Sono centoventidue, molte di privati che non hanno fondi per restaurarle È allarme dopo il cedimento annunciato della dimora Lauro Lancellotti NAPOLI Contrariamente a quanto si potrebbe credere non è possibile enunciare il principio in base al quale le ville vesuviane meglio conservate siano quelle private. Anzi. Quando la proprietà delle settecentesche dimore borboniche è particolarmente frazionata si arriva in taluni casi a condomini di oltre quindici proprietari difficilmente la manutenzione degli immobili è all'altezza dei loro inquilini passati e della pregevolezza delle soluzioni architettoniche. Ma cerchiamo di effettuare, attraverso i dati messi a disposizione dall'architetto Paolo Romanello, il direttore della Fondazione ente ville vesuviane, una fotografia delle condizioni attuali del patrimonio monumentale, che con il crollo, avvenuto ieri a Portici a Villa Lancellotti, ha subito una dolorosa mutilazione. Ebbene le ville vesuviane in senso stretto sono in tutto 122, distribuite tra la periferia orientale di Napoli e il confine tra Torre del Greco e Torre Annunziata (Santa Maria la Bruna). In dettaglio, se ne contano 11 a San Giovanni a Teduccio, 9 a Barra, 30 a San Giorgio a Cremano, 31 a Portici, 22 a Ercolano e, per finire, 19 a Torre del Greco. Il patrimonio della Fondazione è limitata a villa Campolieto (che ospita peraltro lo Stoà, l'Istituto pdi alta formazione e consulenza alle imprese) e villa Ruggiero. Altre due strutture sono comunque assoggettate al potere gestionale - e non amministrativo della Fondazione guidata dallo storico Giuseppe Galasso, vale a dire la villa delle Ginestre sui Camaldoli di Torre del Greco, affidata in comodato gratuito dall'università Federico II di Napoli, e il parco sul mare della villa Favorita, dato in concessione, cioè verso il pagamento di un canone. La Fondazione non dispone di ingenti risorse. E vive principalmente con i pochi mezzi che riesce a procurarsi con le proprie attività. Ma al di là del patrimonio proprio, l'organismo estende la propria attività all'opera di valorizzazione delle altre ville vesuviane. Per grandi linee si può affermare che circa un quarto delle ex dimore nobiliari non hanno una funzione residenziale. La metà delle rimanenti (circa 45, dunque) sono conservate ottimo stato, grazie alla puntuale manutenzione. Addirittura, villa Giulia, conosciuta anche come villa Degregorio a Barra, è l'unico immobile ad essere tuttora abitato dai discendenti dei proprietari originali. Ma non tutte le ville hanno avuto un destino così lineare. La proprietà è spesso estremamente frazionata. Basti pensare che un centinaio di ville vantano complessivamente più di settecento proprietari. In questi casi i condomini non riescono a concertare gli onerosi interventi necessari. Molti auspicano il risparmio dell'Iva sui lavori di ristrutturazione, anche se nel Sud, dove esistono ancora molta economia sommersa e molta evasione, la portata incentivante degli sgravi fiscali incontrerebbe qualche problema. Da ricordare, per amore della verità, che molte strutture non conservano che rari segni dell'antico splendore. Spesso mantengono solo un portone d'ingresso o la facciata. Quelli che rischiano seriamente di fare la fine di villa Lancellotti sono almeno quattro o cinque. Alcune ville sono di proprietà degli enti locali. Per esempio il Comune di Napoli comprende nel proprio patrimonio ben tre dimore nobiliari, tutte a Barra: villa Nasti, ora Villa Letizia, palazzo Bisognano, villa Salvetti. Due immobili per il Comune di San Giuseppe Vesuviano: villa Bruno e villa Vannucchi. Simbolo del degrado la villa d'Elboeuf a Portici. Tra i vanti della Fondazione l'inversione di tendenza rispetto al 1980. Subito dopo il terremoto l'allora sottosegretario alla Protezione civile Giuseppe Zamberletti ordinò il censimento delle ville. Il 70 per cento delle ville risultò in pieno degrado. Oggi i numeri si sono almeno invertiti.
Ville Vesuviane, emergenza degrado. Altre cinque rischiano di crollare
Riassunto in 200 parole:
La villa Lancellotti a Portici è crollata, causando un allarme per il patrimonio monumentale vesuviano. La Fondazione ente ville vesuviane, guidata da Paolo Romanello, ha 122 ville in suo patrimonio, ma solo due sono di proprietà della Fondazione. Le altre sono in comodato gratuito o concessione. La Fondazione non dispone di risorse ingenti e vive principalmente con le proprie attività. La metà delle ville vesuviane è in buono stato di conservazione, ma molte altre sono state danneggiate dal tempo e dalla mancanza di manutenzione. La proprietà è spesso estremamente frazionata, con più di 700 proprietari per 100 ville. Ciò rende difficile la manutenzione degli immobili.
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