Come se non ci fosse altro cui pensare, in Calabria, ormai da qualche settimana, sta divampando la discussione se sia opportuno o no "donare" i Bronzi di Riace. Se sia utile cioè farne una copia perfettamente uguale agli originali e spedirla "m missione" per il mondo. La richiesta in tal senso, in venta, è vecchia di qualche anno. Furono addirittura il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e la regina del Belgio, Paola Ruffo di Calabria, ad avanzarla a suo tempo ma ancora, nonostante fosse caldeggiata anche dal precedente presidente della Regione Calabria, non se ne è fatto nulla. Ora l'argomento è tornato prepotentemente alla ribalta. Dalla Grecia nchiedono le copie dei due "eroi" (almeno quelle, visto che gli originali sono inamovibili) per mostrarle alle prossime Olimpiadi. Giuseppe Chiaravalloti, l'odierno presidente della giunta regionale, sarebbe d'accordo. Non sono d'accordo soprattutto i Reggini, gelosi di "possedere" nel Museo Nazionale della loro città cotanto splendore. Affermano che la riproduzione delle due statue bronzee e la possibilità che siano ammirate nel mondo, sia pure in versione non originale, possano sminuire in qualche modo il valore, davvero inestimabile, dei due mistenosi reperti. Sono soprattutto convinti che gli originali, attualmente ospiti su un piedistallo antisismico in una sala speciale del Museo Nazionale, opportunamente attrezzata di temperatura e intensità di luce costanti, non attrarrebbero più come prima gli eventuali turisti desiderosi di ammirarli per restare affascinati dalla loro enigmatica perfezione. Nella vicenda si sono pure inseriti, diremmo anche opportunamente, i sindaci della Locride. E' da questo territorio infatti che provengono i Bronzi, scoperti e "pescati" nel 1972 dal sub romano Mariottini, a poca distanza dalla battigia antistante l'abitato di Riace. "Se copia sarà fatta -dicono in sostanza i sindaci del comprensorio Locrideo (e non nascondono il desideno che venga fatta) che " sia ospitata nella nostra zona". Insomma, che i due guerrieri, anche se solo in copia, ritornino là dove sono stati pescati trentuno anni fa. E la richiesta del sindaco di Riace, Cosimo Comito, di Giorgio Imperitura, presidente del comitato dei sindaci della Locride, e Sisinio Zito, presidente della assemblea degli stessi sindaci, appare legittima, oltre che intelligente nella motivazione che l'accompagna: "La Locride è la parte della provincia di Reggio che vanta il più importante patrimonio storico - culturale E1 la zona turistica per eccellenza della provincia. La possibilità di mostrare una copia dei Bronzi ai turisti che visitano la Riviera dei Gelsomini (così è pure chiamata la Locride; ndr.) aiuterebbe a valorizzare ulteriormente una offerta turistica già di per se stessa significativa...". Quotidianamente la polemica sulla convenienza di riprodurre le due statue bronzee si arricchisce di nuovi elementi e si fa sempre più ampia e articolata l'antologia dei pareri e delle opportunità che l'operazione favorirebbe, o impedirebbe. C'è addirittura chi, perdendo di vista che le due statue non possono costituire patrimonio esclusivo di una sola comunità ma appartengono al mondo intero, anche se qualcuno poi dovrà pure custodirle, propone un referendum tra i cittadini di Reggio Calabria per decidere se donarle o no. Nel frattempo comunque si tende a perdere di vista la realtà, ci si arrocca su posizioni sterili e senza sbocchi, molto spesso dettate solo da campanilismo e falso senso dell'arte e del bello, e non si fanno le considerazioni giuste. Da oltre venti anni, dal 1982 in poi, cioè dall'anno della collocazione dei Bronzi nel Museo Nazionale di Reggio Calabria, s'è fatto nulla, o ben pochissima cosa per sfruttare al meglio, soprattutto per fini turistici e di immagine, la loro indiscussa potenzialità. L'attenzione per i Bronzi di Riace è stata notevole qualche anno fa, quando sembrò imminente la loro clonazione. Persmo l'On. Vittorio Sgarbi si offrì allora a clonarli. E' tornata ad essere ai massimi livelli nei giorni scorsi, quando di nuovo si è affacciata alla ribalta la possibilità della loro perfetta riproduzione. Nel frattempo nulla. E l'attenzione, badateci, qualche anno fa come adesso, non è nvolta ad organizzare e produrre finalmente eventi e circostanze che implichino e usino la loro presenza e favoriscano in loro nome l'immagine e la promozione culturale e turistica della Calabria. No. Ancora una volta il dibattito si snoda per altre vie. Si teme piuttosto che la circolazione per il mondo della riproduzione dei Bronzi possa in qualche modo sminuire il prestigio delle due statue originali e scoraggiare notevolmente eventuali viaggi in riva allo Stretto (allo stato, per la verità, assai improbabili) che attualmente costituiscono l'unica possibilità per ammirarle. E si perde di vista che i Bronzi di Riace, non certo per colpa loro, non "tirano" più, se mai hanno tirato come avrebbero dovuto e potuto, da quando sono a Reggio. Vengono a vederli comitive sempre più sparute e distratte di frettolosi e svagati visitatori, qualche patito dell'arte e delle sue più pregevoli manifestazioni e tante scolaresche, disordinate e vocianti che non vedono l'ora di guadagnare l'uscita dal Museo, comprare un souvenir coreano, il gelato da Cesare, e fare ritorno a casa Più di loro, attualmente, possono le imprese calcistiche e gli occhi a mandorla di Nakamura.