Da una decina di anni si è persa la bussola: ci si muove con decisioni rapide, imposte dall'urgenza del momento, senza considerare le conseguenze che avranno sul territorio LUCCA. Lucca? Ha tutte le risorse necessarie per tornare davvero una capitale, ma per fermare il declino e far partire il vero rilancio c'è bisogno di un programma chiaro, di pochi punti, con priorità precise, tempi e obiettivi finali. È un ottimismo condizionato quello del presidente di Italia Nostra, Roberto Mannocci. «Mi pare proprio che da una decina di anni - afferma - si sia persa la bussola. I nostri amministratori erano noti per la ponderatezza nelle decisioni, venivano spesso contestati proprio per questo. Ora vedo una volontà di decisioni rapide, prese sull'urgenza del momento, senza considerare le conseguenze. Una tendenza iniziata con i mandati Fazzi e proseguita dalla giunta da Favilla. Non vedo programmi, solo estemporaneità». Si riferisce a qualche progetto in particolare? «Sono parecchie le decisioni che non paiono inserite in un percorso preordinato. Prendiamo la variante per il recupero dello stadio di Porta Elisa. È spuntata fuori con la proposta degli imprenditori che gestiscono la squadra di calcio. Prima hanno spinto per un intervento di enorme impatto a S. Donato, poi hanno ripiegato sullo stadio di Porta Elisa. Sulla circonvallazione la situazione è del tutto diversa: non solo perché ci sono vincoli paesaggistici e sull'edificio dello stadio, ma soprattutto perché si pensa di portare centro commerciale, albergo, residenza, servizi a due passi dalle Mura, in una zona urbanisticamente satura e già troppo congestionata dal traffico. Si è valutata la sostenibilità di un progetto del genere? Capisco e trovo anche legittime le esigenze degli imprenditori e le positive ricadute nella gestione della squadra, ma la decisione sull'intervento spetta al Comune, nell'interesse di tutti». Ultimamente ci sono state proposte di lieve ridimensionamento del progetto. «Non vengono dall'amministrazione, arrivano dagli investitori. E allora mi chiedo: ma chi la fa l'urbanistica a Lucca? Il mercato? Bene: allora non si facciano i piani regolatori. È un paradosso, ma certo le regole per il territorio non possono essere il frutto di un accordo tra amministrazioni e operatori immobiliari. Ci sono progetti impattanti, sovradimensionati, con iter assai discutibili, avversati: eppure si fa di tutto per farli andare avanti. Per lo stadio è stata semplicemente approvata la variante, ma si dà per scontato che si farà, sebbene non siano state ancora esaminate le osservazioni: sono state già cestinate? Quale rapporto vuole l'amministrazione comunale con i cittadini? Vado avanti: sul parco S. Anna si procede nonostante problemi evidenti, e noto disinvoltura e forzature nell'applicazione di norme. Associazioni e cittadini non vengono ascoltati, le istituzioni sono svilite». Trova estemporaneo anche il progetto per il restauro del mercato del Carmine, atteso da decenni? «L'intervento è necessario e fondamentale per il rilancio dell'intero centro storico. Ma si è fatto il bando per cercare l'operatore che realizzerà il progetto quando ancora non è attuativo quanto il Comune ha deciso si possa fare. C'è tempo per le osservazioni». Associazioni e cittadini vengono mai interpellati e ascoltati sul serio? «Solo con iniziative di facciata o richieste dalle norme. Italia Nostra, come altre associazioni e categorie, è stata ad esempio consultata all'inizio del progetto Piuss, come previsto dall'iter. Dopo il varo del piano di massima non c'è stata più alcuna relazione su come si andava avanti. Partecipazione zero. La sensazione è che manchi un progetto condiviso sul futuro della città, mentre si procede ascoltando interlocutori privilegiati. Ci si muove a vista, invece servono obiettivi chiari, in cui si crede e sui quali poi si va avanti». È inevitabile che la città diventi soltanto una Luccaland per turisti? I dati sulla residenza, scesa sotto le 9mila persone e fatta in gran parte di famiglie composte da un solo membro, anziano, fanno riflettere. «Se si vuole evitare che il centro storico resti soltanto un museo o un parco dei divertimenti è necessario agire subito. Innanzitutto va messa in atto ogni politica che aiuti ad incrementare il ritorno di residenza. Non solo di pochi ricchi, italiani o stranieri, che possono permettersi di acquistare gli appartamenti di lusso che si stanno realizzando. Serve gente giovane, coppie con figli, di ogni ceto sociale. Sono le persone che vi abitano, che lì hanno la loro vita di relazione quotidiana a far vivere una città. Negli anni si sono lasciati uscire dalle Mura un'enormità di uffici pubblici e privati, scuole, funzioni. Anche il Comune ha spostato il centro finanziario a S. Anna. Non si può contare soltanto sul commercio per avere un centro storico vitale. Oggi una persona di Capannori non ha più motivo per venire "in città". Gli uffici sono fuori, magari in luoghi inaccessibili e privi di servizi pubblici come l'Agenzia delle Entrate; i negozi (belli, con ampio parcheggio) si trovano ovunque, le scuole sono quasi tutte in periferia». Per di più, almeno dai commercianti, i parcheggi sono ritenuti insufficienti e distanti dal cuore del centro. «Non è che gli spazi per la sosta non ci siano. Il problema è migliorare il collegamento dai parcheggi con navette che davvero passino ogni 7 minuti, come promesso e come avveniva quando furono istituite dalla giunta Lazzarini. Io sono un fruitore dei parcheggi esterni e prendo la navetta, ma oggi i mezzi della Clap fanno percorsi più lunghi, sono vere e proprie "circolari". I tempi di percorrenza, anche a causa dell'aumento del traffico, sono raddoppiati. Un pessimo servizio. In ogni caso credo che non influisca più di tanto la questione della sosta negli incassi dei negozi: ai commercianti nuoce un centro spopolato e devono premere perché si avviino iniziative per riportare residenti. Devono anche spingere, facendo proposte e dando il loro sostegno, perché dentro le Mura si abbia una vita culturale intensa, con concerti, spettacoli, iniziative non solo per i grandi eventi come il Summer e i Comics, ma in tutti i periodi dell'anno. Possibile che ancora non si abbia un vero programma per attirare turismo di qualità attraverso tutto quello che Puccini e i grandi musicisti lucchesi possono offrire?». Un altro elemento di formidabile attrazione sono le Mura. Si nota un discreto risveglio di attenzione. «Lucca dispone di un monumento di grandissimo richiamo che richiede di operazioni mirate. Non metterei troppe iniziative in cantiere, mi concentrerei sulle priorità. Su tutte la manutenzione, che non può limitarsi solo all'erba degli spalti e alle erbacce che attaccano il paramento. È a disposizione di tutti il dossier di foto di Italia Nostra che testimonia quanti mattoni vengono rubati, soprattutto se sono sconnessi, quante pietre angolari sono state asportate dai parapetti o sono crollate. Servono interventi immediati e quotidiani di stabilizzazione. Ci sono poi le scritte da rimuovere e gli alberi da sostituire secondo precise indicazioni degli storici e dei botanici: sulle Mura si utilizza la stessa specie di pianta per ogni singolo tratto e vanno messi a dimora alberi maestosi, che mantengano il giusto rapporto tra il verde e la parte in mattoni». Servono però anche iniziative per la valorizzazione. «Certamente, ma se i fondi sono pochi, la priorità restano la manutenzione e il recupero di elementi importanti come la Casa del Boia o l'ex Canile. Mi auguro che le operazioni fatte attraverso siti Internet e associazioni portino contribuiti importanti, ma temo che le manifestazioni dovranno autofinanziarsi. Bene comunque tutte le proposte che puntano sul verde, come Murabilia e VerdeMura. Positivo anche lo sforzo per aprire i sotterranei dei baluardi, dove credo però che poco siano conciliabili attività commerciali, anche per l'umidità. I sotterranei si possono invece prestare per concerti e mostre. A me piacerebbe anche un bel gazebo in stile Liberty per creare uno spazio riservato alla musica su un baluardo. Giusto è anche l'obiettivo di far rivivere le casermette, garantendone anche la funzione di servizio per il pubblico. Andrebbero tenute aperte anche la sera. Apprezzo infine il tentativo di preservare gli spalti, ma questo obiettivo deve diventare un punto fisso: i prati delle Mura non si toccano né per i Comics, né per i cartelloni, né per il ciclocross. Punto e basta». Ha qualche ricetta anche per il recupero della periferia devastata dal cemento? «È davvero difficile rispondere. Abbiamo assistito in pochi anni ad una edificazione selvaggia come mai avevamo conosciuto. Il polmone verde intorno alle Mura è sparito, la periferia è periferia. Senza servizi, senza vita sociale, senza poli di aggregazione, senza viabilità, senza aree per la sosta. Si è fatto costruire ovunque, con una bassissima qualità di progettazione e senza preoccuparsi "prima" di portare strade, fogne, acqua, gas e luce. Far diventare ora qualcosa di diverso questi quartieri dormitorio, peraltro più abitati del centro storico, è davvero arduo. Anche negli ultimi mega-interventi, come lo Steccone a S. Concordio, il parco S. Anna o le ex Officine Lenzi non vedo il collegamento tra i progetti di recupero e il resto del quartiere. E tanto meno con la città». Anche lei ritiene non più sostenibili le carenze nella mobilità? La circonvallazione è quella dell'inizio del secolo scorso, la ferrovia risale all'Unità d'Italia. Abbiamo i Tir sotto casa che riempiono i nostri polmoni di quantità industriali di polveri sottili. «Posso aggiungere poco, è una situazione davvero incredibile. Da sempre sosteniamo che occorre una nuova circonvallazione, in particolare nella parte est dove si concentrano i flussi di traffico. Nessuna opera ha mai fatto seguito agli annunci e agli accordi-programma; per contro si è costruito anche nei corridoi per la viabilità lasciati dagli strumenti urbanistici. Cosa si aspetta a intervenire? La carenza di infrastrutture penalizza industria, commercio, turismo, cittadini. Peggio ancora vanno le cose per la linea ferroviaria: inconcepibile che sia ancora a binario unico. Una rete ferroviaria adeguata sarebbe manna anche per le aziende, ridurrebbe i Tir sulle strade e di conseguenza l'inquinamento. Sento che il ministro Matteoli vuol tornare a dare l'ennesimo annuncio. Ho visto i risultati di quelli fatti in precedenza e rilevo che da quando ha avocato all'Anas il progetto per gli assi viari, un anno e mezzo fa, sulla grande viabilità è calato di nuovo l'oblio. A poche settimane dalle elezioni Matteoli si ricorda dei problemi di Lucca. Bene, mi sento rivolgere un appello al ministro: venga se porta fatti, e non parole. E soprattutto venga con il progetto e i soldi in mano per realizzare gli assi viari». Negli anni Novanta è stato consigliere comunale, eletto come indipendente nella lista dell'allora Pci, poi Pds. Spesso le sue idee non convergevano con quelle dei big del partito. Ha lasciato la politica per sua volontà o è stato ritenuto scomodo e messo da parte? «È stata un'esperienza che poi ho ritenuto conclusa. È vero, non sono stato più cercato, ma sinceramente non ero nemmeno tanto interessato a proseguire». LA SCHEDA Architetto e insegnante è presidente di Italia Nostra Senza il recupero di residenza dentro le Mura la trasformazione in museo è inevitabile Roberto Mannocci è architetto dal 1970. Dal 1994 è presidente della sezione di Lucca di Italia Nostra ed è stato consigliere nazionale dell'associazione dal 2006 al 2009. È stato docente presso il liceo artistico e gli istituti d'arte di Pietrasanta e di Lucca. Dal 1981 al 1988 è stato presidente dell'Ordine degli Architetti di Lucca. È stato consigliere comunale di Lucca dal 1990 al 1993. Ha curato e collaborato a progetti, ricerche, mostre, pubblicazioni, riviste e convegni sui temi del restauro, dell'urbanistica e della qualificazione urbana. È curatore del sito www.italianostralucca.org.