Dopo le polemiche Sodano spiega le scelte: ho fatto quadrare i conti Il sindaco risponde alle cinque domande della Gazzetta «Costretti a ridurre il contributo per garantire i servizi» «Il Festivaletteratura per noi è un modello e non ci sarà mai un sindaco contrario». Sodano risponde alle 5 domande che la Gazzetta gli aveva posto pubblicamente all'annuncio del taglio del contributo comunale all'evento culturale principe della città. Il sindaco non fa retromarcia. Critica il Comitato organizzatore per l'attacco ricevuto e ricorda la sua vicinanza, anche familiare, al Festival: suo cognato, Polettini, fa parte del Comitato, la sua ditta sponsorizza la manifestazione, così come la coop presieduta dal fratello. L'appuntamento è nel suo ufficio di via Roma, per sant'Anselmo. Un giorno di festa per chiarire ciò che, dice, «gli sta molto a cuore». Sindaco, crede davvero che gli investimenti in cultura siano «spese voluttuarie» o, addirittura, semplici costi? «Chi era presente alla riunione con le 16 associazioni culturali a palazzo Soardi ha capito male. E riferito altrettanto male. Avevo detto che è il Governo a considerare voluttuarie le spese in cultura e che questo, per me, è sbagliato. Io non considero superflue le spese per la cultura. E aggiungo una cosa». Dica... «Per il bilancio 2011 abbiamo dovuto fare a meno di un'enorme quantità di risorse rispetto al 2010. Visto il gravissimo momento di crisi, abbiamo scelto di non aumentare i costi dei servizi, degli asili, delle case di riposo. Conseguentemente, ci troviamo ad avere meno soldi per la cultura. E ricordo che Napolitano, all'assemblea dei sindaci Anci a Padova, disse che chi parla contro i tagli, per essere credibile deve dire dove andrebbe a recuperare i soldi. Io ritengo il Festivaletteratura importantissimo dal punto di vista culturale e del ritorno economico per la città. Ricordo che noi, nel 2010, gli abbiamo dato 110mila euro; le precedenti giunte solo nel 2009 avevano dato tanto». Non pensa che la situazione potesse essere gestita meglio annunciando, magari, insieme al taglio anche l'impegno a trovare uno sponsor privato per il Festival? «Sono rimasto meravigliato dalla presa di posizione del Comitato organizzatore. Al Soardi avevo fatto un discorso generale con le 16 associazioni che organizzano eventi di qualità e che noi intendevamo privilegiare. Dopo avevamo avviato la strategia degli incontri individuali. A quello dedicato al Festival era venuta una delegazione a cui avevamo prospettato la nostra situazione economica che non ci permetteva di confermare il contributo del 2010. Abbiamo promesso un finanziamento di 60mila euro e di implementarlo con servizi. In più mi ero fatto carico di individuare nuovi sponsor o di incoraggiare i vecchi a dare di più. Purtroppo, sono stato due giorni a Salisburgo e si è creato un polverone che va spazzato via perché il Festival era, è e dovrà rimanere un patrimonio di tutta la città. E' il modello a cui devono ispirarsi tutte le altre associazioni. E non esisterà mai un sindaco contro il Festival». Visto quello che è successo al Festivaletteratura, cosa potrebbe accadere ad altre manifestazioni più deboli o meno capaci di attrarre risorse? «La scommessa della città è come tenere alta l'attività culturale con meno soldi. E qui tutti devono fare la loro parte. Noi vogliamo sostenere le attività più importanti come il Centro Te, l'Orchestra da camera, il Festivaletteratura, Mantova capitale europea dello spettacolo, Segni di Infanzia. L'anno scorso abbiamo speso 1 milione 890mila euro come contributi alle associazioni, un altro milione e 250mila euro per il Centro Te e circa 900mila euro per l'università: quasi 4 milioni e 100mila euro che quest'anno si ridurranno a non più di 2 milioni 100mila euro. E aggiungo che dei soldi dati alle associazioni non esiste una rendicontazione: è ora di finirla perché le associazioni hanno il dovere, nei confronti della città, di dire come hanno utilizzato le risorse pubbliche. Ogni evento culturale deve avere la capacità di camminare con le proprie gambe. Oggi abbiamo meno soldi del 2010, ma l'anno prossimo e nel 2013, in attesa del federalismo municipale che scatterà nel 2014, avremo ancora meno risorse di oggi. Quindi, le iniziative che faremo, Callas compresa, sono finanziate dai privati e il Comune darà piccoli contributi». Lei ha avuto modo di dire ufficialmente che dietro alle polemiche sul Festivaletteratura c'è qualcuno che le ha teso un «trappolone»: chi e perché? «Ho usato quel termine ingenuamente con un giornalista. Nell'incontro con le associazioni, cosa mai fatta prima, avevamo detto che il contributo più alto sarebbe andato al Festival, ricordando anche che in passato non era stato così: nel 2009 a fronte di 110mila euro dati al Festivaletteratura, a quello delle passioni ne erano andati 400mila e a quello del teatro 310mila. Gli incontri individuali successivi erano tesi a stabilire una collaborazione tra Comune e ogni singolo evento. Ci eravamo lasciati che la delegazione del Festival doveva parlarne con tutto il Comitato. Il lunedì mattina, dopo le prime polemiche e sapendo che il Comitato si sarebbe riunito in serata, parlai con Nicolini per dirgli di rivederci per non dividerci. Senza informarci, al pomeriggio hanno emesso quel comunicato durissimo contro di noi che ha girato l'Italia. Nessuno si è comportato così, quindi dovranno chiarire. Comunque, io sono ancora disponibile non solo a dare il contributo di 60mila euro promesso, ma anche a venire incontro al Comitato,e anche agli altri, in termini di servizi. E qualora sia necessario, con l'avanzo vedremo di aumentare il contributo. Inoltre, mi sono impegnato a trovare degli sponsor. Alla fine, sono convinto che il Comune sarà l'ente che darà più soldi di tutti al Festival». Cosa risponde alla preoccupazione espressa dal Comitato del Festival e alle oltre 2mila firme arrivate alla Gazzetta? «Chiedo alla Gazzetta, per il ruolo importante che svolge nella comunità, di aiutare la città a non dividersi su alcune cose che devono necessariamente restare bipartisan come il Festival, patrimonio della città. La Gazzetta deve aiutare la città a riconciliarsi perché non esiste chi è contro e chi è a favore del Festival, che resta il momento più alto delle attività culturali di Mantova. Al primo posto c'è il Festival. Poi, come assessore alla cultura, ho il dovere di garantire la sopravvivenza del resto. Coi tagli abbiamo già vinto una prima scommessa: garantire tutti i servizi alle persone senza aumentare le tariffe. Ora abbiamo l'altra: garantire le attività culturali con meno fondi a disposizione, avendo deciso di mantenere anche i servizi culturali come musei e biblioteche». Lei è diventato presidente del Centro Te impegnandosi a non avere deleghe, ma ancora non c'è l'accordo politico scritto chiesto da Lega e Benedini.... «E non ci sarà, come dice il Pdl. Quello che avevo da dire l'ho detto in aula e sulla Gazzetta, e io ho una sola parola. Il 5 aprile si riunirà il cda per distribuire le deleghe ai consiglieri: io devo fare il sindaco e l'assessore alla cultura, e ne ho abbastanza». Cosa pensa degli attacchi di consiglieri del Pdl all'assessore Benedini? «Se ne occuperanno, martedì, gli stati generali della maggioranza. Abbiamo una sessione dedicata a questo».
Gazzetta di Mantova
19 Marzo 2011
Mantova. Il Festivaletteratura per noi è un modello. Troverò nuovi sponsor
SA
Sandro Mortari
Gazzetta di Mantova
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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Mantova Il nuovo Centro Te pronto entro fine anno.
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