Cominciata una nuova, leggendaria, lotta tra Davide e Golia. Monteleone di Spoleto, piccolo comune umbro di sole 680 anime situato nella Valle del Corno, una delle zone più suggestive della Valnerina, reclama dal Metropolitan Museum di New York una biga del VI secolo a.C. La missiva che ribadisce l'appartenenza italiana della biga è stata inviata al colosso delle esposizioni americane il 21 ottobre 2004 da uno studio di Adanta, in Geòrgia, dall'avvocato Tito Mazzetta, originario di quei luoghi da cui proviene il prezioso e conteso cimelio. Il legale chiede, per conto del comune umbro, a Felipe De Montebello, direttore del Museo statunitense, la restituzione del reperto trafugato dall'Italia agli inizi del '900. Venuta alla luce nel febbraio 1902 per merito di un contadino del posto, IsidoroVannozzi, durante i lavori di costruzione di un casale ubicato in località Colle del Capitano, la biga, ritrovata per caso sotto un dosso in un'antica tomba in cui giacevano anche un uomo e una donna insieme ad altri oggetti di corredo, è stata addirittura retrodatata al periodo greco-ionico, datazione condivisa dalla Richter nel catalogo del Metropolitan. Altri archeologi come la Chase ritennero che il carro appartenesse all'epoca etrusca, ed ultimamente il Rijs, nella sua opera "Etruscam Arte", l'ha definita un prodotto etrusco. Costruita in legno di noce e interamente rivestita di bronzo dorato lavorato a sbalzo, fu venduta per pochi soldi dal Vannozzi che doveva rifare il tetto del suo casale. In realtà già l'editto Pacca del 1820 con il successivo regolamento del 1821 disciplinava gli scavi imponendo il diritto di prelazione a favore dello Stato. Con la legge n 286 del 28 giugno 1871, veniva confermata nello Stato italiano da poco costituitosi la vigenza delle norme pre-unitarie sull'intero territorio nazionale e quindi anche dell'editto poco fa nominato, mentre con R.D. 28 marzo 1875 n 2440, si istituiva la Direzione generale degli Scavi e dei Musei. Per andare più avanti nel tempo e giungere all'anno del trafugamento, nel 1903 era vigente una legge (la n242) che poneva sotto l'egida dello stato le esportazioni, regolamentandole. La cessione del contadino Vannozzi non aveva dunque validità giuridica. Quella di Mazzetta, come ha spiegato egli stesso, è stata una vera e propria ingiunzione con cui si chiede al museo di non resistere sulla via del diniego. L'atto di ingiunzione fonda i suoi presupposti, non solo sulla tendenza che si va manifestando in questi anni a restituire i beni ai vari paesi di appartenenza, ma, soprattutto, si radica nella maniera illegale, criminosa, con cui l'avvocato sostiene che la biga sia stata portata oltreoceano. Nel 1903, smontata, divisa in più pezzi e nascosta in diversi barili di cereali, fu condotta prima a Parigi e poi a New York sotto silenzio e senza aver ottenuto la necessaria autorizzazione all'esportazione. Facendo altresì riferimento agli accordi recentemente stipulati tra gli USA ed altri stati, tra cui il Messico in particolare, il legale motiva la sua richiesta con l'unicità, il pregio ed il valore artistico e culturale di cui la biga è depositarla. L'avvocato italiano non si illude trastullandosi in sogni utopici di una facile restituzione, sa già che il Metropolitan ingaggerà la sua battaglia puntando soprattutto a sminuire il valore del reperto e già trapelano diverse indiscrezioni che accennano a come nel riassetto dell'ordinamento museografico la biga, che ora ha un piano tutto per sé, sarà condannata ad essere esposta davanti ad una semplice caffettiera. Ciò che serve, ciò che maggiormente è necessario all'Umbria e all'Italia intera per vincere questa battaglia contro un gigante di fama internazionale e dalle ampie disponibilità finanziarie, è creare un movimento di opinione che sia favorevole al ritorno a casa dell'antico cimelio. Altresì è indispensabile l'appoggio del Ministero degli Affari Esteri e dei Ministeri italiani deputati alla cultura. Speriamo ardentemente che ancora una volta il piccolo Davide la spunti sul gigante Golia.