La storia L' esame permetterà di vedere quel che c' è all' interno del corpo. O, come nel caso in questione, sotto le bende Alla Macedonio Melloni endoscopia per l' uomo di Ankhpakhered Tremila anni sulle spalle: e un' entrata in ospedale sotto i flash dei fotografi, tra le riprese delle telecamere di Superquark (che sta preparando un documentario), in mezzo a uno stuolo di giornalisti con il taccuino in mano, alla presenza dell' assessore alla Sanità Luciano Bresciani. Per la mummia egizia di Ankhpakhered è un giorno da star quello di ieri alla clinica materno-infantile Macedonio Melloni. Lo scheletro che la tradizione attribuisce al sacerdote del dio Min (vissuto tra la XXIIXXIII dinastia) è in trasferta a Milano per fare un' endoscopia. È un esame medico che permette - attraverso un tubo ottico munito di microcamere - di vedere quel che c' è all' interno del corpo. O, come nel caso in questione, sotto le bende. Per l' intervento chirurgico l' uomo dell' Antico Egitto arriva alle 11 di mattina dal Museo civico archeologico e paleontologico di Asti. Il pallino del pediatra Luca Bernardo e dello staff che lo accompagna nell' impresa è di svelare i segreti della mummia. Periodo di vita (al di là delle attuali supposizioni), età, lavoro, abitudini, alimentazione, malattie sofferte, cause del decesso. Per riuscirci, già due anni fa, l' équipe del FatebenefratelliMacedonio Melloni effettuò una (archeo) Tac. «Sarà veramente Ankhpakhered colui che riposa nel sarcofago?», è la domanda che rimbalza dal marzo del 2009 ad oggi. Entro duetre mesi il dilemma sarà, con ogni probabilità, definitivamente sciolto. Al lavoro ci sono anche l' archeologa Sabina Malgora e l' esperto in tecniche endoscopiche Michele Vignali. Ed è solo l' inizio: Franco Lodi, docente di Tossicologia forense della Statale, svolgerà i successivi esami tossicologici; Lucio Calcagnile, una cattedra al Centro di datazione e diagnostica all' Università del Salento, si occuperà delle analisi al radio-carbonio; mentre Cristina Cattaneo, il medico legale che si sta occupando anche del caso della giovane Yara Gambirasio, tenterà di ricostruirne il volto. Il pool mira a diventare un punto di riferimento fisso per tutta l' Europa del Sud per simili studi. Per l' endoscopia viene allestita una sala operatoria nei sotterranei della clinica Macedonio Melloni. L' intervento dura quasi tre ore. La stanza, di solito adibita a magazzino, viene disinfettata prima dell' entrata della mummia, il protocollo è simile a quello adottato per i pazienti. Lampade puntate sul lettino con l' uomo di Ankhpakhered, monitor accesi, un endoscopio di ultima generazione manovrato dal ginecologo Michele Vignali, pinze dalle svariate dimensioni pronte a videoispezionare lo scheletro. Vengono prelevati frammenti di bende, ossa, pezzi di legno e corde intrecciate. Le ossa sotto i bendaggi appaiono messe alla rinfusa: i piedi non sono in posizione, ma collocati tra i femori; le mani sono scomposte; nella cassa toracica le costole sono affastellate con denti, ossa della mano e parte di un piede; il bacino è spinto in alto fino alle scapole. Il perché sarà possibile capirlo con certezza solo dopo l' analisi accurata dei reperti (sistemati ieri in barattoli ad hoc). Azzarda Bernardo: «Dai primi riscontri appare poco probabile che la mummia sia davvero del sacerdote del dio Min. Le articolazioni, troppo compromesse, sembrano di un uomo che ha svolto lavori di fatica». Non solo: la mancanza di amuleti e di gioielli è incompatibile con un individuo di rango elevato. Ma al momento sono solo ipotesi. Ancora per poco, però. Simona Ravizza sravizzacorriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA Il volto bendato 3 Le migliaia di anni della mummia arrivata a Milano. Lo scheletro potrebbe appartenere a un sacerdote del dio Min Ravizza Simona Pagina 7