecchie perizie lasciate a ingiallire. Bussa alla porta del professore di Scienze delle costruzioni che conosce il motivo di ogni crollo, a quella del magistrato che indaga sulla Commissione Grandi Rischi e del sismologo che aveva previsto tutto. Per almeno quattro mesi precedenti al disastro, la terra ha tremato senza che la Protezione Civile approntasse un piano di prevenzione e unevacuazione. «Tutti sapevano», scrive lautore. Tutti sapevano della fragilità degli edifici del centro storico aquilano e dei paesini intorno, delle carenze strutturali della Casa dello studente, dellospedale San Salvatore senza agibilità. Questo prima. Ma il peggio, forse, doveva ancora arrivare. Per buona parte del libro, Caporale fa il punto sulla macchina del dopo catastrofe: le mani sul terremoto. Quella rete "gelatinosa", di appalti irregolari e abusi che vede la Protezione civile come principale, negativa protagonista. LAbruzzo diventa il laboratorio "esemplare" dellItalia degli ultimi anni, dove si sperimentano a tempo di record nuove forme di corruzione e dove lemergenza diventa un lasciapassare per scavalcare etica e leggi. È un sistema che tocca il punto più basso della sua rappresentazione con le risate intercettate del direttore tecnico dellimpresa Opere Pubbliche e Ambiente Spa, Francesco Maria De Vito Piscicelli che, la notte stessa del sisma, ghigna al telefono pensando ai possibili profitti. Accanto allinchiesta, però, Caporale propone anche squarci di umanità. Francesca, che vuole disegnare LAquila come i colleghi architetti e alcuni disegnatori, che scortati dai vigili del fuoco si muovono tra quello che resta con matite e taccuino. E poi il "popolo delle carriole" che, una domenica di febbraio 2010, con i caschetti in testa raccoglie cumuli di macerie da portare via. «Mi venne da piangere, ma non ci riuscii nemmeno quella volta», annota il giornalista, che impronta tutto il suo racconto al rispetto del dolore dei cittadini abruzzesi e al pudore dei propri sentimenti. Secondo il rapporto di Legambiente, LAquila e gli altri 56 comuni saranno liberi dalle rovine nel 2079.