Molino: con il piano prima casa tuteliamo le esigenze dei fortemarmini Siamo tutti consapevoli che non si può tornare indietro, ma dovevamo dare un segnale politico I frazionamenti? Saranno invisibili dall'esterno. E comunque verranno utilizzati da chi ne ha bisogno «Il nostro è un segnale molto preciso: non continuiamo con le grandi operazioni delle società immobiliari degli scorsi anni, ma privilegiamo i residenti, quelli che delle case hanno davvero bisogno». A pochi giorni dall'approvazione del "Piano complesso d'intervento" (meglio noto come piano prima casa), l'assessore all'urbanistica Michele Molino si sente un po' come lo studente che ha appena portato a casa un bel voto in un compito difficile. Assessore, con questo strumento darete la possibilità ai fortemarmini di costruire, anche tramite cooperative, 75 alloggi come prima casa. Non crede sia una goccia nel mare, vista la pesante emorragia di residenti che si è avuta negli ultimi anni? «Non abbiamo certo l'ambizione di ritornare a quando Forte aveva 10mila abitanti. Piuttosto, volevamo dare un segnale preciso, di attenzione a chi a Forte dei Marmi vive da tempo e, visti i prezzi, ha difficoltà ad acquistare casa. E anche un segnale per una tutela del territorio, per evitare che si costruisca in maniera troppo difforme a quanto fatto nei decenni scorso a Forte. Per questo, fin dal primo giorno, lavorando sul completamento di piano strutturale e regolamento urbanistico». Chi avrà diritto a costruire? «Sono tre i vincoli principali che abbiamo previsto. Innanzitutto bisogna essere residenti a Forte dal 1999, oppure essere stati residenti qua per 15 anni: questo per favorire il rientro di chi si era allontanato. In secondo luogo, non bisogna essere proprietari di altre abitazioni sul territorio nazionale. Infine, chi costruisce si impegna con un "atto unilaterale d'obbligo" a non vendere per 20 anni». Come controllerete i soci delle cooperative che - parlando in generale - possono essere strumenti che si prestano a possibili "abusi"? «Abbiamo previsto che ogni socio della cooperativa sottoscriva l'atto unilaterale, in modo che ogni singola persona è controllabile dal Comune». Non ci sono solo le nuove edificazioni: ci sono anche i famosi frazionamenti... «Innanzitutto io li chiamerei "alloggi aggiuntivi", perché frazionamento dà l'idea di una speculazione immobiliare». Ok, "alloggi aggiuntivi" sia. Ma voi siete finiti nel mirino perché li permettevate anche a Roma Imperiale. «Lì c'è stata strumentalizzazione, anche se il dibattito che è nato è stato interessante. Comunque abbiamo deciso di permettere i frazionamenti nelle "zone invarianti" senza alcuna modifica all'aspetto esterno. Comunque, vorrei dire che il vero rischio Roma Imperiale l'ha già corso...». A cosa si riferisce? Alla legge regionale che permetteva di demolire, costruirire con un aumento del 35 e di dividere. In due anni, per fortuna, abbiamo avuto solo una richiesta. Con il piano prima casa, i frazionamenti saranno fatti da chi ne ha davvero bisogno». Oltre alla questione alloggi, cosa prevede il piano? «Grazie alla perequazione otterremo 120mila mq di terreno da acquisire con obiettivi precisi: il parchegigo scambiatore in via Vico, un grande parco naturale sempre in via Vico e la nuova caserma dei carabinieri». Che tempi prevede per l'apertura dei primi cantieri? «Gli interventi più complessi avranno bisogno di piani attuativi e, quindi, necessiteranno di tempi più lunghi. Ma quelli che possono andare con concessione diretta saranno molto più veloci. Comunque, penso entro fine anno. Da parte nostra, la prossima settimana emaneremo una determina che riserverà un canale specifico dell'ufficio ai cittadini che dovranno presentare documentazione per i lavori previsti dal piano».